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Russia, una democrazia perfetta!

(21 Marzo 2018)

Da tempo, sostengo che la democrazia funziona quando i suoi riti si celebrano in una società tendenzialmente omogenea[1], senza forti sperequazioni sociali, come, invece, negli ultimi anni, sta avvenendo anche in Occidente, dove, di conseguenza, gli assetti politici vanno assumendo un andamento frastagliato e instabile. In questo scenario, paradossalmente, la Russia putiniana sembrerebbe l’ecce-zione che conferma la regola.

In Russia, la sperequazione è sicuramente forte: il coefficiente di Gini nel 2015 era stimato 41,2 (59 posto a livello mondiale). Tuttavia, al tempo stesso, la stratificazione sociale è molto ridotta: a un pugno di ricchi corrisponde una sterminata massa di poveri. Secondo alcune statistiche, il 93,7% della popolazione avrebbe un reddito inferiore a 10mila$. Il 5/6% ha un reddito tra i 10 e 100mila% e meno dell’1% tra i 100mila$ e un milione di $[2]. Ricordo che il Pil pro capite nominale è calcolato (2017) in 10.630$, una cifra che, vista la sperequazione dominante, pochissimi russi raggiungono! Il 13% è sotto la soglia di povertà.

Come è possibile avere il consenso (e non opposizione) della miserabile massa di russi? In questi giorni, più volte, ci hanno ripetuto che la querelle con il Regno Unito ha acceso l’orgoglio nazionalista e ha favorito Putin, ma il suo successo supera e conferma una tendenza che è in atto da quasi un ventennio. Scendo allora nei dettagli.

Una miseria diffusa e condivisa

A) Nell’enorme massa di russi con reddito inferiore ai 10mila$, la stratificazione sociale non comporta differenze tali da suscitare particolari privilegi e, quindi, contrasti.

B) La gran massa dei russi è legata direttamente e indirettamente alle imprese di Stato che Putin ha via via tolto agli oligarchi, cooptandoli o eliminandoli. Un universo caratterizzato da un livello corruzione che, in Europa, è superato solo dall’Ucraina[3].

C) Le piccole e medie imprese che nella Ue determinano il 70% del Pil, in Russia stagnano attorno al 12%.

Questo significa che la stragrande massa dei russi è avviluppata nei mille fili di rapporti politici clientelari, ben più pesanti delle pressioni dirette, minacce, e dei brogli, cui si fa riferimento in questa e in altre tornate elettorali. Per inciso, il fatto che i partiti in concorrenza con Putin non presentino sostanziali differenze programmatiche indica la presenza di sfumature nella medesima base sociale: da un lato le frange più emarginate, dall’altro quelle tendenzialmente emergenti. Non certo in grado di animare un’opposizione.

Dulcis in fundo, l’astensionismo al 33% è stato solo una piccola nube nel cielo di Putin e, d’altro canto, è fisiologica, come negli Stati Uniti, una repubblica federale come la Russia, dove molti contenziosi amministrativi si risolvono (o si polverizzano) a livello locale (federale).

Il diffuso malessere sociale, non trovando (per ora) sbocchi politici, si manifesta soprattutto rifugiandosi nell’alcolismo o fuggendo all’estero, con flussi di espatri che, dal 2010 al 2013, sono cresciuti del 335% (secondo i dati ufficiali)[4].

Il peso degli squilibri economici

Per delineare il quadro macroeconomico, ecco alcuni aspetti fondamentali che aiutano a capire la Russia.

L’agricoltura, pur occupando il 10% della popolazione, contribuisce al Pil per il 5% e rende la Russia dipendente dalle importazioni per il fabbisogno alimentare.

– Negli ultimi anni, l’andamento della produzione industriale è stato particolarmente altalenante (–16,90% gennaio 2009, +12.60% maggio 2010), denunciando la dipendenza al corso dei prezzi del settore minerario e dei trasporti.

