il pane e le rose

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UN SENSO PER LA SINISTRA

(21 Luglio 2017)

Editoriale del n. 55 di "Alternativa di Classe"

Nicola Fratoianni

Un esponente della sinistra borghese italiana: Nicola Fratoianni

Il quadro è sempre desolante, fatto, come vedono tutti i proletari, di costante diminuzione del salario sociale complessivo, a partire dai tanti licenziamenti e dai bassi salari per chi continua a lavorare. A fronte di questo, il contratto dei metalmeccanici prevede, innanzi tutto, aumenti salariali risibili (€ 1,70 al mese), non per tutti, e con adeguamenti “ex post” all'inflazione (peraltro bassissima, visto che siamo in recessione!...), oltre all'erogazione di “buoni-acquisto” di determinate merci e sanità integrativa, come nuove forme di retribuzione, detassata e, soprattutto, non pensionabile, in cambio del lavoro, che, invece, è, quantomeno, lo stesso di prima. Sull'orario di lavoro, poi, c'è la “flessibilità plurisettimanale”, che riduce o annulla gli straordinari, dando mano libera al padrone sull'utilizzo della forza-lavoro, e riducendogliene ulteriormente il costo.
Forse è per questi “meriti” che il temibile (nei talk-show) Maurizio Landini , ex oppositore del Testo Unico sulla Rappresentanza del 10 Gennaio '14, ed ora firmatario, insiema a FIM e UILM, di un simile obbrobrio, è stato “assunto al cielo” della Segreteria Nazionale CGIL, con la sua successiva sostituzione, avvenuta nella Assemblea Generale di Giovedì 13 u. s., alla guida della FIOM da parte di Francesca Re David, da lui proposta, e che ha già dichiarato di volerne seguire le orme. Scontato, quanto giusto, il voto contrario della Opposizione CGIL.
Sul significato politico-sindacale dell'ingresso di Landini nella Segreteria confederale, aldilà della sua probabile elezione al posto di Segretario Generale (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno V n. 49 a pag.2) al termine del prossimo Congresso, quella attuale, Susanna Camusso, nell'intervista pubblicata Venerdì 14 u. s. da “L'Espresso”, è stata chiara: “...è una fase che si chiude...”. La fase che, invece, si è aperta la vedono tutti, dagli accordi a perdere, al peggioramento sull'uso dei permessi della Legge 104, previsto dalla Direttiva Madia, all'aumento dell'orario di lavoro del nuovo contratto della Igiene ambientale, fino al brutto precedente dei nuovi “contratti ibridi” della Banca Intesa–San Paolo, dove si lavora come dipendenti per metà settimana e come “promotori finanziari” a partita IVA per l'altra metà. Tutto accettato e firmato, oltre che da CISL e UIL, anche dalla CGIL.
Anche su questo terreno S. Camusso è stata chiara: di fronte alla perdurante offensiva padronale, la CGIL sta mettendo “...in campo il Piano del lavoro e la Carta dei diritti...”, già di per sé discutibile ed interamente sul nuovo piano, inclinato per i lavoratori, su cui si muovono le controparti; il tutto verso la vicina “...Conferenza di programma sul futuro del lavoro”. Di fronte, allora, ad una CGIL che, per continuare a rivendicare un ruolo ai tavoli, pare disponibile per il futuro ad arrivare a contrattare finanche “la lunghezza delle catene per la schiavitù”, bisogna che la sua Opposizione interna si attrezzi al più presto, utilizzando qualsiasi scadenza, ad una grossa battaglia tra gli iscritti ed i lavoratori anche sul terreno della chiarificazione politico-sindacale; costi quel che costi.
In un panorama simile, cui va aggiunto l'attacco alla possibilità stessa di scioperare a partire dai trasporti (la prossima riunione congiunta delle Commissioni parlamentari Lavoro ed Affari costituzionali, per discutere un nuovo testo unificato da Sacconi, è prevista per Mercoledì 19 p. v.), una delle poche note positive è lo sciopero generale di tutte le categorie indetto per il prossimo 27 Ottobre, con un preavviso di ben tre mesi, da CUB, SGB, SI Cobas, SLAI Cobas ed USI/AIT, cioè i sindacati che rifiutano sia il T. U. sulla Rappresentanza, che, a maggior ragione, la sua trasformazione in legge. Si tratta di una scadenza che, per la sua importanza, va preparata molto bene con i lavoratori, aldilà della tessera sindacale di appartenenza...
Non certo di sciopero generale parla, invece, S. Camusso nell'intervista, bensì si dilunga sulla necessità di sponda politica a “sinistra”. Costretta dalla linea antisindacale di Renzi a distanziarsi dalle posizioni ufficiali del PD, manifesta, oltre che una certa simpatia per Pisapia, “il suo sindaco”, la disponibilità della CGIL a diventare “partigiana” di un progetto politico che avesse “...l'ambizione di unire...” la sinistra, nel senso di una “casa comune” con delle regole “condivise”, come sarebbe la CGIL sul piano sindacale.
