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(11 Novembre 2011) Enzo Apicella

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CONTRO IL CAPITALE,
UN FRONTE DI LOTTA INTERNAZIONALE!

(24 Maggio 2018)

Editoriale del n. 65 di "Alternativa di Classe"

contratto decente per i riders

In questi anni sono progressivamente peggiorate le condizioni di vita e di lavoro. Imprese, Governi e padroni hanno utilizzato la crisi per tagliare i salari, ridurre in ogni modo i diritti, aumentare i ritmi e smantellare i servizi sociali.
Non mancano episodi di repressione nei confronti di chi, in maniera coerente ed ostinata, sceglie di rispondere a questa situazione con la lotta. Ad esempio, a Vercelli un operaio della Sacal Alluminio, Responsabile per la sicurezza dei lavoratori (RLS) ed attivista della Fiom, è stato licenziato per aver raccontato ad alcuni cronisti dei giornali locali di come la sicurezza in fabbrica non fosse garantita. Soprattutto ha rivelato alcuni particolari importanti su un gravissimo INFORTUNIO avvenuto nella fonderia in cui lavora. Il licenziamento, paradossalmente, è avvenuto subito dopo il 1° Maggio, quando in tutta Italia, i sindacati hanno parlato delle morti sul lavoro e dell'importanza della sicurezza.
Per anni in Gran Bretagna i lavoratori edili sindacalizzati, che si lamentavano per le violazioni della sicurezza, sono stati segnalati ad una lista nera segreta da agenti di una sezione speciale della polizia. La lista, utilizzata e finanziata da diverse imprese di costruzione britanniche, veniva usata illegalmente dalle Ditte per negare a molti lavoratori e sindacalisti l'impiego.
La strage di lavoratori non si ferma, il profitto capitalistico causa tre morti al giorno, ma i media riportano soltanto i casi eclatanti, che fanno notizia. Nel calcolo bisogna aggiungere le “morti silenziose”, quelle dovute a malattie professionali ancora poco denunciate e riconosciute. Per fermare le morti sul lavoro e le stragi ambientali non basta richiamare l'importanza della cultura della sicurezza. Si deve pretendere il rispetto delle norme, la difesa di tutti coloro che hanno il coraggio di denunciare i rischi e le inadempienze.
Alla Ceramica Opera di Campogalliano (Modena) l'attacco padronale è contro i lavoratori del S.I. Cobas. I lavoratori e le lavoratrici hanno svolto diversi scioperi con blocco delle merci; protestano contro il licenziamento di Harbi, un operaio che per 14 anni ha lavorato in questa azienda. La combattività di Harbi è proprio il problema, per i padroni. Si trova solo durante il turno notturno per controllare il forno, ed allora l'azienda cerca di costruire i richiami disciplinari su quei momenti. Il lavoratore del turno precedente sbaglia, ma è Harbi a subire il richiamo. All'incontro sindacale Harbi porta il foglio di presenze, con cui dimostra la sua estraneità ai fatti. L'azienda lo licenzia ”per i suoi errori che avrebbero compromesso la produzione”.
Harbi e la sua famiglia rischiano adesso anche lo sfratto. E questo è quanto ha voluto dire ai cronisti di un giornale locale: <>. L'azienda fa filtrare, ufficiosamente, offerte in denaro; la risposta di Harbi è lapidaria: la dignità non ha prezzo! LA LOTTA CONTRO IL SUO LICENZIAMENTO CONTINUA!
Sfruttamento, licenziamenti e attacco alle conquiste dei lavoratori e delle lavoratrici sono, purtroppo, all'ordine del giorno nel nostro Paese. Tanto sfruttamento, tanto profitto! Questo è quanto vuole il capitale. I lavoratori e le lavoratrici vivono sulla propria pelle lo sfruttamento e l'oppressione, che arricchiscono i proprietari di aziende e i loro manager. I lavoratori sono considerati dai padroni solo dei numeri, buoni a fare dividendi e nulla più, senza alcuna considerazione e rispetto per la persona.
In questo contesto crescono le mobilitazioni dei “riders”, i lavoratori che per pochi euro all'ora consegnano a domicilio i pasti, in bicicletta o in motorino. In tutta Europa, i riders dei servizi di “Food Delivery” delle catene Foodora, Deliveroo, Glovo e “Just Eat” alzano la testa e reclamano diritti e retribuzioni migliori. In molte città sono sorti spontaneamente gruppi o collettivi di lavoratori e lavoratrici, che hanno smascherato la retorica secondo la quale la cosiddetta “gig economy”, (ovvero l'applicazione delle nuove tecnologie informatiche a condizioni salariali e ambientali di fine '800) sarebbe fatta di lavoretti volutamente saltuari, attività piacevoli, maggiore libertà.