– La bilancia commerciale denuncia le peculiarità di un Paese del Terzo mondo: esporta prodotti a basso valore aggiunto (materie prime, in primis petrolio e gas) e importa prodotti ad alto valore aggiunto (beni strumentali, veicoli, medicinali ...). Il saldo commerciale, pur attualmente in attivo, è soggetto ai corsi del petrolio e di altre materie prime[5].

– Il complesso militar-industriale rappresenta un settore preponderante, per esempio Sukhoi, Almaz-Antey e Irkut Corporation, in cui è occupato oltre il 20% della manodopera manifatturiera del Paese, pari a 2,5-3 milioni di persone[6]. Questa preponderanza grava sulla complessiva struttura economica russa, senza significative ricadute negli altri settori industriali (a differenza di quanto avviene in Israele).

Prospettiva russa?

Si potrebbe dire che la Russia sia passata dal socialismo da caserma, imposto con il Kgb, alla miseria democratica, condivisa con il voto. Una prospettiva che si potrebbe delineare anche in Occidente, per esempio in Italia, con il reddito di cittadinanza: un sussidio di sopravvivenza che rende la miseria «dignitosa», come si suol dire. Quindi, miseria condivisa e sopportabile. Quest’ipotesi comporterebbe però una drastica omologazione delle condizioni sociali che, in Italia, si presenta problematica, per le persistenti diversità, alimentate anche dal localismo, dal razzismo nonché dai fattori generazionali. Situazione che contribuisce a frammentare le tensioni e i conflitti sociali. Per ora.

Nella sintesi delle loro differenze, Russia e Italia possono apparire come le due facce della medesima medaglia democratica. Ma in entrambi questi Paesi, prima o poi, i denti della crisi economica eroderanno quei margini sociali che, attualmente, gli assicurano mediazioni e consensi politici.

Milano, 20 marzo 2018.

[1] Concetto espresso in: Gilles Dauvé e Karl Nesic, Oltre la democrazia, Traduzione, introduzione e note a cura di Fabrizio Bernardi e Robert Ferro, Edizioni Immanenza, Napoli, 2016.

[2] Vedi: http://www.sokratis.it/nella- grande-russia-di-putin-oltre- il-90-della-popolazione-e- povera/. L’articolo è del 2013, la tendenza non è mutata, anche perché, negli scorsi anni, il calo del prezzo del petrolio non ha certo favorito l’economia russa.

[3] Vedi: Michael Barry, Doing business in Russia, Norwegian-Russian Chamber of Commerce, 10 giugno 2012. Russia ready to flot ruble next year regardless of rate, «Caucasian Review of International Affairs», Vol. 3, Autumn 2009 [www.cria-online.org].

[4] Alissa de Carbonnel, Disenchanted with Putin, some Russians vote with their feet, https://www.reu-ters.com/ News, July 24, 2014.

[5] Sugli esordi dell’era Putin, vedi: Luisa Trumellini, La Russia di Putin, «Il Federalista», Anno XLVI, Numero 3, 2004. Cristina Carpinelli, Dove va la Russia di Putin, «Cassandra», Sito di politica e cultura, n. 12, 2005. L’autrice ha scritto altri articoli sulla Russia post sovietica, nonché il libro Russia a pezzi, Prefazione di Luigi Greco, Achab, Milano, 2008. Fonti statistiche: https: //www.cia.gov/library/ publications/the-world- factbook/ geos/rs.html. Aa. Vv., La Russia post-sovietica. Dalla caduta del comunismo a Putin: storia della grande transizione, A cura di Giancarlo Aragona, Mondadori, Milano, 2018.

[6] Vedi: Il ruolo dell’industria della difesa russa nelle strategie del Cremlino, 16 ottobre 2017, in http://www.occhi dellaguerra.it/ruolo- dellindustria-della-difesa- russa-nelle-strategie-del- cremlino/. Fernando Orlandi, Il peso del complesso militare-industriale in Unione Sovietica, «East Journal», 2 febbraio 2016, in: http://www.eastjournal.net/arc hives/69509.

Dino Erba

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