Ed infatti, dopo le raccolte di firme di questi ultimi mesi, sono ancora sul terreno politico, e per giunta di una “sinistra moderata”, le rivendicazioni, cui la Segretaria Generale CGIL fa riferimento: una semplice modifica del “Fiscal compact”, la “sempreverde” richiesta della tassazione di rendite e patrimoni, oltre all'ammissione dell'esistenza di una “questione salariale”, sulla quale, però parlano chiaro gli accordi firmati ultimamente! Per S. Camusso, insomma, “Bisogna far tornare questo Paese felice”. Non ci eravamo accorti che lo fosse: ma magari sì, negli ambienti dove ha vissuto lei!...
In realtà l'ennesimo processo di riaggregazione del ceto politico ed intellettuale della “sinistra” è già, ancora una volta, ripartito dall'appello, pubblicato il 6 Giugno da “Il manifesto”, di Tomaso Montanari, presidente dell'Associazione “Libertà e giustizia”, ed Anna Falcone, già vice-presidente del Comitato per il NO al Referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016. All'appello è seguita poi, Domenica 18 Giugno, un'assemblea al Teatro Brancaccio di Roma, intitolata “Democrazia e Uguaglianza”, per aprire “un nuovo spazio di confronto”. E' dall'ambiguo risultato referendario, che i due democratici “primi firmatari” sono partiti per riproporre, in pratica, un'altra “nuova” aggregazione elettorale. Sono già arrivate “importanti aperture in tal senso dal MDP di Bersani e D'Alema, oltre che da Fratoianni, di Sinistra Italiana, e da Civati, di Possibile.
Rispetto a questa proposta, ha mostrato interesse anche il PRC, con le dichiarazioni del suo nuovo Segretario, M. Acerbo, che vuole, però, una aggregazione “dal basso”, ma non con Pisapia e D'Alema, individuati come corresponsabili delle “politiche neoliberiste” degli ultimi 25 anni”. Oggi riottoso verso future alleanze con il PD, il PRC, secondo lui, “è una risorsa per costruire una sinistra alternativa alle politiche disastrose degli ultimi anni”. E prima non lo erano? Su quale piano e da chi sono provenute queste politiche: da chi governava lo strumento politico del capitale o dalle organizzazioni dei proletari? Si tratta di cose diverse ed opposte! O no?... Nella attuale crisi strutturale del capitalismo, come potrebbe un governo nazionale non puntare a colpire i lavoratori, ed i proletari in genere? Neoliberismo o statalismo, il piano politico di queste dichiarazioni resta quello interclassista.
L'orizzonte di questa sinistra borghese non riesce a superare le strategie referendarie che ha abbracciato la stessa CGIL (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno V n. 49), con la differenza che, a determinare sul piano politico sono anche, e soprattutto, le alleanze elettorali e quelle di governo “laddove si raggiungono i numeri”. Purtroppo, quel che è grave è che su tale terreno si ritrova gran parte anche della estrema sinistra, che si autodefinisce “di classe”, per la quale poi, andando a stringere, l'attività “di movimento” è vista in funzione della propria crescita sul piano elettorale e, possibilmente, poi istituzionale. Diventa questa la ragion d'essere di tali formazioni politiche.
Le conquiste storicamente ottenute, pur essendo un “sottoprodotto” della lotta di classe, hanno fornito in passato una qualche ragion d'essere ad una sinistra riformista, in parte diversa da quella attuale, e che di ciò si era fatta interprete, capitalizzandole in un consenso elettorale, che le aveva consentito una forte presenza istituzionale. Oggi la situazione è radicalmente cambiata, e tale cambiamento è stato “certificato” dalla uscita di tutta la vecchia sinistra dal Parlamento, avvenuta con lo storico esito elettorale del 2008.
Di fronte agli effetti devastanti di questa ultima crisi capitalistica, manifestatasi, guarda caso, proprio dal 2008, la famosa estemporanea uscita di F. Bertinotti sullo “esaurimento dei margini del riformismo” (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE Anno V n. 52 a pag. 2) si è riempita di significato concreto, ed ogni tentativo di riaggregazione di forze su quel piano è destinato a fallire. Con l'aggiunta che quello stesso piano è divenuto oggi solo un miraggio, dato che gli stessi obiettivi formulati dalla nuova sinistra borghese (che spesso, però, ricicla vecchio ceto politico) sono sul piano democraticistico, se non addirittura arrivano a fare da sostegno al sovranismo, che è una delle attuali opzioni di alcune frazioni di capitale.
Oggi più che mai la priorità è la via maestra dell'internazionalismo, verso la ricostruzione sul piano soggettivo di una forza comunista internazionale, che sappia articolare una strategia contemporanea di intervento nelle diverse, ma sempre più collegate ed interdipendenti, aree del mondo sul terreno oggettivo ed inesauribile della lotta di classe. Si chiami o meno “sinistra”, è questo il senso del nostro agire.

Alternativa di Classe

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