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Violenza sulle donne

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LIBERTA' ASTENSIONISTA

(22 Febbraio 2018)

I “diritti-doveri” sono la forma ideologica delle catene capitalistiche.
La libertà non sta nel conquistarli, ma nel liberarsene.

La libertà di questa società ci consente tutto, tranne una cosa: cambiarla!
E’ consentito “partecipare”, governare e fare opposizione, aggiungere un posto alla tavola parlamentare o fondare nuovi soggetti politici, indignarsi, votare o astenersi, tifare per qualche strabico giustiziere, fare cortei, agitare bandiere e pugni chiusi,
lanciare qualche insulto, o qualche secchio di vernice.
E anche qualche petardo, magari a caro prezzo.
Ci è consentito anche smettere di “partecipare”, tirarsi fuori.
Quello che non ci è consentito è di farlo collettivamente, prendendosi la libertà di organizzarsi e lottare.
LA LIBERTA' ASTENSIONISTA.

INVARIANZA TEORICA
e
ADEGUAMENTI nella CONSEGUENZIALITA' POLITICA.


Pur nell'invarianza della griglia interpretativa materialistico-dialettica, alcune variazioni vanno prodotte nella conseguenzialità politica su alcuni temi ed atteggiamenti classici del movimento operaio come la “progressività” della democrazia e delle “lotte di liberazione nazionali”, o sul parlamentarismo.
Vogliamo dire che nel quadro dato di una teoria scolpita dalla scienza dell'astrazione e della reiterazione nel tempo e nello spazio del movimento reale, forme e moduli classici come la “partecipazione arma di denucia e demistificazione”, alle elezioni e al parlamento subisce una modifica trasformandosi da “tattica” a strategica.
Questa trasformazione è frutto delle aumentate determinazioni economiche, per altro sempre piu' sovranazionali, sull'intero ciclo delle politiche dei governi comunque colorati.
Trasformazioni che lasciano poco spazio al “primato della politica” ed al suo eterno ritorno, come a spazi di intervento e contrattazione statuali, diventando vincoli ineludibili base e sostanza dell'intero movimento sociale.
In questo contesto che possiamo riassumere nella planetizzazione capitalista, è l'internazionalizzazione di mercato a comandare e il profitto multinazionale a decidere, svuotando la vecchia democrazia delegata della sua stessa “partecipazione” e mutuandola in “democrazia senza popolo”, corrispondente allo stadio imperialista di sistema.
L'ossimoro apparente della “democrazia senza popolo” trova la sua base materiale nella probabile astensione di circa 17 milioni di “aventi diritto al voto”(soprattutto giovani!) il 12% in piu' rispetto al 2013, ed esprime l'adeguamento sovrastrutturale alle velocizzazioni, agli snellimenti, alle sburocratizzazioni strutturali.

Una “democrazia senza popolo” che diviene simulacro ideologico e truffa materiale, abile ed arruolata nell'esercito competitivo europeo, al cui servizio si inchineranno future coalizioni governative, governi tecnici o del “presidente”.
“Democrazia senza popolo” che prevede anche un astensionismo tendenzialmente tanto struturale quanto riassorbibile, trasversalmente interclassista ed attraversato da pulsioni individualiste e spesso qualunquiste com'è.
Del resto, lo spazio sociale e politico, anche di classe, se non coscientizzato ed organizzato in una prospettiva di trasformazione rivoluzionaria, può essere occupato da spinte conservatrici, clientelari e reazionarie di massa.


DETERMINAZIONI ECONOMICHE SOVRANAZIONALI
e
“PRIMATO della POLITICA”.

