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Contro il lavoro domenicale

Resoconto delle assemblee

(11 Luglio 2005)

L’hanno chiamata “la rivolta delle commesse”. Il Comune di Novara con la scusa di essere considerato “Comune turistico”, ha varato una delibera che dà la possibilità di aprire i negozi la domenica, per i mesi di luglio, agosto e settembre. Le proteste delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio si sono fatte sentire subito e con molto rumore.

Il sindacato indice una prima assemblea alla Camera del Lavoro, il lunedì mattina, giorno in cui la maggior parte dei negozi e ipermercati sono chiusi (solo i supermercati e i negozi degli alimentari sono aperti). L’assemblea è molto partecipata, la sala è stracolma, i sindacalisti ammettono che non avevano mai visto tanta partecipazione dei lavoratori del commercio. I lavoratori sono molto preoccupati e arrabbiati. Soprattutto i commessi dei piccoli negozi. Hanno timore di avere problemi con le ferie programmate e di dover lavorare quasi tutte le domeniche del periodo estivo. Non è che i dipendenti dei grossi negozi, supermercati e ipermercati, siano molto felici, anzi, però per loro essendo in tanti a lavorare c’è la possibilità di fare una turnazione, le aziende potrebbero assumere del personale, per le aperture domenicali estive. Non così per le commesse e i commessi dei piccoli negozi, dove anche se il padroncino decide di assumere una persona, comunque rischiano di lavorare la maggior parte delle domeniche.

Tra i lavoratori c’è chi vorrebbe partire subito con le proteste, altri sono un po’ titubanti. Le proposte dei sindacati sono di chiedere un incontro urgente con il Comune, per discutere del ritiro della delibera. Se il Comune rispondesse di no, allora inizierebbero le proteste, in particolare una manifestazione con picchetto di fronte al Comune, per il lunedì successivo. Per le domeniche in cui si dovesse lavorare, il sindacato proclamerebbe lo sciopero. Sullo sciopero molti interventi. Principalmente c’è un po’ di paura a scioperare per timore di ritorsioni da parte dei padroncini. In molti casi il lavoratore è il solo dipendente del negozio, è a stretto contatto col padrone, si sente alla sua mercè, non ha la tutela sui licenziamenti dello Statuto dei Lavoratori, ha paura se sciopera di essere licenziato. I sindacalisti sono comprensivi del problema, dichiarano che se tutte le mediazioni falliscono, non c’è altra alternativa che lo sciopero.

Intanto, però, bisognerebbe discutere con le controparti istituzionali. L’assemblea dibatte anche su come si è arrivati a questa situazione. Intanto nel settore del commercio si lavora già di domenica, nel mese di dicembre prima delle feste natalizie, e in altre domeniche dell’anno programmate in base ad una legge nazionale, la Bersani (dal nome del ministro DS di fine anni ’90), che ha regolamentato la cosa. In tutto c’è la possibilità per i Comuni di permettere l’apertura dei negozi la domenica, fino a circa tre mesi l’anno. La Regione Piemonte (allora retta dal centro destra, lo sottolineano i sindacalisti) ha varato dei regolamenti per considerare alcuni Comuni della regione come “turistici”. Questi comuni avrebbero la possibilità di tenere aperti i negozi la domenica più volte rispetto alla legge Bersani. Il Comune di Bellinzago e quello di Novara (con nulli attributi) hanno acquisito la qualifica di “turistici”. La giunta di Bellinzago ha dato la possibilità di apertura per tutto l’anno. Di questa possibilità ha approfittato, anzi ne è stata la promotrice, il centro commerciale della Bennet. Novara subito dopo ha seguito l’esempio, apertura per tre mesi estivi. Secondo i dirigenti del Comune, sarebbe il centro di Novara a poter approfittare di questa occasione per attirare la clientela che ora si sposterebbe per gli acquisti verso i centri commerciali aperti nella provincia. Di sicuro molto interessato alla cosa è l’Ipercoop, con il Centro Commerciale di San Martino, e gli altri ipermercati di Novara. Molti piccoli negozianti hanno dichiarato che non aderirebbero all’apertura, dichiarando di non essere interessati, per ora, forse. Ma evidentemente spinti dalla concorrenza sarebbero costretti ad aprire per paura di perdere occasioni di vendita che si dirigerebbero altrove.

