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I vertici sindacali a rimorchio della reazione

(6 Settembre 2016)

Mentre il governo Renzi e le truppe cammellate istituzional-intellettual-mediatiche al suo servizio continuano l’offensiva per il SI al referendum sulla controriforma costituzionale, appare sempre più evidente il ruolo antioperaio e antidemocratico dei vertici e delle burocrazie sindacali.
La CISL appoggia apertamente il SI. La UIL continua a barcamenarsi (anche se qualche sua struttura territoriale si è espressa per il NO).
Disgustosa è la posizione dei bonzi della CGIL. Mentre Confindustria sostiene apertamente il SI al referendum, costoro non danno una chiara indicazione di votare NO e fanno di tutto per mantenere narcotizzati e agnostici i lavoratori.
In un’intervista al Corriere della Sera, Susanna Camusso ha affermato che fra governo e sindacato “non ci sarà alcuno scambio…. Il direttivo nazionale CGIL ha deciso di non impegnare l’organizzazione nei comitati perché pensiamo che su questo tema è bene che ogni iscritto decida in libertà dopo essersi informato”. E riguardo la mancata raccolta delle firme ha affermato: “La CGIL raccoglie le firme su temi sindacali”.
Che vergogna per un sindacato che nel suo Statuto sostiene di basarsi sui dettati della Costituzione della Repubblica!
In realtà, dietro questa fiera delle ipocrisie, i vertici della CGIL reggono il gioco a Renzi e ai suoi mandanti capitalisti. Nemmeno la FIOM, che pure ha preso posizione per il NO, sta brillando per attività di propaganda e mobilitazione fra gli iscritti e gli operai.
Chi con l’ignavia, chi con il sostegno esplicito, chi col silenzio, i capi di CGIL-CISL e UIL sono in realtà tutti impegnati a tenere bordone al “rottamatore”.
Il loro scopo inconfessabile è cedere sui principi democratico-borghesi per salvaguardare interessi, privilegi e carriere dell’aristocrazia operaia e della burocrazia sindacale, a costo del peggioramento delle condizioni politiche e economiche della massa sfruttata.
Stiamo assistendo ad una vera e propria divisione dei compiti in campo borghese: mentre il governo confindustriale di Renzi si occupa di portare avanti il suo piano di controriforma costituzionale e elettorale, i vertici collaborazionisti dei sindacati si occupano di mantenere passive la classe operaia e le masse lavoratrici, di evitare la loro discesa in campo e cercare così di garantire il successo dei disegni antioperai, antidemocratici e reazionari.
Di fronte ai progetti dell’oligarchia e del suo governo, a quest’ennesimo tradimento dei capi sindacali riformisti, la classe operaia, le masse lavoratrici e popolari possono e devono reagire rompendo gli indugi, negando loro ogni fiducia e passando all’offensiva.
Approviamo nelle assemblee ordini del giorno per il NO.
Costruiamo Comitati unitari nei posti di lavoro e sul territorio, sviluppando l’informazione e la mobilitazione per assicurare la vittoria del NO, rilanciare le lotte e mandare a casa il governo reazionario di Renzi.
Costruiamo lo sciopero generale nazionale a ridosso del referendum, con una grande e combattiva manifestazione finale a Roma.
Il proletariato e le altre masse lavoratrici e popolari potranno sviluppare al meglio la propria lotta contro il capitale, impedire la trasformazione reazionaria e autoritaria dello Stato e della società, e fare passi in avanti nella lotta per la loro emancipazione, solo sbarazzandosi del riformismo e delle altre correnti borghesi, dei capi e burocrati sindacali collaborazionisti e traditori, delle illusioni parlamentaristiche, solo seguendo una prospettiva di veramente di classe, per l’alternativa rivoluzionaria di potere!

Pubblicato su “Scintilla” n. 71, settembre 2016
organo di Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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