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SIAMO TUTTI ANTIFASCISTI?

dedicato a Pino Pinelli ferroviere anarchico

(7 Dicembre 2017)

L'antifascismo non è una discriminante del movimento rivoluzionario, perché anche i padroni ed i loro servitori possono essere antifascisti, quando gli serve, ed il ciclo storico lo impone.
Ed infatti, nell'attuale epoca della planetizzazione di mercato ai 4 angoli del mondo, e nella maggioranza degli stati e dei blocchi continentali, vige il regime delle repubbliche democratiche ( magari popolari), evidentemente il “migliore involucro allo sviluppo capitalistico”.

La cruna d'ago della lotta armata antifascista, o antinazista,
o antistalinista, ha lasciato quasi sempre passo e campo all'affermazione della democrazia rappresentativa come forma di governo più corrispondente ad economie integrate
e tra loro competitive.
In definitiva, oggi, non solo in Italia e in Europa,
è la democrazia (magari militarista e autoritaria) formalmente antidittatoriale a garantire meglio di ogni altra forma di governo la sostanza della dittatura del capitale.

SIAMO TUTTI ANTIFASCISTI?

L'anticapitalismo invece è una dimiscriminante, perchè i padroni ed i loro servitori non saranno mai contro il sistema che li mantiene nei loro privilegi di classe, perchè contiene in se il senso profondo dell'antifascismo e dell'opposizione ad ogni altra forma di oppressione violenta, perché lotta contro tutte le forme di governo della borghesia, fasciste, naziste, staliniste, democratiche che siano.
Di più, l'anticapitalismo è l'unico vero antifascismo perché combatte il rapporto economico che, quando occorre, lo produce, per abbandonarlo quando non serve più.
Come nell'epoca odierna, dove nonostante il tentativo reazionario, a tratti riuscito e di massa, di utilizzare il “nemico migrante esterno” insieme all'idelogia dell'”invasione” come fattori unificanti mutuati in chiave fascistoide di partiti, gruppi, movimenti anche elettoralmente vittoriosi, il fascismo come regime non sembra essere la carta di ricambio, la scelta giusta per superare la crisi ed attrezzarsi alla ripresa pluripolare.
L'utilizzo combinato di richiami a formule, icone e simbologie del ventennio è un modo di scaricare sui debolissimi, sugli ultimi, rancori e malumori dei deboli, dei penultimi; una sorta di sfogatoio popolare autorizzato, da parte padronale, e commissionato alla canaglia fascista, che fa il lavoro sporco fino a un certo punto, senza intaccare l'unità costituzionale delle democrazie imperialiste.
Il ventre della borghesia mondiale ed europea utilizza e tiene a bada i suoi brontolii, li fa esprimere e localmente anche affermarsi, senza mettere in discussione processi di composizione e rafforzamento continentale saldamente ancorati ad involucri democratici, costituzionali, “antifascisti”, e sempre più sovranazionali (vedasi trasformazione del FSM fondo salva stati in FME fondo monetario europeo e la riforma dell'intera U.E. nel 2019) .
Democrazia, fascismo, nazismo, autoritarismo, militarismo, si confermano varie facce dello stesso potere, espressione di medesimi rapporti sociali di produzione.

Ecco perché non possono essere artatamente contrapposti, magari utilizzando un qualche dettato costituzionale, lo stesso falsamente antifascista, falsamente pacifista e falsamente giustizialista, ma veramente basato sul lavoro salariato e sul suo inevitabile sfruttamento.
Ecco perché è truffaldino l'antifascismo di quanti si e lo affidano allo stato, alle sue istituzioni, ai suoi uomini armati, da sempre protettori, complici e collusi degli scherani neri.
Ecco perchè sono un imbroglio nonché armi di distrazione di massa vecchie e nuove “leggi” contro il fascismo come le richieste di una sua messa fuorilegge.

La critica rivoluzionaria alla democrazia boghese non può arretrare sul terreno di una sua difesa, neanche di fronte al cosiddetto risorgere del pericolo fascista.
Al contrario, è proprio comprendendo l'odierno passaggio di fase dalla democrazia delegata alla democrazia imperialista che si può intercettare e combattere le varie forme della violenza istituzionale più o meno esplicita, e le declinazioni politiche di questa, nella rincorsa dalla destra xenofoba alla sinistra securitaria .
Quanto agli squadristi, non possono essere contrastati una-tantum inseguendo le loro “uscite”, ma falciandogli la terra sotto i piedi, presidiando politicamente e fisicamente le periferie metropolitane e, alla bisogna, riscoprendo quell'antifascismo tecnico-fattuale in grado di porli nella condizione di non nuocere più.
Ancora una volta, come sempre, più che partecipare ai carrozzoni “contro il fascismo”, bisogna combattere i fascisti in carne ed ossa, senza farne il 1° motivo di preoccupazione, ma impedendogli, con ogni mezzo necessario, di attentare al lavoro politico antagonista.
Ancora una volta combattere fascisti e nazisti non può significare prestarsi a rispolverate elettorali di stampo tanto parolaio quanto interessate, gonfiando ad arte episodi, provocazioni ed aggressioni di solito ignorate.
Gli sfruttati hanno il problema delle aggressioni fasciste, non certo quello di difendere giornali, giornalisti, partiti, associazioni a loro nemiche.

E' nell'autonomia degli interessi proletari che si riafferma l'antifascismo di classe contro i topi neri, chi li protegge e finanzia, e chi fa finta di opporvisi solo per ragioni elettorali.

La lotta contro lo stato e le sue varie facce, nell'anniversario della strage di stato del 12 dicembre 1969 e dell'assassinio di Pino Pinelli, ripropone un compito contingente e storico alle donne e agli uomini capaci di una scelta di campo rivoluzionaria.

Pino ferroviere

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