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Si apre una finestra sui metodi della polizia italiana

(14 Maggio 2010) Enzo Apicella
I TG trasmettono l'intervista a Stefano Gugliotta, che porta i segni del pestaggio immotivato da parte della polizia

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Solidarietà alla compagna Gina De Angeli

(23 Ottobre 2017)

Gina De Angeli

Gina De Angeli, infermiera professionale, è stata condannata il 19 ottobre ad un mese di carcere e 103 euro di multa.
La sua colpa? Essersi schierata – nel lontano 2013 - a fianco delle lavoratrici della Dussman Service, che effettuavano le pulizie nell’Ospedale di Massa e Carrara, in lotta contro il taglio dei posti di lavoro e il peggioramento delle condizioni di lavoro. Durante un presidio avrebbe “istigato” le lavoratrici a recarsi in corteo al palazzo comunale di Massa per chiedere un incontro con il sindaco.
Le lavoratrici hanno vinto la loro battaglia, il che per i pazienti dell’ospedale ha significato più sicurezza e igiene; Gina è stata denunciata e condannata.

Di questi tempi anche una lotta per la semplice, e giusta, difesa del posto di lavoro va severamente repressa: i lavoratori non devono alzare la testa e chi solidarizza con loro e li aiuta ad organizzarsi va colpito per primo.
E’ un copione che si ripete: ricordiamo i casi più eclatanti del ferroviere Dante De Angelis, licenziato per aver denunciato la pericolosità dell’introduzione del “pedale dell’uomo morto” nelle Ferrovie, e di Riccardo Antonini, ferroviere, anche lui licenziato per aver denunciato le responsabilità delle Ferrovie nella strage di Viareggio del 29 giugno 2009 e sostenuto la lotta dei familiari delle 32 vittime bruciate vive. Responsabilità riconosciute dal Tribunale di Lucca il 31 gennaio 2017, che ha condannato un gruppo di dirigenti.

Ma tant’è: prima della vita delle 32 vittime veniva la “fedeltà all’azienda”, e Riccardo Antonini, resta licenziato. Così come l’infermiera professionale Gina De Angeli va condannata per aver lottato contro provvedimenti che avrebbero peggiorato le già pessime condizioni ambientali degli ospedali pubblici, dove si tagliano brutalmente i posti di lavoro e si peggiorano le condizioni non solo di chi ci lavora, ma anche di chi è costretto a starci perché ammalato.

Prima di tutto, in questo paese, viene il profitto. Tutto il resto – il lavoro, la sicurezza, la salute, la vita – non conta nulla. E’ la barbarie del sistema capitalista.
Ma noi non abbasseremo la testa e, mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Gina, continueremo a organizzarci e a lottare. Chi lotta non è mai solo.

Sesto San Giovanni 23 ottobre 2017

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio - Centro di Iniziativa Proletaria “G. Tagarelli”

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