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L'IMPERIALISMO ITALIANO
TRA IMMIGRAZIONE E COOPERAZIONE

(21 Febbraio 2017)

Editoriale del n. 50 di "Alternativa di Classe"

alfano e collega tunisino

Giovedì 9 il Ministro degli Esteri (o, meglio, il “Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale”, secondo la denominazione adottata in questi ultimi anni), A. Alfano, ha firmato con il collega tunisino K. Jhinaoui una Dichiarazione Congiunta, durante la “Visita di Stato” del Presidente B. C. Essebsi in Italia, rafforzando, così, la cooperazione bilaterale ed il partenariato con il vicino Paese africano, definito “di assoluto interesse strategico”. Questo tipo di accordi rappresenta la nuova frontiera della cosiddetta “cooperazione”, nella quale vengono coinvolti, attraverso fondi di investimento, anche il settore privato e il “non profit”, al fine di “innescare processi di crescita inclusivi”...
Si tratta di un accordo che, attingendo al “Fondo africano”, coinvolge diversi settori: sanità, trasporti, energia, “inclusione finanziaria”, turismo, cultura, sicurezza e, non poteva certo mancare, immigrazione. L'Italia, infatti, impegnando “Paesi amici” (com'è stato per il Niger), e che affacciano prevalentemente sul Mare Mediterraneo (rispetto al quale Alfano non ha mancato di ricordare la “vocazione” italiana), intende delegare ad essi il “lavoro sporco”, che, tradotto, nel linguaggio diplomatico, diviene “contrasto efficace” verso gli “immigrati irregolari”, per poi dedicarsi alla “accoglienza” dei rimanenti, regolamentata dai recentissimi provvedimenti interni adottati.
L'accordo, nel quale il Paese nordafricano si è impegnato a gestire gli “aspetti sociali, economici e giuridici” dell'immigrazione, ha registrato talmente la piena soddisfazione della elite tunisina (Paese dove è al potere un Governo di unità nazionale), che già il giorno dopo il premier Essebsi ha incontrato una delegazione libica, riproponendo un proprio ruolo mediatorio fra le varie fazioni che lì si fronteggiano, all'ombra della “lotta all'ISIS”... All'Italia, infatti, preme sempre molto la “quarta sponda” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IV n. 47 a pag. 5) e, avendo riaperto la propria ambasciata a Tripoli, ora, con il consenso dell'inviato speciale dell'ONU per la Libia, M. Kobler, ha intenzione di aprire anche un consolato (analogo a quello tenuto a Bengasi fino al 2013) proprio a Tobruk, dove imperversa il Generale K. Haftar, oggi legato alla Francia e, soprattutto, alla Russia, ed al quale si vuole pure, in qualche modo, “dare un ruolo”... Anche di questo Gentiloni ha recentemente discusso a Londra con la premier britannica T. May.
Non va dimenticato, infatti, che il “Parlamento di Tobruk”, ancora “in piedi” dal 2014, non ha riconosciuto valido il Memorandum di intesa sulla Cooperazione, firmato solo Giovedì 2 Febbraio da F. M. Serraj (in rappresentanza del Governo di Accordo Nazionale – G.N.A., che gode del riconoscimento ONU) e P. Gentiloni. Esso, a proposito di “immigrazione clandestina”, prevede “la predisposizione dei campi di accoglienza temporanei in Libia... ...omissis... …..in attesa del rimpatrio o del rientro volontario nei Paesi di origine...” dei “migranti”, una barriera su cui l'Italia conta molto, fornendo “supporto tecnico e tecnologico” alla guardia costiera libica, ma anche alla sua “guardia di frontiera”, onde combattere l'immigrazione già nella stessa Libia.
Con il Memorandum, l'Italia, che si propone di utilizzarvi anche finanziamenti UE, “in settori diversi, quali le energie rinnovabili, le infrastrutture, la sanità, i trasporti, lo sviluppo delle risorse umane, l'insegnamento, la formazione del personale e la ricerca scientifica”, vorrebbe promuovere la Libia ad una sorta di tramite privilegiato per i rapporti della UE con gli altri Paesi dell'Africa, da cui proviene l'immigrazione.
La partita che il Governo sta giocando sulla Libia è ritenuta fondamentale dall'imperialismo italiano. L'impegno per accreditare F. Al Serray come premier di tutta la Libia, contro chi la vedrebbe meglio divisa in “aree di influenza” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IV n.44 a pag. 2), è stato, e rimane, grande da parte dell'Italia, cui interessa soprattutto battere ogni concorrenza per il controllo dei derivati petroliferi libici. Da qui l'insistenza a livello internazionale sul proprio ruolo di contenimento dell'immigrazione in Europa, che si renderebbe necessario, utilizzando la “nuova” retorica introdotta da D. Trump, per “sconfiggere il terrorismo”. Senza trascurare un ritorno economico per l'Italia sul piano UE, non conteggiando le spese per la “Operazione Mare Sicuro” dal computo del rapporto debito/PIL.
