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L'ultima vittima

L'ultima vittima

(26 Dicembre 2010) Enzo Apicella

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    (Il nuovo ordine mondiale è guerra)

    USA. Tre protezionismi in lotta fra loro

    (19 Novembre 2016)

    Da rottacomunista.org

    Finalmente, sia pure in una breve nota, Basso sottolinea il legame inscindibile della politica interna USA con quella estera piuttosto che avanzare interpretazioni sociologiche del voto americano. Ciò vale naturalmente non solo per gli USA ma per ogni Stato capitalistico, essendo questi per natura, il prodotto di una lotta delle classi e degli Stati. Altro che "lotta all'establishment". L'indebolimento relativo degli USA prosegue la sua marcia costringendoli ad adattarsi ai nuovi rapporti di forza. Trump è il prodotto di questo processo di adattamento, ribadendo con ciò come la democrazia borghese sia il miglior involucro possibile per il capitalismo.

    Ogni nuovo presidente americano porta con sé nuove aspettative e illusioni che bisogna disperdere al più presto. Questi abbagli non sono così forti e tenaci come quelli che accompagnarono il primo mandato di Obama, ma è preoccupante che settori non indifferenti di lavoratori si attendano da Trump una tregua nelle continue guerre. Ciò deriva dall’incomprensione della natura dell’imperialismo; il capitale finanziario (non solo banche e borse, ma anche grande industria monopolistica), non può vincere in modo “pacifico” con la pura concorrenza, ma deve imporre con la forza alla maggior parte dei paesi le sue decisioni. Pretendere la pace dall’imperialismo è come chiedere alla mafia di rinunciare al pizzo, all’intesa con i politicanti, alla caccia agli appalti, ai traffici illeciti (dalla droga alle opere d’arte, dagli animali esotici agli esseri umani). La logica dell’imperialismo e quella delle organizzazioni malavitose sono fondamentalmente uguali.
    La natura dell’imperialismo non cambia, quale che sia il presidente. Questi è completamente condizionato dalla rete di interessi, che negli USA è più esplicita rispetto all’Europa, perché le lobby sono riconosciute. Si aggiunga il peso degli stati più forti (il Texas è più grande della Francia, la California della Germania), l’immenso potere di Wall Street, dei militari e dei magnati degli armamenti, la rete dello spionaggio interno e internazionale, quella dei signori dei media...
    Il cambio di presidenza serve alla classe dirigente per uscire dall’impasse e sostituire tattiche ormai superate.
    Anche se quasi tutti, a destra e a sinistra, continuano a strimpellare il tormentone della lotta al liberismo, la svolta verso il protezionismo, già iniziata ai tempi dello scoppio della crisi, avanza sempre più.
    Se nell’astrazione scientifica si può isolare l’economia dalla politica e, sull’esempio del “marxismo legale” del periodo zarista, in paesi in cui non si tollerano critiche al regime, si possono pubblicare opere di pura economia, a patto che siano accompagnate da propaganda politica clandestina, dove questa libertà esiste ancora, bisogna mettere in rilievo che la politica è l’espressione mediata della lotta di classe, di scontri d’interesse tra le classi e all’interno di queste. E che la stessa industria ha bisogno della protezione dello stato, soprattutto per i propri investimenti all’estero.
    Ciò che accomuna Obama, Clinton e Trump è l’esigenza di introdurre forme più o meno intense di protezionismo, e questo è il segreto di tante guerre e di tante azioni diplomatiche, anche se non c’è un rapporto meccanico tra economia e politica.
