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Il Gambia tra dittatura e indifferenza

(1 Dicembre 2016)

C è un confine sottile che separa democrazia e dittatura e diventa ancora più labile quando è qualcun'altro, ad esempio l'ONU, a dover stabilire se la governance interna ad un paese rispetta o meno i diritti dei suoi abitanti. Le condizioni interne di molti paesi, oggi vittime di dittature o di gravi situazioni di instabilità politica causate dalla presenza persistente di bande terroristiche armate, vengono totalmente ignorate dalle organizzazioni internazionali, le quali, in questo modo negano di fatto ai cittadini dei paesi in questione, tutti quei diritti che spetterebbero a chi è perseguitato nella sua nazione per motivi politici e/o religiosi; è il caso del Gambia e dei suoi abitanti, donne, uomini e bambini che negli ultimi anni sempre più spesso vediamo sbarcare stremati sulle nostre coste in cerca di un futuro migliore.

Questo paese fluviale, il più piccolo dell'Africa continentale ha un passato turbolento; già dall'anno mille fu uno dei maggiori teatri della tratta degli schiavi, prima per mano dei mercanti arabi della rotta trans-sahariana, poi dai Portoghesi ed infine per tutto il XVIII secolo il paese fu spettatore dello scontro per il primato commerciale sul fiume Gambia, considerato un punto strategico, tra Inglesi e Francesi, che ebbe come epilogo il " trattato di Parigi " , nel 1783, che consegnò ai Britannici tutti i diritti commerciali.
I mercanti Inglesi trasformarono il paese in una fonte di guadagno inesauribile grazie al commercio di esseri umani, che venivano inviati oltre che in Europa, anche in Nord America e nelle Indie Occidentali. Questa pratica continuò nonostante nel 1807 la corona Inglese avesse bandito in tutto il regno la tratta degli schiavi. Con il passare degli anni gli organi legislativi autonomi del Gambia riuscirono ad ottenere dagli Inglesi una maggiore indipendenza e nel 1901 promulgarono una legge che finalmente abolì totalmente dal paese la compravendita di schiavi. Nei circa tre secoli di attività della tratta transatlantica degli schiavi, furono imprigionati e venduti più di tre milioni di Gambiani, senza poter stabilire con certezza il numero di quelli venduti nei secoli precedenti dai commercianti arabi nella rotta trans-sahariana.

Le richieste di autonomia da parte dei gambiani continuarono incessantemente, ma ci vollero più di sessant'anni per far si che la corona Inglese desse il suo benestare per far svolgere nel paese le prime elezioni a suffragio universale della storia, che consegnarono al Gambia la piena autonomia politica. Il 18 Febbraio 1965 il Gambia conquistó l'indipendenza dall'impero britannico, diventando una monarchia costituzionale all'interno del Commonwealth, mantenendo però come monarca e capo di stato la Regina Elisabetta I, mentre come primo ministro e capo del governo autonomo fu nominato il veterinario gambiano e leader del Partito Popolare Progressista, Sir Dawda Jawara, che pochi anni dopo tramite un referendum che trasformò la monarchia in Repubblica parlamentare, divenne il primo presidente della storia della nazione.
Il popolo gambiano aveva riposto in Jawara delle grandi speranze, sopratutto i contadini e gli abitanti poveri delle città, che vedevano nell'indipendenza un miglioramento delle loro condizioni di vita, condizionati anche dalle promesse stravaganti fatte durante la campagna elettorale. Purtroppo le promesse vennero disattese ed il carattere dispotico, le pratiche di corruzione e i metodi dittatoriali di Jawara vennero alla luce, oltre a rivelarsi ogni giorno di più come uomo al servizio della corona inglese.
Nonostante ciò il presidente riuscì a mantenere la pace sociale all'interno del paese, grazie anche ad una serie di libertà democratiche seppur fantoccio, che il governo concesse alla popolazione, come ad esempio il mantenimento, anche se solo apparente, del multipartitismo, delle elezioni, del referendum ecc...

