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25 Aprile

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Massimiliano Mascolo, "Il Campione antifascista, Vita e vittorie di Edoardo Ferruzzi, atleta viterbese"

Vetralla, Ghaleb, 2018, pp. 80, € 10.

(23 Febbraio 2018)

il campione antifascista

Sul finire degli anni Sessanta del Secolo scorso, Giacomo Zolla, tipografo, autodidatta, antifascista e Combattente partigiano, sta redigendo una storia dei comunisti della propria cittadina, che, uscita nel 1972, s’intitolerà 30 anni di storia e di lotte dei comunisti di Soriano nel Cimino, 1936-1966, a riprendere il titolo della pubblicazione, di livello nazionale, a cura di Giovanni Germanetto e Paolo Robotti, editata vent’anni prima. Questa preziosa monografia reca un’appendice con le testimonianze di alcuni comunisti dell’Alto Lazio, già allora molto in là con gli anni, le cui memorie risalivano finanche agli anni Dieci. Tra questi testimoni, il viterbese Luigi Tavani: scalpellino, membro della locale Squadra giovanile degli Arditi del popolo, antifascista nel Ventennio e poi Combattente partigiano. Grazie allo scritto di Tavani abbiamo, ad esempio, l’unica testimonianza giunta a noi di un contestatore, tra le centinaia, del comizio di Giuseppe Bottai a Viterbo, il 2 maggio 1921, di cui altrimenti sapremmo soltanto dalle carte della polizia, della magistratura e dalle ricostruzioni fasciste.

Nella galleria di personaggi dell’Antifascismo e del sovversivismo locale citati spicca proprio la figura di Edoardo Ferruzzi. La sera del 2 aprile 1934, Luigi Tavani è vicino al letto di morte di Ferruzzi e ricorderà: “Ad un tratto si fece serio e mi disse che me ne dovevo andare perché le ultime fiatate di un morente (sapeva che doveva morire) erano quelle più cattive e pericolose, e non voleva avere rimorsi e aggiunse che io dovevo vivere per vendicare lui e mio fratello”, cioè Antonio Tavani, l’Ardito del popolo “assassinato per mano faziosa” nel 1922.

Pochi istanti dopo Ferruzzi moriva: una morte dovuta alla malattia tubercolotica, su cui senza dubbio avevano gravato le percosse subite dalle camicie nere. Una brillante carriera di corridore, con ogni probabilità minata già anni prima dalla mancata adesione al Regime, sebbene risulti sul suo conto una proposta di radiazione dall’elenco degli elementi da sorvegliare, come per migliaia di altre persone che, per le più disparate ragioni (miseria, stanchezza, persecuzioni, quieto vivere o consenso non coercitivo), rinunciavano alla lotta politica “antinazionale”.

Poco dopo la presentazione del volume di Zolla muore, invece, Luigi Tavani, e il periodico del Comitato comunale Pci, “Viterbo oggi”, gli rende omaggio pubblicandone le memorie a puntate. Ciò suscita gli interventi dei lettori che inviano ricerche, ricordi personali e foto. Tra questi, Maria Ferruzzi, che manda un contributo sul suo fratello Edoardo. Siamo, quindi, nella prima metà degli anni Settanta. Per oltre quarant’anni il ricordo dell’atleta resta pressoché circoscritto all’ambiente familiare, senza cioè citazioni di rilievo nella pubblicistica o nella storiografia.

Dopo tanto silenzio, esce oggi questo volumetto, per la collana Fogli di vita della Davide Ghaleb, scritto da Massimiliano Mascolo: viterbese, classe 1965, autorevole giornalista presso Rai sport e con all’attivo diverse apprezzate pubblicazioni, sempre in tema sportivo, nonché gestore dell’Archivio dello sport viterbese. A premessa, uno scritto di Ferruccio Ferruzzi, nipote di Edoardo.

Un libro agevole, che si legge d’un fiato, in cui le foto, inedite, giocano un ruolo fondamentale. Inedita è anche tutta la parte agonistica, quella relativa appunto a “vita e vittorie” del Ferruzzi, un maniscalco di professione, un personaggio di estrazione popolare, proveniente cioè da quel popolo della fatica, di operai e artigiani, che nel Biennio nero 1921-22 aveva, con slancio e generosità, posto un robusto argine all’avanzata fascista.

Il titolo richiama, coscientemente, quello di un lavoro di analogo tenore: Il Campione partigiano, del giornalista sportivo Valerio Piccioni, sulla figura di Manlio Gelsomini, l’atleta velocista, medico di professione, di fatto tra i capi della Resistenza del Viterbese, trucidato alle fosse Ardeatine, a quasi dieci anni esatti dalla morte di Edoardo Ferruzzi.

Silvio Antonini

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