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8 MARZO : LA RIVINCITA DELLE FERROVIERE.

(6 Marzo 2017)

Quando entrai in ferrovia,
eravamo quasi tutti maschi.
Ho detto maschi, non uomini.
Già, perché molti erano maschi, ma pochi gli uomini degni di questo nome.

Le poche donne ferroviere, per essere prese in considerazione,
dovevano semplicemente, e necessariamente, mascolinizzarsi.
Nel linguaggio, nell'atteggiamento, e persino nell'estetica.

Solo così, rinunciando alla loro femminilità, e acquistando un po' della “dignità” dominante,
potevano svolgere il loro lavoro con un minimo di tranquillità.

Certo non sfuggendo comunque a quel patetico misto di arroganza maschilista,
di battutine misogine e di squallidi tentativi di spicciola corruttela da parte dei cosiddetti “superiori”.

Era dura, per le prime colleghe degli anni '80, essere ferroviere.

Ma poi, col tempo e con gli anni, le colleghe si moltiplicarono, unendo la loro innata dedizione e professionalità alla disponibilità alla lotta per i diritti e contro l'avvio della privatizzazione societaria.

Fino a divenire maggioranza, corpo, immagine e caratteristica delle nuove ferrovie italiane,
eredi della gloriosa storia del trasporto su ferro.

In molte hanno dimostrato di non essere da meno ai loro “superiori” uomini, fino al punto di superarli in conoscenze tecniche ed in capacità operative, di coordinamento e decisionali.

Ma non tutto è andato per il verso giusto, ed auspicabile.
Essere ferroviere non ha significato automaticamente essere umana, migliore o meno vincolata ai meccanismi dello sfruttamento e della produttività schiava della competizione e del mercato.
Alcune (poche, per fortuna!) ex colleghe si sono trasformate in fedeli esecutrici delle direttive aziendali, acquisendo peso e responsabilità nella stessa catena di comando e discriminazione che in tante e tanti avevamo conbattuto.

L'altra faccia di questa dialettica realtà è l'attuale indietreggiamento che vede le ferroviere trasformate (come del resto i ferrovieri!) in “assistenti” di viaggiatori diventati prima “clienti” ed ora “ospiti” da riverire e servire nell'ottica che loro, gli “ospiti”, hanno sempre e comunque ragione.
O peggio in terminali u.s.b., “pupazze” da piazzale o da club, tappezzeria ornamentale, oggettistica supina e disponibile esibita e pronta ad essere usata o maltrattata da clientela pagante ed esigente.

D'altra parte, la “discrezionalità aziendale” contemplata negli ultimi C.C.N.L. ci disarma completamente lasciandoci soli davanti agli ordini più o meno di servizio, facendo pagare il prezzo più alto di questa deriva al soggetto storicamente piu' debole e ricattabile: la donna.

Ma non sarà sempre così.
Le cose cambieranno, come è successo e succederà ancora.
La nostra categoria ha fermato i treni nazisti facendo saltare in aria i ponti;
ha lottato negli anni '70 per il punto unico di contingenza e per lo statuto dei lavoratori, negli anni '80 contro la direttiva privatizzatrice 440 ed il governo Prodi che la “recepiva”.
Ci siamo opposti, in pochi, ai licenziamenti politici delle avanguardie che si battono per la sicurezza.
Abbiamo costruito e reso maggioritari organismi autonomi fuori ed in contestazione al sindacato confederale (COMU-CNPV-COMAD_CAT etc).

Abbiamo combattuto, e vinto anche,
in condizioni più difficile di quelle odierne.

Oggi le ferroviere sono l'ossatura dell'azienda,
anche e soprattutto nell'esercizio quotidiano del servizio.
La mandano avanti, la fanno funzionare sacrificando ad una vita disagiata di turni e di notti in bianco se stesse e le loro famiglie.
Le nostre colleghe fanno viaggiare l'Italia, ma possono anche fermarla!


LE FERROVIERE MERITANO RISPETTO !
LA LOCOMOTIVA STA' di nuovo SCALDANDO I MOTORI!

Pino ferroviere

Fonte

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