    Il protezionismo di Obama è mascherato: giura sul libero scambio, ma l’interrompe con guerre e sanzioni. La guerra in Ucraina serve a troncare i crescenti rapporti commerciali e politici dell’Europa con la Russia, e a bloccare l’intesa tra Berlino e Mosca, pericolosa per l’egemonia americana. Nella visione di Obama, l’Europa, alla quale s’impedisce di congiungersi col naturale partner moscovita, deve legarsi agli USA tramite il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership). Il diritto internazionale deve essere sostituito da quello americano, e giudici privati nominati dalle multinazionali devono fare strage delle norme nazionali a protezione di lavoratori e consumatori. Così l’analogo patto transpacifico, il TPP (Trans Pacific Partnership), è favorito dalle tensioni create ad arte in Corea e nei mari del Sudest asiatico dagli USA, per escludere la Cina. La guerra siriana, oltre ad impedire la costruzione di un gasdotto iraniano che giunga al Mediterraneo, serve a interrompere la nuova via della seta, che da Pechino porta merci verso l’Europa, serve anche a coinvolgere la Russia e le potenze locali in un conflitto interminabile che dovrebbe esaurire le loro forze e lasciare arbitra la Casa Bianca.
    La Clinton, ultimamente, si è allontanata dal programma di Obama: ha fatto dichiarazioni contro il TPP ed espresso gravi dubbi sul TTIP, rimangiandosi tutte le sue posizioni passate in materia. (1) Con ciò la guerra in Ucraina perde la vecchia motivazione economica, non è più uno strumento per imporre il TTIP, ma è sempre più in funzione dell’accerchiamento della Russia. Il piano della Clinton coincide sempre più con quello di Soros, cioè provocare una “rivoluzione colorata” in Russia. Progetto assai difficile da realizzare e pericolosissimo, che potrebbe sfociare effettivamente in una guerra diretta con Mosca, e questo spiega perché una parte della classe dirigente USA non ha mosso un dito per impedire la sconfitta di Killary.
    Molto più realistico il piano di Trump, basato su una difesa doganale. Il protezionismo riconosciuto come unica salvezza per l’industria americana. Salterebbe anche il Nafta, ma questo non vorrebbe dire la perdita del Messico per industriali e finanzieri americani, perché l’esportazione di capitali verso quel paese continuerebbe e si accrescerebbe, mentre le esportazioni messicane verrebbero indirizzate verso l’America latina o l’Europa. Non sarà necessario costruire il muro verso il Messico, è già stato costruito dal maritino della Clinton (2)
    La protezione diventa esplicita: non c’è più bisogno di trovare difetti di fabbricazione nelle Volkswagen e nelle Toyota, o di scoprire colori velenosi nei giocattoli cinesi per bloccare la concorrenza, perché l’importazione è contingentata o gravate di tariffe doganali.
    La spesa militare USA all’estero dovrà scendere e i paesi protetti dovranno pagare le spese. Le basi di Vicenza e le attrezzature, in Sicilia e altrove, oggi solo in parte a nostre spese, saranno completamente a nostro carico. La protezione militare sarà a noleggio, con truppe almeno in parte mercenarie, tipo Blackwater.
    La NATO sarà ridimensionata, e si trasformerà fondamentalmente in un esattore del pizzo di Washington, già adesso presente sotto forma di acquisto obbligatorio di armi, come gli F 35, utilizzabili soltanto col consenso di Washington, e in guerre offensive, praticamente inutili per la difesa del territorio nazionale. Queste non sono nostre supposizioni, perché le dichiarazioni di Trump, se non sono pura propaganda elettorale, significano proprio questo.
    Ci potrà essere un miglioramento dei rapporti con Mosca, ed è prevedibile una sceneggiata come l’incontro di Kennedy con Krusciov dopo la crisi di Cuba, quando la stampa mondiale inneggiava alla pace, proprio mentre incombeva la guerra in Vietnam. Resterà l’esigenza d’impedire la congiunzione Germania –Russia e Giappone - Russia, quindi qualche periodo di tensione è da mettere in preventivo entro pochi mesi. La pace dell’imperialismo è la continuazione della guerra con altri mezzi. E’ indispensabile chiarire da subito che la politica di Trump fallirà – sempre che il miliardario non venga fatto fuori prima, con la macchina del fango o fisicamente, in un regolamento dei conti della classe dominante USA – perché il protezionismo, se protegge dalle merci estere, scatena una lotta ancor più feroce all’interno del paese, e un’eliminazione ancor più rapida della piccola e media impresa. E Trump perderà il consenso di quelli che lo hanno eletto.
