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(22 Ottobre 2010) Enzo Apicella
Continua la rivolta popolare a Terzigno contro l'apertura di una nuova discarica nel Parco del Vesuvio

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Sulla discarica del Cassero. E oltre.

La plastica rappresentazione dell'ipocrisia delle istituzioni borghesi

(2 Agosto 2016)

La Regione Toscana, facendo valere la sua autorità sulla gestione dei rifiuti, ha disposto la riapertura della discarica del Cassero nel comune di Serravalle Pistoiese a partire dal 1 agosto p.v. (La discarica era stata chiusa a seguito del grave incendio sviluppatosi al suo interno il 4 luglio u.s.). Dunque per il presidente Rossi e l’assessora all’ambiente Fratoni non ci sono più motivi validi per una totale sospensione del conferimento dei rifiuti.

Come Partito Comunista dei Lavoratori vogliamo a questo punto intervenire nella vicenda con un mix fra le considerazioni di merito e quelle di carattere più generale.

Tutti sappiamo che lo smaltimento dei rifiuti è una fonte inesauribile di business visto l’enorme giro d’affari che produce e induce.
Da comunisti conseguenti, e in quanto tali marxisti nell’accezione più rivoluzionaria del termine, conosciamo bene come anche le istituzioni locali siano in qualche modo interconnesse con i vari potentati economici.
In base a queste due semplici considerazioni è più facilmente comprensibile la fretta con la quale la Regione Toscana ha disposto la riapertura di quella discarica (nonostante, si badi bene, sia ancora in corso un’indagine della magistratura sulle cause che hanno prodotto quel disastro ambientale). Il patetico quanto formale disappunto del sindaco Mungai, è servito soltanto a cercare di salvare almeno le apparenze e anche la sua dignità. Tentativo peraltro miseramente fallito.

Questa grave vicenda sinteticamente descritta, ci porta a fare una ulteriore considerazione di carattere politico più generale, in quanto racchiude in se tutte le contraddizioni della società capitalistica e la complementare ipocrisia del sistema istituzionale borghese.
Sappiamo bene come fra la struttura economica e la sovrastruttura politica vi sia un legame dialettico, quella interconnessione a cui abbiamo accennato in precedenza; sappiamo anche che, storicamente, in ultima analisi, è sempre la prima che prevale sulla seconda. Ecco che allora la democrazia borghese in tutte le sue espressioni è soggetta, di fatto, alle leggi dell’economia capitalistica.
Alla luce di questa osservazione anche la Costituzione italiana, da molti definita “la più bella del mondo”, presenta una sua contraddizione di fondo che si manifesta e si esplicita in tutta la sua materialità con l’articolo 41: “L'iniziativa economica privata è libera”.
Dal che ne consegue che il capitalismo – in tutte le sue pervasive espressioni – è pienamente integrato nella società civile e dunque ha diritto di operare perseguendo liberamente il suo obiettivo di fondo, cioè la massimizzazione del profitto. La vita reale di tutti i giorni dei lavoratori e dei moderni proletari rende manifesta, in tutta la sua crudezza, la pervasiva violenza che il capitalismo ha diritto di esercitare “legalmente” su di loro individualmente e collettivamente. (A margine possiamo rilevare come la seconda parte dell’articolo 41 ponga dei paletti che nelle intenzioni originarie (forse) avrebbero voluto porre delle condizioni e delle limitazioni; che però, di fatto, in conseguenza di quel rapporto dialettico richiamato in precedenza, sono state in passato – e a maggior ragione lo sono ancor di più oggi – bypassate dal Legislativo e dall’Esecutivo del Parlamento borghese. Quei “paletti” dunque rappresentano inutili orpelli idealistici che tentano di far passare come progressista e socialista una Costituzione fondamentalmente e sostanzialmente borghese).
Dunque, le tanto osannate e glorificate virtù delle democrazie borghesi, nella vita pratica di tutti i giorni, sono garantite soltanto ad una elite sociale minoritaria, essenzialmente parassitaria. Alla grande maggioranza delle persone gli viene garantito il diritto (questo si inalienabile) di farsi abbindolare e sfruttare.

Concludendo. In questo contesto sociale generale, sul piano dell’istituzionalismo borghese, diventa dunque virtuale anche la sbandierata suddivisione dei poteri e, in quell'ambito, lo divengono anche le particolari attribuzioni e prerogative di ogni soggetto istituzionale. Un esempio tipico si può trovare proprio nella dinamica dei fatti che hanno portato alla riapertura della discarica del Cassero. Il Sindaco che, istituzionalmente ha il dovere di garantire la salute nel proprio territorio, non può esercitare tale diritto/dovere perché una istituzione superiore, la Regione (peraltro non soggetta a tale obbligo), glielo impedisce per ragioni di carattere più generale (la natura di tale ragioni è rintracciabile in questa stessa nota).
Siamo alla farsa.
Bisogna spazzare via tutto questo, non c’è niente da salvare. Occorre rifondare la società su altre basi. Solo un Governo dei Lavoratori può iniziare quel percorso e portarlo a compimento.
O socialismo o barbarie.

1 Agosto 2016

Partito Comunista dei Lavoratori – sezione di Pistoia/Prato

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