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(15 Agosto 2012) Enzo Apicella

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APPELLO AI SOGGETTI RAPPRESENTATIVI DEL "NO SOCIALE"

(9 Dicembre 2016)

c'è chi dice no

Care compagne e cari compagni,
Mi rivolgo direttamente a chi ha sostenuto, nell’ambito del variegato (e contraddittorio) NO nel referendum, l’idea e la proposta del “NO” sociale.
Nell’analisi del voto risulta evidente che le questioni sociali più drammatiche e urgenti, in particolare quelle legate al lavoro e al welfare, hanno avuto un grande peso nell’esito della consultazione, in particolare nelle regioni meridionali e nelle periferie metropolitane.
Non vi annoio però con considerazioni politico – sociologiche ben conosciute.
I soggetti rappresentativi del “NO” sociale hanno avuto senz’altro un ruolo molto importante come riferimento e punto di aggregazione in questo frangente: sarebbe però sbagliato attribuire soltanto alle pratiche di movimento il risultato ottenuto che si è realizzato per molte vie, in buona parte attribuibili a una sorta di spontanea considerazione delle proprie condizioni date da parte di grandi masse.
E’ innegabile, per contro, che la “massa critica” dei soggetti rappresentativi del “NO”sociale si è irrobustita al punto – presumibilmente – da rappresentare una corposa minoranza se trasferita (certo senza alcuna velleità di automatismo) sul piano politico.
Si tratta, infatti, di affrontare il piano politico che, per molto tempo, è stato messo da parte.
Non è soltanto questione di spazio (questo esiste con margini non indifferenti) ma di necessità di rappresentanza.
La questione della rappresentanza, infatti, è stata l’altro tema – assieme a quello sociale – al centro della vicenda referendaria affiancando la questione direttamente afferenti il merito del dettato costituzionale.
Tre elementi hanno dunque mosso il voto a sinistra (scrivo di sinistra e non di chi si è schierato per il NO pensando a riaprire i giochi nel PD, oppure per recuperare la nozione di centro sinistra che certo non ci appartiene): la questione sociale, quella della rappresentanza politica, quella della democrazia repubblicana.
Proprio in questa fase, anche sul piano internazionale, si evidenzia tutta l’insufficienza di una presunta “modernità” nelle forme della politica, dalla “democrazia del pubblico”, alla biopolitica, alla presunta egemonia del web
Inoltre sarà soltanto dal lavoro teorico in seno ad una soggettività organizzata che si potrà affrontare seriamente il tema delle nuove contraddizioni post – materialiste e del loro intreccio con le contraddizioni già definite principali, formando di conseguenza un “corpus” di disciplina politica adeguato alle necessità dell’oggi.
Le tre questioni, del sociale, della rappresentanza, della democrazia repubblicana, debbono stare assieme, collegate a una precisa opzione di necessità di presenza nel quadro politico di un’opposizione di tipo sistemico, all’interno di un preciso progetto destinato a favorire il dibattito su di una nuova soggettività.
Quello della nuova soggettività è un tema che si agita da molto tempo, almeno dall’indomani delle elezioni politiche del 2013, e che finora è stato declinato da soggetti interni al sistema che pare proprio non riescano a farlo decollare.
Si tratta di provarci perché è necessario non certo per ambizione politicista.
Attorno alle tre questioni che ho citato in precedenza è possibile varare un programma credibile e rilanciare in pieno un nucleo di quadri a dimensione nazionale che risulta già attivo, presente, credibile.
Le priorità, elencate all’ingrosso, che mi sento di indicare sono quelle della pace, dei temi sociali ben presenti nella nostra agenda, della centralità delle assemblee elettive attraverso la ripresa e l’estensione del sistema elettorale proporzionale, la collocazione all’opposizione fuori e dentro le istituzioni.
Tralascio di entrare nel merito delle questioni di carattere organizzativo, delle forme da utilizzare in tempi come questi nell’agire politico: è certo però che sotto quest’aspetto è necessario riflettere su di un’identità comunista adeguata alle esigenze dell’oggi e sulla base delle esperienze accumulate dal movimento operaio e su forme stabili e riconoscibili come quelle tradizionalmente presenti in un partito.
Chi mi conosce sa che su queste problematiche insisto da molto tempo e mi scuso per aver annoiato: certo non le ho riprese soltanto sulla base di un’ingannevole euforia relativa all’esito referendario.
L’ho fatto soltanto perché mi sembra proprio che ci sia urgenza di riaffrontare la questione e che il tempo stringa in maniera molto pressante.
Grazie per la vostra attenzione

Franco Astengo

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