Nel 1981, mentre Dawda Jawara si trovava a Londra per partecipare ad una cerimonia ufficiale, il leader del consiglio nazionale rivoluzionario Kukoi Samba Sanyang, ex militare convertitosi al marxismo e supportato dalla Libia di Gheddafi prese il potere con un colpo di stato, accusando il presidente Jawara di corruzione, dispotismo e tribalismo, dichiarando poi l'intenzione di instaurare la " dittatura del proletariato " nel paese. Da Londra, Dawda Jawara si appellò quindi al governo amico del Senegal affinché inviasse delle truppe per scongiurare il colpo di stato, cosa che avvenne dopo circa una settimana con un sanguinoso lascito di migliaia di morti tra militari e civili.
Questo evento obbligò Jawara a stringere un'alleanza con il Senegal al fine di ritrovare la stabilità politica interna, tale collaborazione sfociò nella confederazione Senegambiana, che prevedeva l'unificazione degli eserciti, dell'economia e l'introduzione di una moneta comune. Una esperienza che durò solo fino al 1989 quando proprio il governo gambiano decise di separarsi dalla confederazione.
Nonostante i tentativi per mantenere saldo il potere, il colpo di stato dell 1981 aveva segnato l'inizio della fine di Jawara; la corruzione seppur minore rispetto al resto dei paesi Africani e il malcontento generale della popolazione aprirono la strada ad un nuovo colpo di stato. Nel Luglio 1994 le Forze Armate del Consiglio Governativo Provvisorio deposero il presidente Jawara prendendo il controllo del paese e dichiarando illegali tutti i partiti esistenti. Il controllo della nazione finì nelle mani del ventinovenne colonnello Yahya Jammeh.
Il golpe venne giustificato come conseguenza della dilagante corruzione e della mancanza di democrazia sotto Jawara; motivazioni legittime se non fossero state solo di facciata, difatti il colpo di stato in realtà fu soltanto l'insurrezione di una parte dell'esercito insoddisfatta dei loro salari e delle scarse possibilità di carriera.

Sin dall'inizio il governo golpista attuò una serie di misure drastiche come l'introduzione del coprifuoco, la chiusura dei confini e la sospensione della costituzione, oltre alla messa al bando di tutti i partiti politici. Nel 1996 per ben apparire agli occhi dell'opinione pubblica internazionale furono riammesse nel paese le libere elezioni, dove fu rieletto Yahya Jammeh, e ciò avvenne anche nelle seguenti elezioni del 2001 e del 2006. Nonostante il clima di ristabilita democraticità e le opinioni positive degli osservatori stranieri riguardo il corretto svolgimento delle elezioni, sono state evidenti le intimidazioni da parte del governo nei confronti di oppositori politici e media ostili, minacce che nel tempo si sono rivelate veritiere.
Il 10 Aprile del 2000 il paese venne investito da una forte mobilitazione studentesca generata dall'uccisione da parte della polizia di uno studente. Durante la manifestazione alcuni soggetti non identificati iniziarono a sparare sulla folla uccidendo 12 giovani e un giornalista. Sin da subito viene indicato come mandante il presidente Jammeh, il quale prontamente smentì ogni accusa, facendo partire un indagine governativa che individuò alcuni agenti di polizia responsabili degli omicidi, ma nonostante ciò nessuno venne perseguito penalmente.

Nel 2004 furono emesse dal governo due leggi che regolavano la libertà di stampa: una che permetteva l'incarcerazione di tutti i giornalisti che diffamavano il governo, l'altra che obbligava i giornali ad acquistare licenze costosissime per esercitare. Questo scatenò una forte indignazione da parte della popolazione e dei media, fomentate dal direttore del quotidiano The Point, Deyda Hydara, che pubblicamente dichiarò di voler sfidare il governo riguardo questa violazione delle libertà d'espressione. Il 16 Dicembre del 2004 Hydara perse la vita in un attentato mentre era alla guida della sua auto nei pressi di Banjul, in compagnia di due suoi collaboratori che rimasero feriti. Gli esecutori materiali dell'omicidio tutt'ora rimangono sconosciuti, anche se è apparso chiaro sin da subito il coinvolgimento di apparati dello stato. Nel 2006 un altro giornalista, Ebrima Manneh, dopo che aveva provato a passare notizie alla BBC, è misteriosamente scomparso; nonostante il governo neghi ogni responsabilità, molti suoi colleghi hanno testimoniato che Manneh fu prelevato da dei militari prima di scomparire nel nulla. Amnesty International sostiene di avere prove che dimostrano che Manneh è tenuto segretamente prigioniero dal governo gambiano, anche se ci sono forti probabilità che sia stato ucciso. Negli anni molti giornalisti sono stati pesantemente intimiditi e le loro abitazioni date alle fiamme.
Ma il regime di Jammeh non si limita a censurare e intimidire la stampa; nel 2004, quarantaquattro migranti ghanesi che transitavano in Gambia per raggiungere l'Europa,vennero uccisi dalle guardie governative gambiane e i loro corpi abbandonati in una zona boschiva. Nel 2009 il governo sponsorizzò una caccia alle streghe come rappresaglia alla presunta morte della zia del presidente avvenuta, a suo, dire per stregoneria e più di mille gambiani accusati di stregoneria furono uccisi o imprigionati in campi di detenzione ed obbligati a bere "cocktail" a base di veleno.

