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Come il capitalismo mette a rischio la vita e la sicurezza

A proposito di incendi estivi, Vigili del Fuoco e Corpo Forestale dello Stato

(30 Agosto 2017)

fireman

Ritorniamo su un tema già posto all'attenzione poco tempo fa sul nostro sito: gli eventi di carattere emergenziale che si sono resi protagonisti durante quest'estate in Italia, da giugno ad agosto, prima dei vari nubifragi nel Nord Italia e prima del terremoto ad Ischia; gli incendi che hanno coinvolto vastissime aree boschive del centro-sud del paese, in maniere forse mai viste prima.
Avevamo evidenziato la responsabilità ed il ruolo del capitalismo come sistema in queste emergenze, con il proprio modello economico incentrato sulle energie fossili che porta al cambiamento climatico, dove tra le sue conseguenze si riscontrano lunghi periodi di forte siccità. Come la stesse commissioni di studio dell'ONU prevedevano già nel 2007: «...le emissioni di CO2 e di metano porteranno siccità frequenti e prolungate con rischi d'incendio... Il problema dell'acqua aumenterà nell'Europa centrale e meridionale, dove i flussi estivi potrebbero ridursi dell'80%». Responsabilità poi aggravate a valle attraverso gli interessi particolari delle imprese capitaliste (aziende privatizzate dell'acqua che preferiscono distribuire i lauti dividendi agli azionisti piuttosto che investire nella riparazione delle tubature) e le politiche dirette dei governi del capitale (in primis taglio drastico degli investimenti nella protezione civile realizzato da tutte le leggi finanziarie dell'ultimo decennio).
Di quest'ultimo ruolo, quello del governo (centrale e locale), questo articolo vuole dare ulteriori elementi di denuncia. Come gli incendi non sono poi tanto fenomeni casuali, lo è ancor meno l'emergenza ad esso legata, in questo caso proprio prevedibile.

Parliamo allora del ruolo dei Vigili del Fuoco, che da tempo si vedono impegnati in maniera costante in macroemergenze territoriali. Effettivamente ne finisce una e ne comincia subito un'altra. I fenomeni sono naturali (incendi, alluvioni, terremoti), ma la causa emergenziale si evidenzia ogni volta, in modo netto, nelle responsabilità insite in un sistema economico e sociale basato sulla legge del profitto.
Un corpo, quello dei VVF, sotto organico (3.500 uomini in meno secondo la pianta ufficiale, decine di migliaia di uomini in meno secondo gli standard europei) costretto a innumerevoli turni di lavoro straordinario, che risulta sottopagato e senza adeguate tutele, che opera con scarsi e vecchi mezzi (perfino con camion di oltre quarant'anni) talvolta perciò pericolosi.
E pensare che gli interventi dei Vigili del Fuoco sono raddoppiati, passati da 24.000 registrati lo scorso anno agli oltre 45.000 di quest'anno, mentre sono addirittura triplicati quelli aerei, sfiorando i 2.000, così come i lanci da elicotteri e canadair per lo spegnimento delle fiamme: circa 21.000, sempre nel periodo giugno-luglio, rispetto ai 7.300 registrati nello stesso periodo del 2016.
Ma sugli incendi boschivi c'è un capitolo ancor più particolare. Sono le Regioni, che sono investite, attraverso una legge nazionale, della tutela del patrimonio boschivo e della lotta agli incendi boschivi. Per tale compito lo Stato dota le Regioni di adeguati contributi (milioni di euro) che servono per stipulare di anno in anno apposite convenzioni con chi effettivamente spegne gli incendi: parliamo principalmente appunto dei Vigili del Fuoco e delle strutture di Protezione Civile e di volontariato (un tempo rientrava anche la Forestale). Grazie a queste intese i Vigili del Fuoco possono disporre di squadre aggiuntive per questo tipo di emergenze.
E guarda caso le Regioni in cui si sono verificati questi eventi di emergenza incendi da anni non sono attrezzate con convenzioni AIB (Anti Incendio Boschivo) con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, sancite dalla legge. La flotta aerea nazionale (canadair ed elicotteri) gestita dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e coordinata dal COAU (Centro Operativo Aereo Unificato) del Dipartimento di Protezione Civile non può sopperire in modo completo alla mancata pianificazione delle regioni, semmai può essere di supporto per gli eventi più gravi.
Dove esistono le convenzioni si fa sentire la diminuzione dei finanziamenti centrali dello Stato alle regioni; in più le stesse regioni risparmiano tagliando le risorse indirizzate agli enti preposti, con una semplice scusa. Visto che quest'anno il Corpo Forestale dello Stato non esiste più, si arriva perfino a dimezzare le spese complessive, facendo finta di non sapere che le funzioni di questo corpo soppresso, inerenti agli incendi boschivi, siano passate totalmente di competenza ai Vigili del Fuoco.
Tutto questo pesa chiaramente sull'organizzazione e sull'operato del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco oltre che sul carico di lavoro dei singoli operatori, chiamati a turni di lavoro esasperanti e senza tregua.
Si comprendono subito quali sono le priorità per le classi dominanti. In un battibaleno e senza problematicità è stato predisposto con i VVF un piano di preallertamento per il G7 di Taormina, mentre manca totalmente una politica seria sul territorio per far fronte alla minaccia costante di richieste di soccorso non risolvibili con squadre e piani ordinari.

