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ITALIAni BRUCIAno

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(21 Agosto 2012) Enzo Apicella

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Honeywell: una storia italiana

L'ennesima delocalizzazione

(18 Novembre 2017)

vertenza honeywell

La Honeywell è una multinazionale statunitense, con circa 130.000 dipendenti sparsi in ogni angolo del mondo che opera nei settori più disparati. Dall'elettronica di consumo e residenziale al settore aerospaziale, dalla chimica al settore petrolifero, dall'antinfortunistica ai turbocompressori, dai sistemi d'arma sofisticati fino alla sanità. La Honeywell, arriva in Italia negli anni '60, ma è negli anni '80 che apre i suoi tre stabilimenti produttivi. Uno di questi, viene localizzato ad Atessa come fabbrica di punta dell'indotto Sevel.

Il caso Honeywell conferma il pesante disagio economico e sociale che la classe lavoratrice abruzzese, sulla falsariga di quella nazionale, sta subendo. Secondo i dati forniti dall’ Associazione Artigiani e Piccole Imprese (CGIA), nella nostra regione in otto anni circa 5200 imprese hanno chiuso. La situazione è estremamente preoccupante perchè secondo i dati l’Abruzzo risulterebbe la regione meno virtuosa nel comparto artigianale.
Se per i lavoratori delle piccole e medie imprese la situazione è disastrosa per quelli dei grandi gruppi industriali la condizione non è certamente migliore. Non a caso, dall’inizio della crisi, diverse sono state le serrate o le delocalizzazioni di importanti realtà produttive che hanno fatto pagare la crisi del capitale interamente al proletariato d’Abruzzo. I casi Sixty e Golden Lady, ad esempio, sono solo alcune tra le vicende più importanti che hanno avuto un’eco nazionale.

Dunque sotto questo punto di vista, se analizziamo la realtà sociale secondo i canoni marxisti, l’episodio Honeywell s’inserisce nella normale logica di conflitto che s’instaura tra capitale e lavoro in una congiuntura sfavorevole. Nonostante ciò la questione sta segnando un ulteriore passo in avanti della classe padronale. Infatti la comunicazione della chiusura della fabbrica, da parte della proprietà franco-statunitense, ha lasciato di stucco sia i sindacati sia i 420 lavoratori. Precisamente i sindacati, confermando ulteriormente una linea collaborativa che ha storicamente contraddistinto il polo produttivo di Atessa, hanno richiesto più volte un piano industriale all’azienda. Le trattative hanno visto come promotore anche il Ministro Calenda. Quest’ultimo infatti avrebbe garantito ai vertici aziendali cinquanta milioni di euro per la realizzazione di un progetto quinquennale avente come scopo la continuità produttiva. I lavoratori invece, sotto l’egida delle sigle sindacali, impegnate a negoziare con il jet set aziendale, hanno dato vita a circa sessanta giorni consecutivi di sciopero, per difendere legittimamente i posti di lavoro.

La linea portata avanti dalle forze sindacali, dalla trattativa alla direzione dello sciopero, mostra un dato inequivocabile: procedere secondo un percorso collaborativo, in questo contesto storico, è assolutamente inutile. Non a caso, la decisione della multinazionale di chiudere la struttura di Atessa per delocalizzare la produzione in Slovacchia, dove per altro esiste già uno stabilimento Honeywell, è stata, a detta degli stessi sindacati, unilaterale ed improvvisa. In realtà, tale scelta, è stata dettata unicamente dalla legge del profitto che spinge la produzione verso aree che garantiscono un minor costo del lavoro e maggiori incentivi aziendali.

La vicenda conferma a chiare lettere che la forza del capitale, in questo momento storico, è di gran lunga superiore non solo a quella della classe lavoratrice ma anche a quella della politica istituzionale borghese. Infatti l’ordinamento aziendale, per raggiungere il proprio obiettivo, non ha avuto alcuna difficoltà ad eludere i “vincoli strutturali” dell’ordinamento politico nazionale.

In vista della prossima campagna elettorale questo è un elemento di cui bisogna assolutamente tener conto. Infatti la possibilità, dopo le elezioni, della formazione di un governo tecnico, esperienza già vista, comproverebbe ulteriormente l'incapacità della politica borghese di incidere sulla vita sociale del Paese.
Sembra non essere rimasto più nulla ai lavoratori. E invece, a guardar bene, è rimasta loro l'unica cosa concreta di questi mesi: la loro volontà di lotta e la loro unità. La fabbrica deve essere espropriata senza indennizzo alcuno, riavviata alla produzione e messa sotto il controllo dei lavoratori.

Il Partito Comunista dei Lavoratori si batte da sempre per portare questa rivendicazione nelle coscienze della classe lavoratrice.
Solo ed esclusivamente un programma anticapitalista e decisamente marxista può segnare una svolta dirompente e progressiva per le sorti della classe proletaria.
La vicenda Honeywell convalida ulteriormente il nostro progetto politico. Un programma che, attraverso la nazionalizzazione delle industrie e delle banche sotto il controllo esclusivo del proletariato, con il conseguente annullamento del debito pubblico, ha l’obiettivo di istituire in Italia un governo dei lavoratori. Ovvero creare una struttura politica e sociale, che tramite la realizzazione di un ordinamento socialista, traghetti la società italiana verso una dimensione anticapitalista ed internazionalista.

Giuliano Benegiamo, Marco Di Pietrantonio - PCL Abruzzo

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