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(24 Luglio 2013) Enzo Apicella

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LA RISPOSTA ADEGUATA

(29 Agosto 2017)

clint risponde

Non esiste una risposta adeguata per tutti.
Ce n'è una per i padroni, ed una per il proletariato.
I padroni stanno provando a dare una risposta adeguata alla propria crisi,
il proletariato la paga in silenzio.
LA RISPOSTA ADEGUATA
scandagliare il fondale delle masse alla ricerca del rivoluzionario perduto

Slogan e sfilate non sono mai bastati.
Adesso, ancora meno.
Una volta almeno gli slogan e le sfilate, essendo di massa,
spostavano porzioni di opinione pubblica.
Oggi cadono nel vuoto, silenziate da media asserviti al potere,
o ridotte a scadenze calendarizzate spesso decise da altri.

Slogan e sfilate non hanno mai cambiato il mondo.
Una volta, strumenti d'organizzazione prodromi all'uso della forza, servivano ai movimenti di classe ed alle rivoluzioni sociali.
Adesso, fini a se stesse, risultano stantie e spesso rituali,
comunque inefficaci.

Ad esempio la crisi, e le crisi, quella attuale e quelle del passato, nonostante buoni propositi di “non volerla pagare”,
la paghiamo noi, eccome.
La paghiamo tutta, e la paghiamo cara!

Le forme, come gli strumenti delle lotte di classe,
compreso il complesso di propaganda agitazione ed azione,
non le decidiamo noi, ma il ciclo storico nel quale vengono a darsi.
Noi possiamo solo adeguarle a questo smettendo di guardare al nuovo mondo con occhiali vecchi, di-smettendo gli inutilizzabili riti gradualisti propri della fase della socialdemocratizzazione, sperimentandoci nella “guerra di movimento” della democrazia imperialista.

Se la metodolgia di indagine, astrazione e critica materialista rimane invariante, cosi' non può essere per la cassetta degli attrezzi
per l'azione concreta nella realtà concreta.
Occorre dotarla di strumenti che eludono la società del controllo totale e che, rifuggendo piu' danni possibile, colpiscano con forza.
Meno visibili, meno di massa, forse, ma piu' veloci,
riproducibili e non rintracciabili dall'ordine costituito.

Ancora una volta, se la politica è l'arte del possibile,
la rivoluzione è l'arte del'impossibile, cioè del non consentito,
del non garantito, del non concertato.

Per questo il movimento rivoluzionario è contro la politica,
perchè è incompatibile, con essa e con la società che la sottintende.

Un moderno movimento rivoluzionario,
rimodulando forme e tempi della strumentazione e dell'azione di classe, rimanendo fedele all'invarianza materialista,
può alzare lo sguardo e presentarsi adeguato ai tempi della rivoluzione.

paghiamo caro, paghiamo tutto!

Mentre per il ciclo capitalistico si annuncia la ripresa (sia pur lenta e differenziata geopoliticamente) gli sfruttati, dopo aver pagato la crisi, pagheranno anche il suo superamento.
Al di la di slogan utopistici e desideranti, la dura realtà dei rapporti di classe s'impone.
I fatti hanno la testa dura, ed i numeri, li confermano!

Del resto le crisi pagate dagli sfruttati sono storia dell'ultimo cinquantennio (dopo il ciclo di lotte tradeunioniste degli anni '60): tra il 1970 e il 2014 la quota di reddito andata al lavoro è scesa dal 53,6% al 50, 8% (dati f.m.i.).
Il dato riguarda il 60% delle economie capitalisticamente sviluppate: tra il 1991 e il 2014 la quota di reddito finita al lavoro è calata in 30 delle 50 maggiori economie mondiali e in 7 sui 10 piu' importanti settori produttivi.
In Ialia, nello stesso periodo, la percentuale di reddito persa dal lavoro è stat di 0,2 punti a decennio.
In particolare, il decennio della lunga crisi (2008-2017) ha gettato il reddito procapite italiano ai livelli di vent'anni fa, e ci vorranno dieci anni per riconquistare il valore economico perduto.
In sostanza possiamo dire che nei decenni scorsi i lavoratori, soprattutto quelli meno qualificati, hanno perso salario e potere, abbassando le loro capacità contrattatorie nei confronti del capitale.


forme tempi e strumenti per un nuovo movimento rivoluzionario


Le forme di organizzazione e di lotta non si scelgono.
Esse sono determinate dal ciclo storico-politico che attraversano .
Alla scelta , all’impegno ed alla militanza personale spetta renderle adeguate.