Tra l’altro i negozi del centro commerciale di San Martino in caso di apertura dell’Ipercoop, avrebbero l’obbligo di aprire anche loro (secondo la convenzione che hanno firmato) altrimenti pagherebbero una penale. L’assemblea continua a dibattere, sull’assurdità a considerare località come Novara o Bellinzago come turistici, soprattutto nel periodo della calura estiva. Dato che nell’assemblea ci sono state alcune titubanze sugli scioperi, i sindacalisti ne approfittano per rimandare la lotta, e far passare l’idea che con riunioni e discussioni si possa ottenere qualcosa. Il picchetto-manifestazione è rimandato al lunedì successivo, con l’invito a coinvolgere gli altri lavoratori e i parenti, anch’essi interessati, se poi saltassero o cambiassero le ferie programmate. In settimana si svolge l’incontro in Comune a Novara con l’assessore, i giornali danno notizia dell’esito. L’assessore non può e non vuole ritirare la delibera della giunta.

Si dice preoccupato (figuriamoci) per i posti di lavoro, cioè di quei lavoratori che sarebbero stati assunti per le domeniche estive. I sindacati non possono per ora che ribadire che solo il ritiro dell’allargamento del lavoro domenicale è la sola richiesta. Si dovrà ancora discutere, nei prossimi giorni. Si concorda quindi uno slittamento di 15 giorni delle aperture, ma il sindacato si dovrà impegnare a non organizzare nessuna protesta in piazza per quel periodo. Il picchetto è quindi abolito. Si arriva all’assemblea del lunedì. Anche questa volta molto affollata, forse più della prima. Parlano i sindacalisti, dell’esito dell’incontro in Comune. Lo slittamento di 15 giorni intanto non è l’abolizione di 2 domeniche ma il protrarre della delibera fino alla metà di ottobre. Proteste e risatine tra i presenti. Intanto però l’assessore ha incassato l’abolizione di qualsiasi protesta di pressione efficace. Visto che non si può ne manifestare ne scioperare (come da accordo), non resta ai sindacalisti che prospettare altre riunioni con le istituzioni.

Questa volta con il Comune di Bellinzago, e con la Provincia di Novara. Su quest' ultimo organismo, mettono subito le mani avanti (forse perché ora è retta dal centro sinistra?), non potrebbe fare molto, visto che sulla questione delle attribuzioni a Comune turistico, si fa riferimento ad una legge regionale. Allora perché si continua a discutere? Cosa si vuol ottenere con questi incontri? Per ora i sindacalisti si tengono sul vago. Perché i lavoratori vogliono non lavorare le domeniche quest’estate, punto e basta. Anche se titubanti, un po’ impauriti, inesperti di lotte, comunque si oppongono.

Tra le righe degli interventi sindacali però si intuisce qualcosa. Un intervento: “bisogna battersi per diminuire l’impatto del lavoro domenicale”. Insomma attenuare, non respingere. Altri rimarcano il fatto che, molti servizi la domenica non funzionano. Forse dovrebbero essere aperti gli asili, potenziati i trasporti? Aperti banche, poste e tutti gli altri servizi? Questo attenuerebbe l’impatto del lavoro domenicale per i commessi del commercio? E condannerebbe a lavorare la domenica altri lavoratori che ora ne sono esenti. Per ora non si osa essere troppo chiari sulle proposte di mediazione. Avanti quindi con altri incontri, minacciando manifestazioni e scioperi (solo minacciando) e chiedendo all’assemblea se si è disposti a scioperare. La stragrande maggioranza dei presenti alza la mano, si dichiarano disposti a lottare.