    Questi i progetti, di cui si può avere notizia dalle dichiarazioni esplicite o dalle conseguenze implicite. Ma ci sono prove che si stia andando in quella direzione?
    Vediamo cosa sta succedendo dal giorno delle elezioni:“Dopo la sconfitta di Hillary Clinton negli Stati Uniti, diversi ufficiali jihadisti sono stati assassinati, non soltanto ad Aleppo-Est, ma anche a Idleb e a Rakka, nonché in Iraq. Per il momento, non è chiaro se si tratta di regolamenti di conti tra bande rivali o se l’amministrazione Obama sta cancellando le tracce dei propri crimini, prima dell’investitura di Trump come presidente.”(3) E’ ovvio che la seconda ipotesi è quella corretta. La notizia dell’ordine di Obama di far fuori i dirigenti dell’ISIS è confermata dal Washington Post. (4)
    C’è poi la notizia dell’abbandono a sé stessa dell’Ucraina: L'ex deputato ucraino della Rada, Igor Markov, ha dichiarato che gli agenti segreti degli Stati Uniti sono stati richiamati dall’ Ucraina. Lui ha detto che tutti i membri della CIA e FBI, che sono al momento in Ucraina, saranno trasferiti nella Repubblica Ceca e Romania...Per le forze di sicurezza questo è un chiaro segnale che gli Stati Uniti stanno lasciando l'Ucraina. Rimasti alcuni analisti, tutti gli investigatori se ne sono andati, - ha precisato Markov. (5)
    Il governo americano ha speso molto in Ucraina, per armare i golpisti, ma si è rifatto ben presto trasportando il tesoro aureo ucraino negli USA. Per non accollarsi il gigantesco peso del debito, Washington smobilita, lasciando il paese in miseria. Non è escluso che, per sfuggire alla fame, Kiev debba riavvicinarsi a Mosca.
    Come l’illusionista da circo, Obama non può lasciare alla vista di tutti gli strumenti che gli sono serviti per i trucchi con cui ha ingannato per anni l’opinione pubblica mondiale. Urge preparare la scena, perché lo spettacolo continua. Scartata la lanciatrice di coltelli, toccherà al domatore di pulci.
    L'alternanza tra repubblicani e democratici, maschere diverse dello stesso imperialismo, continuerà inalterata finché non sorgerà un partito dei lavoratori, che non sarà fin dall'inizio, come Minerva uscita dal cervello di Giove, sapiente e rivestito di una solida armatura. Non potrà essere neppure una superfetazione di qualche gruppo o partitino europei, ma sorgerà dalla drammatica situazione del proletariato americano. Quando sorge un partito nuovo di lavoratori, di solito è composto di giovani combattivi, ma spesso privi di una vera formazione politica. I militanti politicamente preparati dovranno lavorare al suo interno per combattere le inevitabili spinte tradunionistiche o verso il cretinismo parlamentare. Solo l'intervento di Marx impedì che la I Internazionale accettasse un programma mazziniano, per non parlare della battaglia di Lenin contro l'economismo e il menscevismo.


    Note
    1) Perché, dopo il Ttip, anche il Tpp è finito su un binario morto", Giancarlo Salemi, Formiche, 17-11- 2016.
    “ll TTIP è fallito. E mo’ chi glielo dice a Cecilia Malmström?”. Da Claudio Messora. Il mio intervento a La Gabbia di mercoledì 4 novembre 2015, andato in onda alle 23.40 circa, sui pericoli del TTIP. 29 agosto 2016.
    2)“Messico, quando nel 1994 il muro lo costruì Clinton”.”In Italia uno degli argomenti più di moda contro Trump – che pure molti difetti caratteriali e molti limiti istituzionali e valoriali sembra avere – è quello legato alla paventata costruzione di un muro ai confini sud degli States”. |Occhi sul mondo, 15/11/2016.
    3) “Urgente: chi, dal 9 novembre, sta assassinando gli ufficiali di al-Qaeda?” Rete Voltaire | 14 novembre 2016.
    4)“Obama directs Pentagon to target al-Qaeda affiliate in Syria, one of the most formidable forces fighting Assad”,The Washington Post.
    5) “Gli USA salutano l’Ucraina”,Giovedì, katehon.com, 17 Novembre, 2016.

    Michele Basso

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