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Que viva Fidel

Que viva Fidel

(23 Ottobre 2012) Enzo Apicella
Fidel appare in pubblico per smentire la propaganda imperialista che lo dava per morto

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(Dalla parte di Cuba)

FIDEL: QUANDO A GIUDICARE SONO I SERVI DELLA DITTATURA DEI MERCATI E DELLE BANCHE

(27 Novembre 2016)

Quello che più colpisce dei commenti sulla morte di Fidel è l’ipocrisia dei giornalisti ( quasi tutti) e dei commentatori politici nostrani che mettono l’accento sulla parola dittatore.

Abituati alla dittatura dei mercati e della politica serva dei banchieri, delle grandi corporation mondiali, abituati a scrivere articoli che corrispondono perfettamente agli interessi dei loro Editori che sono sempre i “padroni del vapore” di cui sopra, i giornalisti occidentali rappresentando esperienze politiche come quella cubana come dittatura, creano non casualmente e artificialmente il negativo che gli consente di presentare se stessi e la società che difendono come il positivo del mondo. Prezzolati e disonesti intellettualmente ci vorrebbero far credere che i pesci volano e che gli uccelli nuotano. I politici poi sono pagati per questo.

Della “dittatura” cubana possiamo giudicare solo noi comunisti, perché solo noi possiamo parlare scevri da pregiudizi classisti, quanto essa sia stata necessaria, quanto essa può aver funzionato, ovvero quanto abbia aiutato a far avanzare la Revolucion o almeno a non farla arretrare in un contesto internazionale difficilissimo, e quanto essa sia stata proletaria, cioè quanto abbia non solo cambiato i rapporti giuridici di proprietà, da privati a statali, ma anche i rapporti di produzione (rovesciamento dei rapporti gerarchici di lavoro e controllo proletario sulla produzione).

Le parole sono segni e come tali hanno due facce, la parola appunto e la cosa concreata che essa rappresenta. Gli ideologi dell’economia di mercato e i giornalisti che ne diffondono il pensiero stravolgono continuamente il significato delle parole per adattarle agli interessi del capitalismo.

Sottrarsi alla cultura capitalista è perciò il primo vero passo verso la libertà di pensiero e questo lo si fa rompendo il gioco delle categorie borghesi: democrazia (liberismo) dittatura (socialismo). Reimpostiamolo questo gioco e giochiamo ad armi pari ( le armi delle realtà), potremo allora discutere di DITTATURA CAPITALISTA e di DITTATURA PER IL SOCIALISMO, o anche se si vuole, guardando da un’altra angolazione, di DEMOCRAZIA LIBERALE E DI DEMOCRAZIA PROLETARIA.

E’ un discorso lungo, serio e complesso che non vogliamo ne possiamo fare ora. Quello che vogliamo dire è che siamo, senza se e senza ma,dalla parte della Rivoluzione Cubana e di Fidel nella lotta dell’isola caraibica contro l’Imperialismo USA. Da Marxisti Rivoluzionari, giudichiamo dai fatti e non dalle parole e nella realtà concreta non c’è la Rivoluzione perfetta ( secondo canoni e percorsi preconfezionati) ma quella necessaria e possibile, che procede tra errori e difficoltà, avanzamenti e arretramenti, ma tiene fermo l’orizzonte del suo cammino, il comunismo.

Fidel sei stato un grande Rivoluzionario, il proletariato di Cuba, dell’America Latina, del Mondo ti onorano.

Associazione Culturale CASA ROSSA

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