La risposta adeguata nel corso delle lotte di classe è quella cosciente del movimento reale generale, della condizione dei rapporti di forza tra le classi, quella che analizza la determinazione economica ma anche i riflessi politici, ideologici e psicologici di questa.
Solo avendo una visione complessiva nella quale costringere la strategia rivoluzionaria si può essere autonomi teoricamente, politicamente ed organizzativamente; al contrario, se si rimane prigionieri di localismi e concretismi si viene utilizzati per interessi e battaglie politiche non proprie restando comunque nel nullismo.

E’ sempre successo, e succede ancora.
Basta analizzare le mille strumentalizzazioni governative, elettorali, lobbistiche e religiose sulla pelle del proletariato migrante, sul quale tutti speculano e guadagnano soldi e voti, mentre tra fratelli di classe non ci si riconosce ed anzi spesso si entra in concorrenza.
Un movimento sociale profondo che potrebbe essere impugnato in senso internazionalista e che invece, al massimo, produce l’interessata misericordia vaticana o qualche forma di “sindacalismo metropolitano”.
Questo perché si interviene, spesso sgangheratamente, sugli effetti e non sulle cause di un fenomeno storicamente determinato ed ineliminabile come le migrazioni interne ed intercontinentali, rincorrendo la chiesa cattolica sul terreno dell’accoglienza e dell’integrazione anziché puntare su quello della contaminazione e della lotta di classe.

La risposta adeguata di oggi è quella incompatibile, che non sparge illusioni su “conquiste” contingenti o su graduali miglioramenti di vita, ma che prepara e si attrezza, accumulando forze, alla battaglia decisiva.
Ma qual è lo stato della realtà oggi, e quali sono le forme, i tempi e gli strumenti per una risposta adeguata del movimento di classe all’attacco finale sferrato dalla borghesia in questa “ripresina” post-crisi?
Dopo aver fatto pagare la crisi agli sfruttati, si sta preparando il conto della ripresa.
Il proletariato paga, e paga per tutti, sempre, perché i rapporti di forza sono a lui sfavorevoli, frutto della lunga passività operaia figlia della ristrutturazione capitalista degli ultimi decenni.
Dentro questo lungo ciclo di anestesia proletaria diritti normative libertà e forza sono state erose con sistematicità dalla borghesia, dai suoi stati e governi, consegnandoci una situazione di atomizzazione dei lavoratori che, se non fosse per quell’iniezione di dignità fervore e lotte per quanto isolate e scoordinate dei migranti, sembrerebbero spariti.



In sostanza, mentre padroni e servitori lottano per salvare il loro sistema e farlo uscire dalla crisi facendone pagare i prezzi agli sfruttati, questi non stanno producendo alcun reale movimento di difesa di massa, relegando spesso tentativi di risposta ell'escamotage personale o nell’autolesionismo anche individuale.
Certo, in controtendenza, fortunatamente, episodi anche forti di lotte economiche si producono a cura dei lavoratori migranti, pur restando però in ambito esclusivamente sindacale ed essendo caratterizzate da un forte tasso di frammentazione e temporalità.
E’ una realtà difficile, a tratti disperante, che non può essere affrontata scambiando lucciole per lanterne o riproponendo ricette buone per altri momenti storici.
Non si può continuare con i ritornelli movimentistici in assenza di movimenti, o sperare in un qualche detonatore a miccia puntualmente spenta.
Non si possono, in definitiva, inforcare occhiali vecchi per intervenire in realtà nuove.

E la nuova realtà non prevede, a breve e forse sul medio periodo, movimenti di massa.
Quindi, forse, piu’ che movimentare le masse, occorrerebbe uno strumento cosciente in grado di scandagliare masse sostanzialmente amorfe alla ricerca di nuovi militanti e combattenti per il futuro, quando milioni di persone si rimetteranno in moto.
Ecco, la risposta adeguata, cosciente, fredda e scevra da miti e rituali è questa: una strumentazione organizzativa di ampio respiro politico, con una visione strategica complessiva tesa all’incompatibilità, ed una tecnicità operativa minoritaria, d’avanguardia, rivolta all’intervento “strumentale” tra le masse.
Un cuneo cosciente dentro il corpo sociale, formato dalle pur esistenti centinaia di donne e uomini che non hanno rinunciato alla scelta di campo rivoluzionaria, primo nucleo informale ma oggettivamente fondante la nuova risposta di classe.
I fatti hanno la testa dura, e a questi bisogna rapportarsi.
Sono questi i tempi dell’accumulo delle forze, della loro omogeneità politica, della loro selezione nel senso dell’adesione ai principi del’internazionalismo, dell’antiistituzionalità, dell’astensionismo.
A chi pensa che queste siano “accelerazioni” risponde il grave ritardo di classe pagato, per ora, in termini di sfruttamento e repressione.
Vogliamo aspettare guerre, morti, sangue e distruzioni per parlarne?

Pino ferroviere

Fonte

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