Parte fondante la nostra teoria è la determinazione, in ultima analisi, del movimento sociale e politico da parte del movimeto economico, cioè del mercato mondiale, delle sue fibrillazioni, delle sue crisi come delle sue riprese.
E' un assunto valido sempre in regime capitalista, e trova una sua gigantesca conferma nell'epoca attuale della competizione continentale plurpolare, al cui interno l'U.E., dopo la grande crisi dei “dieci anni”, sta ridisegnando gli ingranaggi di potere dell'intera area euro.
All'interno dei cerchi concentrici della “partecipazione variabile” e delle “cooperazioni rafforzate” ritrova slancio, passate le rispettive tornate elettorali, la direzione strategica Franco-Tedesca che rimodula la storica linea dell'austerità in chiave moderata alla Macron.
Qualsiasi quadro politico uscirà il 4 marzo dovrà mandare subito a Bruxelles un piano triennale di risanamento, entro Aprile dovà passare in parlamento la manovra correttiva di 3-4 miliardi per l'estate, e a Settembre l'appuntameno ineludibile è con la legge di bilancio.
A questa materialità si stanno adeguando tutte le compagini elettorali, di destra e di sinistra, smussando ardori “euroscettici” ed accogliendo, oltre promesse e retoriche, il trattato europeo sul fiscal-compact, cioè l'impegno a ridurre il debito publico.
Al di la di slogan alla conquista di un consenso perduto, i partiti vecchi e nuovi stanno mostrando consapevolezza degli “impegni” Italiani con l'Europa, ma soprattutto stanno cercando un difficile equilibrio tra promesse illusorie e successive delusioni.
In sostanza, stanno diventando, chi piu' chi meno, tutti europeisti, smettendo o diminuendo il martellamento “fuori o contro” l'U.E., pressati come sono dai vincoli continentali.

A chi insiste, tra ingenuità e imbroglio, a voler “stoppare” o a voler uscire dall'euro, magari proponendo un parallelo (e comunque continentale!) euromediterraneo, si può ricordare che anche la piu' sincera e disinteressata “volontà politica” o referendaria, escludendo la rottura rivoluzionaria, finirà con l'infrangersi con il muro della propria determinazione economica, che in questo sistema è capitalista.

LO STATO delle COSE tra GABBIA EUROPEA
e
BATTAGLIETTA ELETTORALE .


Le elezioni, per altro in Italia particolarmente frequenti, sono il riflesso di una instabilità politica di fondo frutto dell’inadeguatezza statuale nei confronti delle esigenze di mercato, e servono a cambiare musicanti per una musica che rimane sempre la stessa.
Quello che stupisce, ma neanche tanto, e che di fronte a questa realtà evidente di svilimento parlamentaristico, ai soliti soloni “recuperatori” ufficiali di voti grillini e della sinistra di stato, si stiano aggiungendo anche settori movimentisti o centrosocialoidi incuranti del loro esser fuori dalla realtà quanto ignoranti delle reiterate lezioni storiche in questo senso.
Nel momento di massimo astensionismo, questi ultimi arrivati esegeti della “partecipazione”, si proprongono di “raccogliere una bandiera della borghesia” ormai abbandonata anche dalla borghesia stessa, comunque inutile e dannosa per il blocco sociale che si pretende di rappresentare.
Inutili idioti a conferma di un opportunismo sfasato ed incapace a comprendere la realtà, che ancora una volta si caratterizza per l’assenza di una qualsiasi strategia di intervento continuativo nella concretezza quotidiana, che sceglie scorciatoie impraticabili, confermandosi essenzialmente come pura pratica controrivoluzionaria.
In sostanza, la linea di movimento dell'intero cielo politico dominante, impermeabile al moto reale delle cose, nel suo tentativo (destinato al fallimento!) di far divenire “importante” la data del 4 marzo, ripropone in varie salse, da quella della “partecipazione” a quella “contro la violenza”, da quella “costituzionale” a quella “antifascista”, l'antica ricetta della “difesa della democrazia”.
Peccato per la democrazia di lor “signori” che l'attuale sua trasformazione da “delegata” ad imperialista è funzionale al proprio essere e restare l “migliore involucro del capitale”.
Cosi' come funzionali al capitale sono l'ideologia imbrogliona della “partecipazione”, o una costituzione falsamente pacifista e antifascista ma veramente “fondata sullo sfruttamento” e sul “pareggio di bilancio”, o un “antifascismo” di stato delatorio verso quello militante e democraticamente dialogante con liste razziste e nazi-fasciste.