Sempre il presidente Jammeh, nel 2007 incoraggiò i malati di HIV/AIDS, a non assumere i farmaci retro-virali per sostituirli con infusi di erbe da lui stesso ideati, nella stessa occasione dichiarò di aver inventato anche una cura per aumentare la fertilità delle donne. Questi metodi sono stati inseriti nell'agenda sanitaria governativa, come " programma sanitario alternativo del presidente ".
Anche le persecuzioni nei confronti degli omosessuali sono aumentate esponenzialmente. Lo slogan di Jammeh è " Se lo fai in Gambia, ti taglierò la gola ". Nel paese tutt'ora gli omosessuali sono vittime di intimidazioni, detenzioni arbitrarie, torture e sparizioni, nel 2015 il consigliere per la sicurezza degli USA, esternò la sua preoccupazione per le sorti di due cittadini americani gay scomparsi durante una vacanza in Gambia.
Notizia dello scorso anno invece è la svolta islamica della nazione avvenuta per ordine del presidente, il quale ha precisato che non vi saranno nessun tipo di persecuzione nei confronti di seguaci di altre religioni, non sarà obbligatorio adottare un certo stile di vestiario e non verrà instaurata la shaaria.
Il 2 luglio 2015, Alhagie Ceesay, direttore della radio indipendente " Teranga FM " è stato arrestato dopo che con il suo smartphone aveva condiviso un fotomontaggio che ritraeva il presidente Jammeh con un pistola puntata alla testa. Nonostante i gravi problemi di salute di quest'ultimo che lo hanno portato ad essere ricoverato tre volte in un anno, a Ceesay viene ancora oggi negata la scarcerazione su cauzione.
In tutto questo marasma fatto di uccisioni, torture e persecuzioni, Yahya Jammeh si è dimostrato però sensibile nei confronti dei diritti delle donne, rendendo illegale i matrimoni precoci ( in Gambia il 48% delle ragazze si è sposata sotto i 18 anni ) e le mutilazioni dei genitali femminili, annunciando che gli Imam e le famiglie sorpresi ad effettuare cerimonie o riti di Infibulazione verranno imprigionati e condannati a pene durissime. Nonostante il divieto attuato dal governo, molte associazioni per i diritti delle donne hanno evidenziato che in alcuni villaggi rurali del Gambia tali pratiche persistono tutt'ora a causa di mancanza di controlli o per connivenza delle autorità locali.

Nell'ultimo anno il Gambia sta subendo un'ondata di manifestazioni contro il governo che non tendono a placarsi, nel mese di Aprile cinquanta manifestanti sono stati arrestati, molti dei quali appartenenti al Partito Democratico Unito. Secondo i testimoni, tra gli arrestati era presente anche il leader del PDU, Solo Sandeng. Nonostante il governo abbia smentito più volte di tenere in custodia Sandeng, sia il PDU che Amnesty Internetional sostengono sulla base di testimonianze concrete, che Solo Sandeng sia stato torturato e ucciso dopo l'arresto insieme ad altri due manifestanti, anche loro membri del Partito Democratico Unito.

Sembra quasi un paradosso che nella nazione più piccola di tutta l'Africa, ci sia una feroce dittatura che soffoca ogni dissenso con torture ed uccisioni tra il silenzio e l'indifferenza dei media internazionali, che ha spinto a fuggire centinaia di migliaia di persone da uno stato che conta poco più di due milioni di abitanti. Sembra anche impossibile che ai cittadini di questa nazione, una volta giunti in Italia per sfuggire alla follia di Yahya Jammeh, venga negato lo status di rifugiato politico perchè il Gambia a tutti gli effetti per gli organi internazionali non risulta essere ne un paese in guerra ne una dittatura conclamata. Com'è possibile che i migranti provenienti dal Gambia si debbano trovare nel giro di pochi mesi in condizione di clandestinità, con il pericolo di essere espulsi e riconsegnati nelle mani di uno stato che considera gli oppositori politici carne da macello?! Se le prefetture e le questure di tutta Italia non si presteranno sin da subito ad accettare le richieste di asilo politico dei cittadini gambiani, si renderanno complici delle violenze, delle torture, delle sparizioni e degli omicidi di Yahya Jammeh sulla popolazione del Gambia.

Il primo Dicembre, ci saranno le elezioni presidenziali in Gambia e sicuramente sarà una situazione da tenere sott'occhio visto che Jammeh non ha nessuna intenzione di lasciare il suo ruolo di presidente, a prescindere dal risultato del voto. La situazione è esplosiva e molte micce sono accese da tempo, anche due giorni fa a Banjul c'è stata una grande manifestazione di studenti e lavoratori contro il regime, già ne sono state annunciate altre che proseguiranno fino alla vigilia delle elezioni.
Il popolo Gambiano chiede la libertà dei prigionieri politici, la cacciata del presidente Jammeh ed il ritorno ad una vera democrazia.

LIBERTA' PER IL GAMBIA!

JAMMEH ASSASSINO!

29 Novembre 2016

Sez. PCL Firenze
Niccolò Lombardini

Fonte

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