Va ricordato, infatti, che la “investitura internazionale” del G.N.A. di Serraj da parte dell'ONU è stata sostanziata dalla sua possibilità di fare ricorso alle riserve della Banca Centrale libica, decisione alla quale aveva preso parte per l'Italia proprio P. Gentiloni, nella sua veste di allora di Ministro degli Affari Esteri. Non va dimenticato, inoltre, che proprio il suo ruolo personale nelle prossime scadenze previste sul piano internazionale (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno IV n.48 a pag. 1) è stato alla base della sua scelta come nuovo premier, al posto di M. Renzi.
A completare il quadro, cui sta lavorando il Governo, che continua a chiedere “più condivisione” alla UE, c'è l'anticipazione di un “nuovo modello di accoglienza”: un pacchetto di norme tradotte nel Decreto Legge, varato il 10 dal Consiglio dei Ministri (intitolato “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale”) e presentato a Palazzo Chigi dal Ministro dell'Interno, M. Minniti, e da quello della Giustizia, A. Orlando.
Non a caso, il primo input del provvedimento era stata una Circolare del Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Franco Gabrielli. I famigerati, e tristemente noti, Centri di Identificazione ed Espulsione (C.I.E.), previsti dalla Legge Turco-Napolitano del '98, cambiano nome, diventando “Centri Permanenti per il Rimpatrio” (C.P.R.), saranno in numero maggiore (ne erano ormai rimasti solo quattro...), in pieno accordo con l'A.N.C.I. (l'associazione dei Comuni), ma con una riduzione di posti teorici complessivi da circa 1900 a 1600, anche se in realtà i posti occupati erano diventati ormai poche centinaia. Ne sono previsti, così. in numero di ventuno, uno per regione, e saranno “lontani dai centri urbani”, come i canili.
Il Decreto prevede poi che per le richieste di asilo con risposta negativa continuerà ad essere possibile fare ricorso, ma verrà eliminato un grado di giudizio (questione, peraltro, di dubbia costituzionalità), lasciando solo il ricorso in Cassazione, per rendere più rapido l'iter; per le Commissioni di asilo, poi, verranno assunti n.250 “specialisti” ed in quattordici tribunali saranno aperte nuove sezioni specializzate. Nell'attesa della sentenza di concessione dell'asilo, gli immigrati, una volta inseriti in appositi elenchi, potranno essere utilizzati dai Comuni dell'area in cui si troverà il C.P.R., ma “volontariamente” e gratuitamente, in “lavori di pubblica utilità”.
Sul piano interno pare che il ministro Minniti abbia un piano molto più complesso ed ambizioso, e, se “il buon giorno si vede dal mattino”, si può capire cosa aspetta i nostri fratelli di classe, costretti dalla fame e dalle guerre che gli imperialismi esportano nei loro Paesi, a cercare di poter trovare da vivere altrove. Qualche democratico rimpiange addirittura Alfano agli Interni, anche se le “male lingue” dicono che si trovi meglio agli Esteri, avendo, parrebbe, un parente nel redditizio traffico di immigrati, che ora si dice di volere regolarizzare, eliminando le “irregolarità” in accordo con le elites nordafricane...
Lo stretto rapporto che i Governi di Renzi e Gentiloni stanno costruendo fra immigrazione e cooperazione, utilizzando “l'inventiva italiana” per agire su più fronti, punta innanzi tutto, dopo la stessa recente “riforma” del terzo settore, a legalizzare ogni aspetto della immigrazione, facendo “riemergere” il “sommerso” e riconducendola al business della cooperazione internazionale, sempre nel tentativo di trovare nuovi spazi di espansione per il sistema del profitto. Proprio di questi giorni, fra l'altro, sono alcune sconcertanti risultanze della Commissione parlamentare di indagine sui rifiuti: “Novanta navi affondate (volontariamente? - ndr) nel Mediterraneo (il solito “Mare nostrum” - ndr), molte delle quali probabilmente cariche di rifiuti tossici e veleni vari, traffici di armi e legami con l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del cameramen Miran Hrovatin”, uccisi a Mogadiscio il 20 Marzo '94. I mandanti di tale assassinio pare siano da ricercare in traffici tra militari somali e “cooperazione” italo-somala, durati almeno fino al 2003.
Ad essere colpiti da questi intrecci sono, ancora una volta, i proletari, quelli immigrati, colpiti in modo evidente dalle repressive “nuove regole” del Decreto, e quelli “nostrani”, da cui si traggono le risorse per alimentare i business, pubblici e privati. I legami concreti che si costruiscono con i proletari stranieri che lavorano in Italia vanno estesi anche al sostegno agli immigrati in attesa di permesso di soggiorno (o rimpatrio), oltre che per battere la “guerra tra poveri”, cui puntano le forze borghesi, per costruire sempre più saldi legami internazionalisti, necessari per poter mettere fine al sistema del profitto, che produce morte e sopraffazione.

Alternativa di Classe

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