Questa presentazione, utile ad inquadrare i riders come presunti autonomi su cui scaricare tutti i costi dell'impresa, nasconde in realtà i diritti negati, il ricatto aziendale, la mancanza di tutele e di sicurezza, le retribuzioni sempre più basse. Anche in Italia i servizi di Food Delivery sono in forte espansione, e ci sono state importanti mobilitazioni che hanno portato alla attenzione pubblica questa nuova economia.
Dal processo contro Foodora a Torino, alle mobilitazioni di Milano, sono diverse le strade intraprese dai riders per autorganizzarsi e reclamare i propri diritti. La grave sentenza del Tribunale del Lavoro di Torino dell'undici (11) Aprile scorso, che stabilisce che i riders di Foodora sono da considerarsi collaboratori autonomi e non lavoratori subordinati, ha suscitato grande sdegno nei lavoratori torinesi e di altre città.
La storia dei riders mostra chiaramente che questi lavoratori e lavoratrici, oltre a subire una costante pressione psicologica, sono totalmente assoggettati al datore di lavoro attraverso la App aziendale, che controlla e gestisce spostamenti e produttività; inoltre indossano una divisa, e sono sottoposti a rapporti gerarchici inequivocabili, come tutti i lavoratori subordinati.
Nonostante le difficoltà e le intimidazioni, questo movimento non può e non vuole fermarsi, mentre le società Deliveroo, Foodora, Just Eat, Glovo, continuano a portare avanti il loro business, sfruttando masse sempre più grandi di giovani con paghe miserevoli, quasi tutte fatte di una componente oraria e di una componente a cottimo.
I riders, al fine di poter raggiungere gli scopi comuni e condivisi dai lavoratori e dalle lavoratrici, ed affrontare collettivamente la questione della tutela dei loro diritti, chiedono:
- l'introduzione di un contratto di categoria con l'applicazione del contratto nazionale di lavoro (CCNL) Trasporti e Logistica ;
- l'abolizione delle false partite IVA e la sostituzione con un contratto adeguato;
- il rinnovo di tutti i contratti in scadenza, il pagamento di 7,50 Euro netti all'ora di salario garantito per tutti;
- un monte ore garantito di almeno 20 ore a settimana per tutti, un'indennità atmosferica in caso di pioggia o neve, pari ad una maggiorazione del 30% sul pagamento orario;
- un indennizzo di lavoro straordinario, nel caso in cui le consegne vengano effettuate oltre il turno di lavoro assegnato, con il riconoscimento di una maggiorazione pari al 50% del pagamento orario;
- un'indennità dovuta all'inquinamento da smog dell'aria, pari al 30% del pagamento orario;
- il riconoscimento di un'indennità chilometrica oltre i 3,5 km su strada, dal punto di partenza al punto di consegna;
- la copertura assicurativa totale a carico dell'azienda per ogni singolo lavoratore;
- un rimborso spese per oneri di mantenimento di bici o moto e per il cellulare;
- la fornitura di un'attrezzatura funzionante (tuta impermeabile, caschetto a norma).
In sintesi i riders chiedono di essere inquadrati come dipendenti, e non come collaboratori con partita Iva, rivendicano i diritti della condizione di lavoratore salariato e reclamano un aumento del salario. La lotta continua, e mette i padroni in seria difficoltà.
La lotta dei riders di Deliveroo ha costretto l'azienda a concedere un'assicurazione sanitaria.
Per i riders di tutta Europa è necessario coordinare le varie lotte ed esercitare una pressione costante sulle aziende per estendere questa conquista ai lavoratori delle altre società.
Il capitalismo affonda ogni giorno di più nella sua crisi economica mondiale, e per rinviare il suo precipitare, deve sfruttare sempre più la classe lavoratrice, attaccandone e peggiorandone le condizioni di lavoro e di vita. In tutto il mondo per la borghesia è importante impedire la formazione di un grande sindacato di classe, in grado di unificare le rivendicazioni e le lotte, contro la sottomissione all'interesse nazionale, colpendo, con l'apparato repressivo del suo Stato, chi si muove in questa direzione.
I lavoratori hanno di fronte un capitalismo che, nella fase attuale di pesante crisi, riconduce i proletari alla condizione di “senza diritti”. I diritti di fatto, e non solo e non tanto quelli formali, vanno strappati con la lotta alla classe borghese. Va costruito un grande movimento internazionale del proletariato, indipendente dai padroni e dallo Stato, deciso a lottare solo per gli interessi della classe lavoratrice.

Alternativa di Classe

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