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Stefano Gugliotta

Stefano Gugliotta

(11 Maggio 2010) Enzo Apicella
Dopo che le tv hanno trasmesso il video di Stefano Gugliotta che viene pestato immotivatamente dalla polizia e poi arrestato per "resistenza a pubblico ufficiale", il capo della polizia Manganelli "dispone una ispezione".

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NEMMENO VENTIQUATTR'ORE
IL SI COBAS ALLA GOGNA
MEDIATICA BORGHESE

(31 Gennaio 2017)

Nemmeno ventiquattr’ore. Non hanno atteso nemmeno l’arco di una giornata – per aspettare che gli elementi a sostegno delle accuse si chiarissero, che la vicenda stessa nella sua interezza assumesse contorni più definiti – e avevano già inchiodato alla gogna mediatica il SI Cobas e il suo coordinatore nazionale, condannato in un baleno a mezzo stampa, reo di essersi indegnamente servito della lotta dei lavoratori come strumento di pressione a fini estorsivi.
Echeggiavano ancora nell’aria le parole degli inquirenti, che senza mezzi termini stigmatizzavano il bieco tentativo di utilizzare la sacralità della «pace sociale» per spremere denaro, e le parti in questa sporca vicenda erano già state definitivamente assegnate: l’azienda vittima del pizzo “sindacale”, le forze dell’ordine solerti nella difesa della pace sociale e due dirigenti del sindacato estremista colti con le mani nel sacco. Peccato però che la faccenda abbia rapidamente assunto ben altre fattezze: il soggetto che nel video, repentemente diffuso urbi et orbi come prova inconfutabile della colpevolezza del coordinatore nazionale del sindacato, non è un esponente della suddetta organizzazione, il cui effettivo dirigente ha dovuto essere invece velocemente scarcerato. Attendiamo adesso che tutta la vicenda, già ampiamente sgonfiatasi dal punto di vista delle responsabilità dell’esponente SI Cobas, si chiarisca ulteriormente. Ma qualche fondamentale considerazione possiamo e dobbiamo esprimerla.
Al di là di ogni sviluppo giudiziario, l’esperienza del SI Cobas non può essere ridotta a fenomeno criminale, a mera manifestazione di propensioni delinquenziali di loschi e marginali ambiti sociali. Tentativo portato avanti, ad ennesimo suo disonore, dalla Cgil in uno squallido comunicato da Parma. Non è parso vero ai burocrati confederali di poter liquidare per via giudiziaria i giustamente temuti concorrenti sul piano sindacale. Non riuscendo a contrastare il SI Cobas sul piano della rivendicazione, della mobilitazione, non riuscendo a contendergli il terreno in settori come la logistica, dove la presenza e la capacità di rappresentanza dei lavoratori da parte della Cgil è ormai una barzelletta (se non peggio), i bravi bonzi sindacali non hanno perso l’occasione per accodarsi frettolosamente alla canea borghese nel linciaggio del sindacato colpevole di troppa combattività. Il SI Cobas è e rimane una delle più valide e interessanti espressioni di organizzazione sindacale che la nostra classe, in questi anni di pesantissimo strapotere padronale, ha saputo manifestare. Questo dato rimane al netto di ogni evoluzione giudiziaria e di ogni eventuale passo falso commesso da singoli dirigenti.
Il SI Cobas, non da oggi, da molto fastidio. Da fastidio ai tutori e ai profittatori di quella «pace sociale» in questi giorni così nobilmente evocata. Una «pace sociale» fatta di selvaggio sfruttamento dei lavoratori, di intimidazioni ai danni dei loro genuini rappresentanti, di lauti profitti per le imprese e di manganellate per gli operai in lotta. A difendere questa idilliaca pacificazione sociale adesso si sono aggiunte le trappole per infangare il sindacalista troppo ben visto dai lavoratori e l’immediata gogna mediatica allestita senza appello da orde di pennivendoli al servizio di questa o quella frazione capitalistica.
La vicenda è grave ma anche carica di significato e di lezioni. Limitiamoci alle più eclatanti. Quando un’organizzazione proletaria si mette di traverso al sacro diritto alla massimizzazione dei profitti, all’insindacabile “flessibilizzazione” della forza-lavoro, la borghesia è pronta a ricorrere ad ogni mezzo, anche il più vile e sudicio. Per quanto riguarda il compito affidato alla “libera” stampa borghese, i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Compreso il fatto che la macchina del fango, così ben foraggiata, ha lavorato con tanta solerzia e rapidità che un po’ di fango comunque rimarrà, a prescindere dagli esiti effettivi che avrà la vicenda. Questo fa parte integrante del più classico copione dell’attacco borghese. Infine, va detto che questa vicenda dovrà essere di insegnamento per il fronte proletario anche sotto un profilo importante e delicato, che non possiamo sottacere nemmeno in questo momento di attacco al SI Cobas. Proprio perché il nostro nemico di classe dispone di un arsenale immenso, letale e pestilenziale, di cui sa disporre con prontezza e massima spregiudicatezza, vanno il più possibile bandite leggerezze e ingenuità che nel percorso dell’organizzazione proletaria possono manifestarsi.

Prospettiva Marxista

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