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La bufala della lapidazione

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(20 Settembre 2010) Enzo Apicella
Il presidente iraniano Ahmadinejad: Sakineh non è mai stata condannata alla lapidazione, il "caso" è una montatura giornalistica del governo USA

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Michael Dixie Dickson, "Bomber Renegade, Un Soldato di Sua Maestà al Servizio dell’Ira"

Milano, Milieu, 2016, pp. 173, € 15,90

(4 Dicembre 2016)

Bomber renegade

Bontà delle edizioni Milieu, continuiamo nella full irish immersion, con le biografie di personalità che hanno costellato la recente storia dell’Irlanda, soprattutto del Nord, a cavallo tra il banditismo sociale e la sovversione politica. Siamo alla seconda uscita sull’argomento per quella che, ad ora, è una trilogia della collana Ombre rosse. Quindi, non è finita qui.
A questo giro, la sortita è anche di tipo multimediale: libro + cd, e le vicende sono quelle di Michael “Dixie” Dickson, nato in Germania da una famiglia originaria del Circondario di Glasgow, Scozia. Padre militare, protestante, e madre cattolica. Da bambino segue gli spostamenti per ragioni di lavoro della famiglia e anche lui si arruola nell’Esercito britannico, tanto da partecipare alla Guerra delle Falkland, o meglio alle operazioni di stabilizzazione che fecero seguito a quel ridicolo, quanto terribile, conflitto. Siamo negli anni Ottanta e Dixie non è direttamente interessato alla politica. Vi si avvicina attraverso la passione calcistica, vale a dire il tifo per il Celtic, la squadra dei cattolici di Glasgow, una tra le più politicizzate al mondo, per il suo appoggio alla causa irlandese, così come alle altre cause d’indipendenza, in particolare della Palestina. Capofila nell’Antifascismo e nell’antirazzismo, la tifoseria del Celtic è, infatti, l’unica a potersi fregiare del gemellaggio con quella dell’altro grande kultclub, il St. Pauli di Amburgo. In curva, Michael sente i cori indipendentisti e vede circolare “An Phoblacht” (“La Repubblica”), periodico del Sinn Féin, oltre ai bollettini e alle fanzines degli irlandesi, e se ne appassiona. È un mezzosangue ma questo non importa: la causa irlandese, come tutte quelle sinceramente indipendentistiche, ha a che vedere con il sentimento di libertà e, magari, come in questo caso, di classe, e non con gli etnicismi e i razzismi. Dickson diviene così militante a tempo pieno, abbandona la divisa di Sua Maestà ma non i precetti militari che vi ha appreso, utili ora alla cospirazione antibritannica, ed entra in una flute marching band, una di quelle bande musicali che accompagnano le marce commemorative e i cortei, con quella coreografia di cui gli irlandesi sono indiscussi maestri. Queste manifestazioni, ovunque si svolgano, sono oggetto di tensione con i protestanti unionisti, qui definiti giustamente fascisti, poiché animati da sentimenti imperialistici di stampo nazionalista, aggressivo e razzista. Tutto ciò in barba a quanto, ancora, accade in Italia, dove, in base al fatto che gli irlandesi fossero cattolici, che avessero la croce celtica nella propria simbologia, un tricolore simile al nostro, e che, secondo il noto auspicio, Dio dovesse stramaledire gli inglesi, l’estrema destra esprime, strumentalmente, sostegno alla causa indipendentista, salvo poi intrattenere rapporti con i fascisti inglesi che considerano gli irlandesi dei cani.
Dopo una prima fase di piazza, l’autore dell’autobiografia entra quindi nell’Ira, vivendo l’ultima fase del conflitto armato, quella che ha portato agli Accordi di pace tuttora in vigore. Si mette a disposizione per compiere un attentato contro le caserme britanniche presenti sul suolo tedesco, tentando così il gioco di sorpresa. L’azione è portata a compimento, nel 1996, ma non fa alcuna vittima e quindi, secondo gli obiettivi militari stabiliti, cioè colpire i soldati britannici, fallisce. Michael Dickson è ormai in clandestinità (Bomber renegade, attentatore clandestino, lo definiscono i titoli dei tabloid), vive tra l’Irlanda del Nord e l’Eire, fa diversi lavori, diventa padre ma, nel 2002, una gitarella a Praga gli è fatale. L’arresto, la detenzione, prima nella Repubblica Ceca e poi in Germania, e, infine, nel 2006, la scarcerazione dopo una campagna sostenuta da varie realtà antifasciste e internazionaliste, con i tifosi del St. Pauli in prima linea, senza quei gesti estremi di protesta carceraria caratteristici dei decenni precedenti: i tempi erano comunque cambiati. Oggi Dickson, ultimo prigioniero Ira scarcerato, è un libero cittadino irlandese, ultrà attivo sul fronte politico e sociale, fiducioso nel Processo di pace e perciò diffidente verso quei tentativi, come Real Ira o Continuity Ira, di rilancio della lotta armata.
Il volume presenta una sostanziosa appendice a cura di Federico De Ambrosis e Niccolò Garufi, Un viaggio lungo la storia dell’Irlanda attraverso le canzoni, con la spiegazione, il testo originale e la traduzione degli 11 brani folk eseguiti da Glasnevin, Conor Kelly e Gary Og, inseriti nel cd allegato.
L’Italia è presente nei ringraziamenti dell’autore e nei proventi del libro che andranno all’Associazione Dax, in ricordo di Davide Cesare, assassinato a Milano dai fascisti, nella notte del 16 marzo 2003.

Silvio Antonini

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