Tutti d'accordo venditori di fumo e di sogni, anche sulla questione “migranti”, questa volta a lisciare il pelo ad un senso comune xenofobo e “primoitaliota”, incapaci a comprendere l'ineliminabilità ma anche la convenienza capitalista dei e nei flussi migratori che si vorrebbero “respingere” o “controllare”.
Insipienza e fame di poltrone dipingono di grigio questa deprimente campagna elettorale, consegnandoci la possibilità-probabilità (grazie anche ad una cervellotica legge elettorale) di future instabilità foriere di nuovi, “sostitutivi”, “governi tecnici” delegati a continuare il lavoro sporco in ossequio ai padroni europei.

DI RESPIRARE LA STESSA ARIA DEI SECONDINI NON CI VA!
VOTARE NON SERVE, NON VOTARE NON BASTA.


“L’infermità che riempe gli sfortunati che sono vittime della convinzione solenne che il mondo, la sua storia ed il suo avvenire, siano retti e determinati dai voti di quel particolare consesso rappresentativo che ha l’onore di annoverare tra i suoi membri”.
Federico Engels

Dovere dei rivoluzionari è intervenire nel movimento reale,
senza cercare utopisticamente di frenarlo, magari raccogliendo appassite bandiere della classe dominante, come quella elettorale, o costituzionale, o della democrazia.
Questo è un principio universale, valido in tutte le epoche e sotto tutte le latitudini geopolitiche.
Valido per il processo di internazionalizzazione capitalista come per il conseguente svuotamento delle significanze e delle architetture giuridico-legali della democrazia borghese, dei suoi riti formali e truffaldini, e delle sue espressioni statuali come la repubblica parlamentare.
Oggi una delle direttrici del movimento reale è l'assenteismo di massa dai luoghi della ritualità democratica, in primis dalla partecipazione elettorale.
Un assenteismo astensionismo certo interclassista (ma con una forte innervatura di classe!), trasversale a molte antiche località topografiche di destra e di sinistra, che da occasionale tende a diventare perpetuo, costante, strutturale.
E' una reazione individuale, di rifiuto verso una delega troppo spesso disillusa, di schifo verso la corruzione universale che avviluppa tutti i gruppi politici in lizza, di rabbia verso privilegi, consorterie e clientele.
Ma è un rifiuto personale, spesso qualunquistico ed apatico, per certi versi addirittura funzionale all'ideologia del “se non partecipi, non puoi criticare”......
Quindi, se votare non serve, non votare non basta.
Dal fatalismo e dalla rassegnazione “partecipativa” o astensionista si può uscire dando al rifiuto individuale un connotato collettivo, di classe, una visione complessiva, ed una prima possibilità organizzata riconoscibile.
La lotta al posto della delega in bianco è una prima indicazione ed un primo passo pratico, al patto che questa sia parte di una strategia di lungo periodo, degna di essere abbracciata dagli astensionisti piu' coscienti e capace di provocare il salto dal rifiuto passivo alla critica attiva e collettiva.
E' un obiettivo ambizioso e di incerta realizzazione pratica, ma è l'unico passo concreto possibile in un reale “attegiamento” sociale di massa.
Crediamo sia giunto il momento di ri-cominciare a parlarne!

Per questo ci vediamo Domenica 25 febbraio 2018 in un inconro-dibattito pubblico a Roma in via della Resede 5 (Centocelle fermata Gardenie metroC.) alle 15.00 presso “100celleAperte”.
PER UNA POSIZIONE AUTONOMA del MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO contro la farsa elettorale e................
(saranno presenti compagne e compagni di Viterbo, Aprilia, Quadraro, Garbatella, Torpignattara, della rivista "Punto Critico" e di Offensiva Rivoluzionaria, singole individualità e quante e quanti vorranno, benvenuti, farci compagnia).

A Domenica!

Pino ferroviere

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