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Nessuna lista comunista a Spoleto: i comunisti non votano

Posizione del direttivo dell’associazione culturale CASA ROSSA sulle elezioni del 10 giugno a Spoleto

(2 Maggio 2018)

casa rossa

Una lista comunista rappresentativa della realtà proletaria spoletina, fatta di lavoratori senza diritti, lavoratori precari, giovani disoccupati, studenti, migranti era la nostra proposta costruita in incontri settimanali aperti, da gennaio ad aprile.

Una lista in cui l’elemento proletario (non il ceto politico) sarebbe dovuto essere il collante indispensabile ad aggregare sul piano elettorale le diverse forze comuniste presenti in città, ed era anche la sola garanzia che questa presenza su un terreno politico ostile ai comunisti (quello elettorale), da tempo stabilmente occupato dalla macchina di potere capitalista che ha i soldi per corrompere i cittadini, il lavoro per ricattarli, i mezzi di informazione per imbrogliarli, fosse spesa come momento di ricostruzione della presenza comunista nel nostro paese.

Dopo tre mesi di incontri e proposte abbiamo dovuto prendere atto che questa volontà non c’era e il silenzio di quelli che avrebbero dovuto essere i nostri interlocutori è stato più chiaro di qualsiasi discorso.

Per quello che riguarda il PC c’è da dire che la scelta è in linea con la posizione che il Partito di Rizzo esprime a livello nazionale, non la condividiamo ma ha la sua coerenza politica.

Al contrario ci troviamo a dover dire la nostra su una proposta elettorale nata in conclave nella sede del PRC di Spoleto che rappresenta la ripetizione del tentativo di superare l’identità comunista in direzione di una aggregazione “democratica di sinistra”.

Un PDS in formato bonzai a Spoleto a 25 anni dal golpe politico che trasformò il PCI in PDS che di fatto va a occupare lo stesso spazio politico di Liberi e Uguali.

La riproposizione di soluzioni politiche ripetutamente smentite dall’esperienza, sono una coazione a ripetere l’errore, ma forse è semplicemente necessario prendere atto che quella è l’identità politica di quel gruppo dirigente, visto che siamo allo stesso punto di quattro anni fa quando fecero fallire la possibilità di costruire una lista incentrata sulle avanguardie operaie della Pozzi, in quel momento in durissima lotta contro il padrone dello stabilimento, per fare di nuovo una lista di “democratici di sinistra”; di nove anni fa, quando si allearono col PD continuando a rivendicare per mesi l’assessorato concordato e non dato dopo il flop elettorale. D’altronde questa direzione politica è quella di un PRC ricostruito con molti elementi provenienti dai DS, dopo che nel novembre del 2006 la quasi totalità del Direttivo e degli iscritti del PRC (un partito che era arrivato ad avere il 12,5% dei voti e tre consiglieri comunali) esce dal Partito a Spoleto su posizioni di sinistra comunista, perché contrari alla scelta di entrare organicamente nel governo della borghesia nazionale che prese il nome di Prodi due.

Ci eravamo illusi (non tutti, la maggioranza di noi) che il metodo di Potere al popolo, esperienza apprezzata ( pur nei limiti della proposta) per il metodo dichiarato, potesse rappresentare anche per Spoleto una soluzione di ricomposizione del mondo che si richiama alle idee comuniste. Ma quel metodo (in realtà PaP sarà il frutto della scelta di unità elettorale di 5 “partiti” comunisti) è stato subito accantonato e neppure la possibilità di costruire l’unità elettorale delle forze comuniste a Spoleto è stata presa in considerazione. Rispetto a dicembre (quando nasce Potere al Popolo), si sono quindi fatti non uno ma due passi indietro, uno se rapportato alla realtà di PaP (l’unità reale della maggior parte delle organizzazioni comuniste), due se rapportato alle intenzioni di Potere a Popolo, al metodo dichiarato: “una esperienza elettorale” che nasce dal basso.

La lista che sarà alle elezioni sarà una lista di “democratici di sinistra”, l’ennesima lista con un dna PiDieSsino degli ultimi 25 anni, emanazione diretta del gruppo dirigente del PRC di Spoleto che ha scelto di guardare alla sua destra invece di utilizzare le elezioni come momento di ricomposizione della sinistra comunista; una aggregazione moderata costruita ancora intorno al proprio ceto politico.

E poiché, come ogni comunista sa, i compiti principali di direzione politica sono: Essere guida politica ed educatore teorico (ideologico), la lista diessina, “sinistra per Spoleto”, non solo è una scelta sbagliata ma è una scelta che fa male al Movimento comunista, perché diseducativa e fuorviante il ruolo di direzione politica dei comunisti.

Per questo non voteremo il 10 giugno e allo stesso tempo vediamo chiusa questa stagione fatta di tentativi per l’unità politica. Ci si ritroverà forse tra diversi nelle battaglie condivise, ma questa è un’altra storia.


1 maggio 2018

CASA ROSSA Spoleto

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