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(14 Novembre 2010) Enzo Apicella

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Sull’assemblea di Casa del Diavolo e su Potere al Popolo

(18 Dicembre 2017)

In allegato il documento proposto da Casa Rossa Spoleto all'assemblea di Casa del Diavolo dello scorso 12 dicembre

Ci siamo presentati all’assemblea di Potere al Popolo con l’attenzione critica che l’esperienza in via di costruzione e i documenti politici finora emersi richiedevano.

Un’assemblea quella del 12 dicembre che apertasi in modo soddisfacente, si è poi impantanata in interventi che per lo più poco avevano a che vedere con l’argomento all’ordine del giorno, per chiudersi infine con un intervento di chiusura che mi ha lasciato più preoccupato che perplesso.

I primi interventi sono stati quelli che ci si poteva aspettare, con i Partiti e gruppi vari organizzati che andavano a rappresentare la propria condivisione del percorso politico proposto dal Centro sociale di Napoli, portando le proprie esperienze, magari sottolineando punti di programma da aggiungere o ampliare. Non ho potuto comunque non notare che non ci sia stato alcun intervento critico, non tanto sul metodo, sostanzialmente condivisibile, ma piuttosto sull’identità politica, ovvero sulla necessità di esplicitare la natura di una lista come quella di Potere al Popolo, come lista del Movimento Comunista e Anticapitalista.

Insomma troppi applausi e poche riflessioni non vanno bene quando i lavori sono in corso e il metodo è quello della costruzione dalla base della proposta elettorale.

Non vado lontano dalla realtà se dico che l’unico intervento che ha posto domande, che ha sottolineato i rischi, da quello elettoralista a quello di regie nascoste e le insufficienze in termini di identità rivoluzionaria del programma attuale, è stato quello fatto da me a nome di Casa Rossa.

La caratteristica attuale del Movimento comunista umbro comunque non poteva offrire molto di più e ci può stare in questo momento che in una realtà come quella umbra segnata da arretratezze e difficoltà oggettive a reggere l’”edificio” della proposta siano le “impalcature” dei vari partiti che hanno deciso di aderire e quindi che a emergere nell’assemblea sia stato più lo spirito del tifoso che spera, che “sogna” e che a volte vede anche quello che non c’è.

E fino a qui siamo alla fotografia oggettiva di quello che c’è.

Discorso diverso è quello che riguarda le conclusioni fatte dalla compagna Viola del Centro Sociale Je So Pazzo che appartiene al gruppo dei promotori della lista Potere al Popolo. Conclusioni che ho scritto all’inizio, hanno lasciato molti dubbi e non solo a me come ho potuto appurare al termine dell’assemblea ma anche a compagni e compagne con storie e percorsi assai diversi dal mio.

Tutto è nato dall’ultimo intervento piovuto per posta, di un professore dell’Università di Perugia ( in sala qualcuno diceva: politicamente vicino a SI), che invitava a fare l’opposto di ciò che era stato richiesto da noi, ovvero a nascondere l’identità comunista della Lista, a nascondere la parola anticapitalista e a evidenziare al contrario la dimensione antiliberista della proposta elettorale di Potere al Popolo.

Pur rivendicando il proprio essere comunista, testimoniato dalla propria pratica politica e sociale quotidiana, la compagna non solo non rivendicava la natura anticapitalista della lista ma affermava che parlare di anticapitalismo e antiliberismo è solo una questione lessicale.

Una affermazione quest’ultima sbagliata e grave.

A parte il fatto che il lessico serve proprio ad esprimere concetti, idee, a indicare cose, come ho detto all’inizio del mio intervento quando salgo su un treno la prima cosa che voglio sapere è in quale direzione va ( una premessa necessaria dopo aver inteso il clima generale, in particolare dopo l’intervento di un compagno che aveva sostanzialmente detto: inutile ora farci tante domande, l’importante adesso è farla questa cosa).

L’affermazione della compagna è grave se è stata fatta perché ha pensato che è meglio non chiarire, così la cosa (Potere al popolo) si fa più grande, perché molti di idee diverse potrebbero ritrovarcisi. In questo caso sarebbe una soluzione opportunista dal respiro breve che lascerebbe subito posto ad equivoci e future fratture. Se invece voleva dire che è solo una questione lessicale perché quello che chiedeva il professore universitario già c’è (mi riferisco in particolare al primo punto del programma uscito dall’assemblea del 18 novembre, in sintesi: riprendiamoci quello che la Costituzione ci garantisce), l’affermazione sarebbe ancor più grave per noi, perché proporrebbe un obiettivo e una strategia inadeguati e fuorvianti.

Insomma ci vuole chiarezza. Avrei potuto capire un ragionamento che dicesse: questi sono gli obiettivi immediati delle nostre lotte che si inscrivono nel solco di una battaglia politica che ha come fine il superamento del capitalismo. In altre parole deve essere chiaro che se Potere al popolo ( nome tra l’altro discutibile per un marxista e che riecheggia il populismo di “sinistra” alla Podemos ) vuole essere una proposta unificante delle varie realtà del Movimento comunista intorno a un programma di fase, questo si può fare solo tenendo insieme quel programma di fase con la prospettiva generale comunista e anticapitalista. In assenza di ciò saremmo di fronte non a un momento di ricomposizione del Movimento comunista ma all’ennesima riedizione di una vicenda politica riformista (nella versione populista che oggi fa tendenza), confinata oggettivamente in una dimensione di “umanizzazione” del sistema capitalista in una congiuntura, tra l’altro, dove i margini per guadagnare spazi sociali veri sono sempre più stretti.

Vedremo come andrà a finire e per questo non occorrerà molto tempo.

Per i marxisti rivoluzionari rimane in piedi ancora irrisolta la domanda: che fare alle prossime elezioni politiche nazionali. La questione per i comunisti è e rimane nei termini di come e dove far sentire la nostra presenza in quanto tutte le ipotesi appaiono al momento inadeguate, ovvero:

a) Snocciolare il "rosario" del nostro credo in Tv senza costruire il proprio radicamento non serve a nulla, anche se ogni grano è un grano di verità ideologicamente parlando.

b) Essere organici in una avventura che pretende di essere ricompositiva che però fa difficoltà a dire che siamo anticapitalisti, rischia di riaprire scenari già visti, che nel passato hanno portato gli eletti in nome del comunismo a sostenere le politiche della precarizzazione e perfino la guerra.

c) L'astensione come indicazione politica anticapitalista è oggi una goccia in un mare che ondeggia da tutte le parti e non ha nessuna possibilità di trasformarsi in una organica manifestazione anticapitalista.

Vedremo il da farsi confrontandoci con le altre realtà che si muovono nella tradizione del marxismo rivoluzionario e che realizzano conflitto operaio e sociale nel quotidiano lavoro politico.

Aurelio Fabiani
Casa Rossa Spoleto

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