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L'umanità nuova contro le "pulsioni di morte" fondamentaliste
e le "pulsioni di vita" capitaliste

(18 Agosto 2017)

La critica, e la lotta, contro l'ideologia religiosa della “misericordia” o del ”martirio”, e le sue varie declinazioni storico-geografiche, non può trascurare l'analisi delle motivazioni profonde proprie di masse di fedeli.

L'umanità nuova contro le “pulsioni di morte” fondamentaliste e le “pulsioni di vita capitaliste”

L'ODIO
Oltre l'analisi, occorre guardarci in faccia, abbandonando retoriche e facili commozioni.
L'analisi dei fattori in gioco nella bilancia di potenza mondiale e medio-orientale, o dei padrini-petrolieri del fondamentalismo, o del timbro occidentale dietro certe accelerazioni radicalizzatrici, serve ma non basta a spiegare il motivo per cui zone autoctone di giovani europei (e non solo!) rivolgono la propria attenzione ed il proprio odio contro questa società verso l'islam salafita e radicale.
Perchè ragazzi e ragazze nate e cresciute all'ombra della “civiltà” occidentale decidono di rivoltarglisi contro, e lo fanno uccidendo e suicidandosi?
Perchè all'idea della “vita” occidentale oppongono quella della “morte per gli infedeli” e del “martirio” per se stessi'?
Perchè contrastano il “progresso” laicizzante con lo stato islamico-teologico?
Perchè rifiutano l'”emancipazione” femminile proponendo il burka?
Perchè, in sostanza, combattono per un salto indietro reazionario quanto utopico nella sviluppo storico dell'umanità?

Ma ci sono altre domande da porci, evase non a caso da media e pubblicistica dominante!
Se il loro mondo è barbarico, primitivo e reazionario, il nostro, è veramente così “civile, evoluto, emancipato, democratico”?
Se loro portano sangue, guerra e morte nelle nostre strade, noi portiamo vita nelle loro, e nelle nostre?
La società occidentale, attaccata dal fondamentalismo, è solo e sempre da difendere, o si può, e si dovrebbe, criticare profondamente?
Il nostro stile di vita, l'h.24 del ciclo del capitale, è il migliore degli stili possibili, tanto da difenderlo sempre e comunque?

Infatti, uno dei ritornelli giornalistici è quello che, di fronte a stragi ed attacchi, “noi non dobbiamo cambiare le nostre abitudini”......
….....e ci mancherebbe altro che smettiamo di produrre, consumare e crepare!
Ci mancherebbe altro che smettiamo di “vivere” come automi lavorando come cani e passando il tempo libero chini sugli smart, o in interminabili “vie e metropoli supermercati” tra strusci e apericena!
Ci mancherebbe che finiamo di “vivere” senza valori, idee, rapporti personali e sociali degni dell'umano, pieni di oggettistica a brevissima scadenza!
Ci mancherebbe che rifiutiamo il loro vuoto pieno di plastica!

Il terrore di questa società, e dei suoi cantori, forse superiore a quello per i terroristi, è che la loro giostra si fermi, ma soprattutto che noi lo capiamo, che noi la fermiamo.

La realtà è che se il loro mondo è nero come le loro barbe e tuniche, il nostro ha smesso da tempo di essere progressivo, non producendo più nulla se non valanghe di merci, pronte per essere vendute sul mercato mondiale.
Se lo producono morte il nostro mondo non è da meno, dove l'industria delle armi e l'esportazione della guerra (..e della democrazia!) sono la ragione sociale dell'esistente.

La difesa di sistema condita in salsa dei “valori da difendere” o della “guerra di religione” diventa nello specifico difesa e rilancio dell'Europa, delle sue intelligence coordinate, del suo esercito a difesa della “libertà”.

Eppure, resta inevasa la domanda: perchè l'Islam radicale per qualcuno-a rappresenta una svolta, un cambiamento, un'altra vita, un altro mondo?
Forse perchè è rimasta l'unica chance visibile, più che possibile, pronta a fornire una griglia interpretativa della vita altra, diversa, ed apparentemente antagonista a quella dominante?
Forse percé offre all'insofferenza, all'odio una sponda di spiegabilità e realizzazione nell'architettura anche giuridica dello stato islamico?

Di certo, non solo gli islamici radicali odiano questa società, ma solo loro riescono a rendere visibile, ed offensivo, quest'odio, solo loro riescono a compatibilizzarlo entro un programma millenaristico di “liberazione dall'infedele”.
Anche gli sfruttati di ogni luogo odiano questa società dello sfruttamento, ed anche loro, in altri tempi, riuscirono a diventare offensivi, facendo le loro rivoluzioni per la società senza classi.
Oggi gli sfruttati odiano in silenzio, non offendono più, non mettono alcuna paura, perché il loro programma è in disuso, e la loro organizzazione dispersa.
Sarà anche per questo che i preti barbuti la fanno da padrone?

Pino ferroviere

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