L’assemblea si chiude dandosi appuntamento al prossimo lunedì. La domenica successiva i negozi e i supermercati di Novara sono aperti, si lavora, era già previsto dalla normativa Bersani. Nell’assemblea non se ne è discusso di questa assurdità. Mentre ci si batte contro l’allargamento delle aperture, si poteva almeno contestare per rappresaglia quella già programmata, la prima domenica di luglio. Proprio perché già prevista, contestarla, scioperare subito, non avrebbe almeno accelerato le trattative della vertenza? Ma c’era un accordo di tregua tra sindacati e assessore. Una tregua in uno scontro sindacale può servire ai lavoratori se c’è uno spiraglio nella trattativa o per risparmiare le forse, ma qui non si è neanche cominciato e gli incontri si rivelano infruttuosi, senza spiragli. Il lunedì mattina all’assemblea prevista, i lavoratori presenti sono la metà della volta precedente. I sindacalisti e molti lavoratori si interrogano sul perché di questo calo di affluenza. Stanchi della lotta non possono essere perché non hanno neanche cominciato. Fino ad ora si è solo discusso. Certo il giorno prima hanno lavorato, il lunedì mattina sono per molti le sole ore di riposo della settimana, ci sono commissioni da fare, pulizie della casa, riposo prima di riprendere, nel pomeriggio, il lavoro. Ma è più probabile che ci sia anche una prima sfiducia nel modo in cui i sindacati stanno portando avanti la vertenza.

Dopo mezz’ora di attesa dell’arrivo di altri partecipanti, si apre l’assemblea con il resoconto degli incontri della settimana passata. La prima con il sindaco di Bellinzago, che non ha portato ad un nulla di fatto. Ovviamente non intende ritirare la delibera sul lavoro domenicale, che avrebbe portato nuovi posti di lavoro al centro commerciale Bennet, l’unica o quasi struttura commerciale che sfrutterà per tutto l’anno l’apertura domenicale. Il sindaco dichiara che non ci dovrebbero essere particolari disagi tra i lavoratori, la Bennet gli ha assicurato che farà turnare il personale in modo che il singolo dipendente lavori una sola domenica al mese. Il sindacato ha fatto presente che secondo le sue informazioni, non è affatto così, i lavoratori lavorano la maggior parte delle domeniche nell’arco di un mese. Chiedono al sindaco di farsi assicurare dalla Bennet, ma per iscritto quello che hanno promesso. Il sindaco risponde che la Bennet ha già dichiarato di non essere disposta a una simile scrittura. Vuole evidentemente avere mano libera sul modo di sfruttare i lavoratori.

C’è poi il resoconto dell’incontro con la Provincia, i cui rappresentanti hanno confermato che non hanno nessun potere per far ritirare la delibera. Si attiveranno però, verso la Regione per cambiare le regole per l’attribuzione di “Comune turistico”. La cosa però andrà per le lunghe, bisognerà sentire il parere delle altre province, non si farà a tempo per quest’anno a cambiare le regole, tutto sarebbe rimandato al prossimo anno. Per subito la Provincia s’impegna a contattare i comuni, per almeno convincerli a rendere le regole di aperture domenicale, le più uguali per tutti. Costatati i risultati degli incontri, tra i presenti si riapre il discorso delle forme di lotta, scioperi e manifestazioni.

Interviene un sindacalista che si dichiara contrario a scioperare, secondo la sua esperienza nel settore del commercio gli scioperi riuscirebbero con difficoltà, ci sarebbe poca partecipazione anche nelle strutture più grosse. Se gli scioperi fallissero sarebbe più difficile portare avanti la trattativa. Bisognerebbe quindi insistere sul percorso istituzionale, degli incontri con Comune, Provincia Regione ecc., magari sostenuti da picchetti e manifestazioni. Ma senza scioperare, quando sarebbero liberi tutti i lavoratori se anche il lunedì mattina molti lavorano? La domenica poi dovrebbero lavorare.

Quando potrebbero manifestare con forza tutti insieme? Intervengono alcuni lavoratori per dire: “Basta con le chiacchere facciamo questo presidio o altrimenti perdiamo ancora consensi”. Allora la maggior parte dei sindacalisti sembra decidersi. Si organizzi il presidio se il nuovo incontro con la provincia e i comuni non sblocca la situazione e poi via agli scioperi la domenica. Ancora una volta si chiede ai presenti se si è decisi allo sciopero. Ancora una volta i lavoratori presenti dichiarano di essere disposti. Si aspetta ancora un’altra riunione istituzionale. La Provincia ha convocato cinque comuni “turistici”, per discutere come rendere le aperture le più omogenee possibili (perché le regole siano uguali per tutti).

