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(26 Ottobre 2012) Enzo Apicella
Una ricerca del ministero della Salute indica che a Taranto le morti per tumori sono nettamente al di sopra della media

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informazioni sul Piano di Assetto del Territorio Intercomunale

(1 Luglio 2005)

Se il compito fondamentale del Piano di Assetto del Territorio Intercomunale dovrà essere quello di stabilire le misure essenziali di salvaguardia delle risorse presenti nel territorio e le regole di trasformazione degli ecosistemi urbani finalizzate alla tutela della salute degli abitanti, all’equità sociale, al ripristino dei fondamentali equilibri ecologici dell’ambiente urbano e alla “crescita” qualitativa, piuttosto che quantitativa, dell’ambiente urbano, altrettanto essenziale è il metodo con cui lo si definisce: serve partecipazione e la costruzione sociale del piano.

Ecologia urbana significa anche partecipazione diretta dei cittadini all’elaborazione di un piano e alla definizione dei programmi di riqualificazione urbana. Garantendo il massimo di trasparenza, di informazione e di partecipazione, occorre uscire dai tecnicismi e dai linguaggi oscuri degli addetti ai lavori, avviando da subito un’ampia campagna di comunicazione e di consultazione sui temi fondamentali che il piano dovrà affrontare e sulla scala delle priorità che dovrà essere utilizzata nel caso in cui – com’è inevitabile – si presentino conflitti d’interesse od opzioni alternative di destinazioni d’uso.

Non è solo un problema di democrazia. Gran parte delle esperienze effettuate nei decenni passati dimostra che difficilmente i programmi sostenibili di trasformazione urbana possono avere successo, se i cittadini non hanno modo d’interagire sin dagli inizi nel processo di pianificazione, divenendone nel tempo i più convinti sostenitori.

Solo belle dichiarazioni d’intenti? No, basta guardarsi in giro per scoprire che altri già lo fanno. Il caso di Prato e di Jesi.

La Provincia di Prato ha affidato nel 2001 all’equipe del prof. Alberto Magnaghi dell’Università di Firenze l’incarico di elaborare il PTC (Piano Territoriale di Coordinamento, equivalente di fatto al PATI della Regione Veneto) che mettesse “in valore le risorse per lo sviluppo locale” e capace “di proporre progetti di territorio socialmente condivisi”, costruito “attraverso la partecipazione strutturata”.

La metodologia partecipativa adottata nelle prime fasi (attivazione di conferenze, riunioni e seminari con rappresentanze sociali e di categoria, il censimento e collaborazione alla progettazione di progetti promossi da attori locali) ha permesso di sviluppare il processo di piano avendo definiti: a) gli attori partecipanti, pubblici e privati; b) le forme contrattuali fra i vari soggetti compartecipanti; c) il ruolo della Provincia nel sistema della sussidiarietà; d) l’attivazione di strumenti tecnici per l’attuazioni dei vari progetti (patti territoriali locali, agenzie di sviluppo, piani integrati di sviluppo locale autosostenibile, ecc.). Un processo partecipativo di piano dalla prima conferenza di programmazione all’adozione del Consiglio della durata di 24 mesi: www.ptc.provincia.prato.it

Scrive l’equipe del Politecnico di Milano guidata dal prof. Calducci, incaricata dell’elaborazione del Piano Strategico del Comune di Jesi: “un processo partecipativo finalizzato alla costruzione delle politiche di sviluppo di una comunità locale deve porsi l’obiettivo di: coinvolgere la comunità locale nella costruzione di una visone di sviluppo (…); utilizzare la conoscenza specifica del territorio da parte degli abitanti e degli attori organizzati (…); contribuire a fare della costruzione del Piano un evento nel quel la società locale sia effettivamente coinvolta nelle sue varie articolazioni”. Una prima fase di indagini preliminari (l’ascolto della società locale tramite interviste collettive, colloqui con testimoni privilegiati, incontri presso le circoscrizioni e le scuole), ha prodotto l’emergere della domanda locale (i tematismi). Ha fatto seguito una fase di interazione strutturata (focus group, tavoli di lavoro, discussioni tematiche strutturate nei quartieri e nelle scuole) che ha permesso la redazione dell’agenda strategica. La fase finale è quella per arrivare alla costruzione di un Piano Strategico, che tracci obiettivi e scenari di sviluppo, attraverso lo svolgimento di tavoli di lavoro su argomenti specifici, incontri tra attori, assemblee aperte www.comune.jesi.an.it/pianostrategico.

Andrea Nicolello Rossi (Legambiente)

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