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Perché un dossier sul Movimento 5 Stelle?

(25 Settembre 2016)

casaleggio e grillo

Nelle ultime settimane, una buona parte del sistema mediatico italiano ha considerato prioritario concentrarsi sui limiti del Movimento 5 Stelle. Un particolare risalto è stato dato alle vicissitudini della Giunta Raggi, segnalandone con enfasi gli elementi di dilettantismo e le contraddizioni su quello che è un tema principe per la creatura politica di Gianroberto Casaleggio: la trasparenza. Ora, soprattutto in relazione a questo aspetto, va detto che – per quanto triste e squallida possa essere la vicenda legata all’Assessora all’Ambiente – il rilievo che le è stato dato su giornali e tg appare sproporzionato. In un contesto di corruzione e di malcostume diffusi com’è quello italiano, gli aspetti opachi del “caso Muraro” possono richiamare alla memoria decine e decine di storie simili. Certo, qualche stoccata a chi – in assenza d’una progettualità forte – ha fatto di onestà e trasparenza i suoi principali cavalli di battaglia ci stava pure, ma non i servizi televisivi dal carattere marcatamente giudiziario cui sin qui abbiamo assistito. Ora, di fronte a questo accanimento, nella sinistra alternativa e/o di classe si sono registrate prevalentemente due reazioni. La prima è quella di chi ha scelto di non votare per il Movimento alle ultime elezioni amministrative, spesso motivando questa opzione con il vuoto d'idee e con la tendenziale disattenzione dei pentastellati verso le questioni sociali. In questo campo, la forte spinta ad esclamare “ve lo avevo detto io”, pur non priva di legittimità, porta spesso a far proprie le invettive che al Movimento 5 Stelle vengono rivolte dal Corsera o da Repubblica, senza porsi domande circa gli obiettivi perseguiti da questi e da altri organi di stampa. Vi è poi il campo di quelli che – pur rilevandone le contraddizioni – hanno ritenuto tatticamente necessario votare per i pentastellati, al fine di scalfire lo strapotere del Pd. Oggi, essi da un lato sottopongono il Movimento ad una critica serrata e pungente rispetto alla mentalità legalitaria di cui è portatore, dall'altro, sorprendentemente, lo invitano ad attuare il suo programma nella capitale. Dimenticando quanto questo fosse generico e segnato dall'incapacità di trovare soluzioni concrete ai problemi concreti: ad esempio, per superare i meccanismi che hanno portato a Mafia Capitale non vi si propone l'internalizzazione dei servizi essenziali, ma gare d'appalto trasparenti. In sostanza, il dibattito sui 5 Stelle al governo delle città appare nel complesso deludente, segnato com'è dal prevalere dei partiti presi. Che impediscono di capire perché oggi vi è un atteggiamento così ostile verso Raggi e i suoi. Basta il rifiuto delle Olimpiadi a Roma nel 2024 – sinora l'unica scelta positivamente in controtendenza dei nuovi amministratori della capitale – a spiegarlo? Forse non del tutto: lo si capisce leggendo i quotidiani che - quando non difendono espressamente precisi mire speculative (vedi Il Messaggero di Caltagirone) - parlano di "incapacità di gestire le sfide", alludendo a qualcosa che comprende l'evento sportivo in questione ma va oltre. Dal nostro punto di vista, per capire a cosa ci si riferisce non bisogna dimenticare che Roma viene da una fase commissariale che è stata vista da molti come una possibilità per far passare alcuni provvedimenti – tra cui la privatizzazione del grosso delle aziende municipalizzate e partecipate – aggirando totalmente le mediazioni politiche. Rendere più debole una Giunta che, già di suo, ha poca energia e scarsa progettualità, potrebbe essere funzionale a protrarre, in altre forme, la gestione “tecnica” della capitale. I sindaci “democraticamente eletti”, anche quando non brillano per anticonformismo e non si oppongono, in linea di principio, alle privatizzazioni, sono comunque percepiti dal potere economico come un freno a certi disegni, che impongono decisioni rapide ed impopolari, come il taglio dei posti di lavoro e l'ulteriore ridimensionamento dei servizi sociali. In quest'ottica, a Roma, è stato liquidato persino Ignazio Marino, che pure, da primo cittadino, ha partecipato alla strumentale campagna denigratoria nei confronti dei lavoratori di Farmacap, l'Azienda speciale che gestisce le 44 farmacie comunali e varie forme di assistenza alle fasce sociali più deboli. E' quindi in un quadro siffatto che collochiamo l'attuale attacco alla Giunta Raggi ed è per questo che, ad aprire il dossier Il Movimento 5 Stelle a un bivio, trovate uno stimolante contributo di Comidad, sicuramente uno dei più vicini al nostro sentire, al di là dell'uso del termine colonialismo, forse inadatto a descrivere la spinta del capitale interno ed internazionale a incidere sulle vicende politiche capitoline. Peraltro, nello scritto di Comidad si archivia definitivamente la più diffusa pseudo-spiegazione del fatto che simili attacchi non vengono rivolti ad Appendino, liquidando l'argomento relativo al “diverso grado di corruzione ambientale tra” Roma e Torino. Giusto, ma forse bisognerebbe andare oltre, cercando di distinguere il caso romano dal complessivo atteggiamento mediatico verso i pentastellati, in cui non mancano note polemiche – per esempio, sull'autoritarismo di Grillo, sulle gaffes storico-geografiche di Di Maio – ma l'ottica appare diversa. I poteri forti, al di fuori della capitale, non vogliono schiantare i 5 stelle ma testarli, premere su di loro affinché si rendano più duttili e maggiormente utili all'esecuzione dei propri voleri. Sì perché, per il capitale, il Pd è stato , fino ad oggi, la prima opzione politica, ma ciò non ha mai voluto dire l'unica. Poiché i 5 Stelle non sembrano avere posizioni definite su tante questioni – a partire dalle tematiche del lavoro – è possibile che, dopo esserseli “lavorati bene” possano adempiere a certi compiti, nell'eventuale protrarsi o aggravarsi della crisi del Pd.

Dunque, sono queste le ipotesi da cui muove il nuovo dossier, che però darà spazio anche ad interpretazioni molto differenti. Senza limitarsi a “registrare” il dibattito della sinistra alternativa e di classe sul tema, ma riservando alla redazione la possibilità di intervenire ancora ogni volta che sarà necessario.

Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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