Ma c'è appunto anche tutto il capitolo della soppressione del Corpo Forestale dello Stato da raccontare, che senza dubbio ha influito negativamente ed in maniera decisa in questa emergenza incendi.
L'eliminazione del corpo dei forestali, divenuta effettiva il primo gennaio 2017, è stata fatta attraverso una riforma - la riforma Madia - senza testa né coda. Una riforma inqualificabile perfino dal punto di vista democratico borghese, con grandi vuoti normativi e margini di incostituzionalità.
Il personale del Corpo Forestale dello Stato (corpo ad ordinamento civile) è passato forzatamente per oltre il 90% nell'Arma dei Carabinieri (corpo ad ordinamento militare) e per il resto diviso tra Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza e Polizia di Stato. Una suddivisione anche qui molto dubbia dal punto di vista democratico (oltre che in contrasto con direttive europee e con gli stessi progetti del Governo di riordino dei corpi di polizia), disperdendo un bagaglio inestimabile di competenze e conoscenze non più recuperabile. La competenza sull’estinzione degli incendi boschivi dell'ex CFS è passata ai Vigili del Fuoco (compresa la gestione della flotta antincendio aerea), ma senza un adeguato aumento di uomini e mezzi per sostenere a pieno questo compito. Inoltre, questi 361 lavoratori del CFS transitati nei Vigli del Fuoco sono restati e restano in un limbo operativo. Molti comandi hanno ufficialmente dichiarato che, dato che dagli organi centrali mancano direttive precise per i transitati componenti delle squadre di AIB (anti incendio boschivo), non è possibile impegnarli in alcuna operazione.
Si deve aggiungere poi che la gran parte degli elicotteri dell'ex CFS sono stati trasferiti ai Carabinieri, ma questi vengono ora usati per scopi militari e non in funzione antincendio. Così molti componenti del reparto volo ex CFS passati ai Vigili del Fuoco restano a terra (su 17 ne vengono impegnati appena 7) perché senza mezzi o perché ingabbiati (personale ed elicotteri) da non definite direttive burocratiche.
È vero che non manca la parte individuale criminale nello sviluppo di questi incendi, ma anche questa è sempre legata a dinamiche di profitto. Da una parte la criminalità organizzata, dall'altra un pugno di sedicenti “volontari” (in realtà pagati sulla base delle ore di intervento).

Siamo di fronte ad un sistema irrazionale e parassitario, che si poggia su un'anarchia economica ed amministrativa. Nessun problema se si tratta di difendere interessi di settori economici o apparati burocratici. Ma totalmente inutile se si tratta di risolvere problematiche che si conoscono dal sorgere dell'umanità, pur oggi avendo raggiunto un elevatissimo grado della scienza e della tecnica.
Per garantire al cittadino una adeguata salvaguardia e tutela occorre rivendicare prima di tutto una adeguata dotazione organica dei Vigili del Fuoco, con almeno 40.000 unità, integrati da un volontariato puro, no profit, localizzato nelle zone in cui i tempi d'intervento risultano eccessivi. Rivendicare le risorse necessarie per il ripristino dei mezzi e delle attrezzature ormai vecchie e usurate, rivendicare tutele adeguate ai lavoratori del soccorso (sempre più maltrattati), attraverso un degno rinnovo contrattuale.
Occorre poi pensare ad un nuovo sistema di protezione civile, unico, centrale e ordinato, e basato sulla direzione dei professionisti (Vigili del Fuoco).
Così come rivendicare anche la soppressione dell'Arma dei Carabinieri attraverso un primo passaggio in un corpo di polizia ad ordinamento civile.
È necessario programmare un investimento sulla prevenzione e sulla cura del patrimonio paesaggistico e faunistico del nostro paese, sul risanamento ambientale. Quindi un grande piano di lavori pubblici, capace oltretutto di creare milioni di nuovi posti di lavoro per lavoratori italiani e immigrati.
Dove si prendono i soldi? Abolendo il debito pubblico verso le banche e nazionalizzando le banche, senza indennizzo per i grandi azionisti e sotto il controllo dei lavoratori.
Tutto ciò può farlo solo un governo dei lavoratori, mediante il rovesciamento del capitalismo e la riorganizzazione della società su nuove basi. Unica soluzione realista.

29 agosto 2017

Elder Rambaldi - pclavoratori.it

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