I sindacati cercano di rassicurare che tra 1 anno di Bellinzago e i 3 mesi di Novara, la mediazione comunque non può essere che sotto i tre mesi (vorrei vedere). Quindi, se l’incontro va male viene già indetta la manifestazione per il lunedì successivo. E’ buon gioco questa volta per il sindacato dimostrare che non si può manifestare subito, perché questa volta c’è poca presenza all’assemblea. Poca presenza per colpa di chi? Sarà anche vero che il settore del commercio è poco combattivo, rispetto all’industria, che abbia poca dimestichezza con le lotte. Questa volta però la protesta è stata ampia e molto partecipata. Alle lavoratrici, commesse che esitavano, impaurite dal fatto che se scioperano potevano anche essere licenziate, il silenzio dei sindacalisti non gli dava certo forza, se poi alcuni di loro si opponevano per paura che fallissero prima che cominciassero, si capisce bene perché alla terza riunione la partecipazione si sia dimezzata.

Che sia subentrata un po’ di sfiducia? Certo dove lo Statuto dei Lavoratori nelle aziende sotto i 15 dipendenti non garantisce il posto di lavoro, in caso di ingiusto licenziamento, il padroncino bottegaio potrebbe anche licenziare per rappresaglia. Se però in assemblea i sindacalisti avessero detto che non ci sono solo le leggi borghesi, per difendere i lavoratori, ma ci sono anche le associazioni dei lavoratori, cioè i sindacati, che possono tutelarli, per difendere il singolo con la forza di solidarietà della massa operaia.

Se i sindacalisti si fossero impegnati a sostenere i lavoratori eventualmente licenziati per aver scioperato, dichiarando che li avrebbero difesi con tutta la loro forza, mobilitando tutta la categoria e chiedendo la solidarietà anche agli altri operai, con scioperi di sostegno fino al ritiro dei licenziamenti. Sicuramente quei lavoratori titubanti avrebbero acquisito molta più sicurezza e partecipazione. Questo movimento ha dimostrato la volontà di volersi battere. Proprio perché inesperto doveva essere incoraggiato e sostenuto di più. Se poi gli scioperi avessero avuto qualche problema era in quel momento che si doveva intervenire per risolvere il problema, mobilitando e organizzando i lavoratori più attivi e arrabbiati. Ma qui addirittura si è cercato di far passare l’idea che solo con gli incontri con le istituzioni si potesse risolvere la vertenza. Dicono i sindacalisti in coro, facciamo questo incontro, sappiamo che servirà a poco, ma facciamolo. A cosa serve questo metodo, a tirare le cose per le lunghe, a sfiduciare i lavoratori. A dimostrare che si può fare a meno degli scioperi? Ma se persino i magistrati dopo tante discussioni ricorrono allo sciopero. Loro certo non lo fanno per i soldi o per non lavorare la domenica, hanno stipendi da capogiro, sono parte integrante del potere dei padroni. Dimostrano però che anche loro devono ricorrere a delle pressioni, quando con le sole parole, con le sole trattative non si arriva ad una conclusione soddisfacente.

Che mediazioni poi si può arrivare (che ovviamente soddisfino in parte i lavoratori), in questa fase di difficoltà economica? Chi potrà convincere un qualsiasi padrone con le buone, in questa situazione di ristagno dei consumi a non ricercare nuovi metodi per continuare ad accaparrare profitti? Aumentando lo sfruttamento degli operai e dei lavoratori, ovviamente.

Staremo a vedere nei prossimi giorni se il potenziale di lotta dei lavoratori del commercio potrà superare le titubanze e il pompieraggio dei sindacati. Per battersi per i loro diritti dovranno organizzarsi e fare da soli, imponendo al sindacato le loro scelte. Una strada difficile, ma senza alternative.

novara operaia

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