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Partiti disorganici e partito operaio indipendente

(27 Giugno 2018)



Diffondiamo il seguente articolo apparso su "Scintilla" n. 90 invitando i comunisti e gli operai avanzati al dibattito sulle questioni che solleva.

Più volte abbiamo affermato che nel nostro paese manca un autentico partito comunista. Eppure se facciamo il conto delle sigle che sostengono di averlo già costituito non bastano le dita di quattro mani per elencarli.

Ma che tipo di partiti sono? Sono “partiti” a cui mancano elementi essenziali per poter essere considerati autentici partiti indipendenti e rivoluzionari del proletariato.

Dal punto di vista ideologico e programmatico essi sono ampiamente carenti o addirittura disastrosi, in quanto portatori delle molteplici varianti del revisionismo e dell’opportunismo, se non del trozkismo.

Al di là delle differenze c’è un dato che li accomuna: nessuno di questi partiti è sorto dall’unione del socialismo scientifico con il movimento operaio. Sono sorti per lo più come divisioni successive di quello che rimaneva del vecchio PCI revisionista, o come partiti formati a tavolino da intellettuali o da “riciclati” che hanno seguito un percorso distante e separato da quello della classe operaia.

Mancando di questa fondamentale caratteristica, e non avendo fatto praticamente nulla per superare il divario esistente fra teoria rivoluzionaria e il proletariato (che ne è il beneficiario), questi partiti non possono essere altro che organi che hanno con la classe una relazione da “avanguardia ideologica”, o di “rappresentanza politica”, ma non sono un reparto di avanguardia organizzato e cosciente della classe operaia, intimamente legato ad essa.

Sono dunque partiti di elementi staccati dalla classe, senza un rapporto reale e vivo con gli operai, i quali seppure militano in percentuali minime al loro interno, non ricoprono quasi mai posti da dirigenti, ma spesso sono accantonati e isolati dai loro compagni.

Dunque nessuno di questi partiti è un partito di tipo leninista, parte integrante e dirigente della classe operaia. Chi non riconosce questo fatto o vive di illusioni oppure riconosce una funzione dirigente a forze dirette da ceto politico proveniente per lo più dalla piccola borghesia, assegnando al proletariato un ruolo di opposizione interna, di ala sinistra di queste forze.

Tali “partiti comunisti”, in continua competizione fra loro, sono portatori di numerose tendenze e caratteri negativi all’interno del movimento comunista e operaio.

Anzitutto la negazione del concetto e della pratica di “partito indipendente della classe operaia”, il rifiuto degli operai avanzati come elementi dirigenti, il rifiuto della rivoluzione e della dittatura del proletariato.

In secondo luogo, il settarismo e la mania dell’autoreferenzialità, poiché concepiscono la loro attività, i loro rapporti politici, la stessa partecipazione a momenti di lotta o di dibattito in funzione esclusiva della propria crescita, dei propri interessi di bottega, separati e contrapposti agli interessi comuni dell’intero proletariato.

Un’altra pessima caratteristica che questi partiti hanno è la politica di immagine del proprio partito. Spesso la loro partecipazione agli eventi pubblici, alle lotte, alle manifestazioni è più finalizzata alla diffusione di questa immagine, del proprio“logo”, che ai contenuti politici e ideologici.

Chiaramente anche molti dei gruppi esistenti soffrono di questi mali, ma a questo livello è più facile superarli, soprattutto se sono convinti della indispensabilità della autocritica.

Riconoscere l’inesistenza di un vero partito comunista, impegnato a dirigere la lotta rivoluzionaria delle masse per il socialismo, ha delle precise conseguenze.

In primo luogo, l’esperienza prova che questi partiti concepiscono il problema della fusione delle forze comuniste essenzialmente come il problema della loro estensione, poiché concepiscono le loro sigle come “partiti” che hanno sostanzialmente risolto il problema dell’unità comunista. Di conseguenza non hanno nessuna volontà di sviluppare un reale confronto.

Ma un vero partito comunista non può nascere dalla confluenza in nessuno di questi partiti, perché essi mancano di caratteristiche e elementi essenziali per fungere da centro di raggruppamento delle forze rivoluzionarie del proletariato. Una confluenza non farebbe che riprodurre le tare esistenti a livello più allargato.

In secondo luogo, stante le caratteristiche ideologiche e la composizione della base sociale di questi partiti va riconosciuto che il partito nella situazione attuale non può scaturire da una scissione, come avvenne per il PCdI nel 1921. Non ve ne sono le condizioni politiche e numeriche, e non esiste ancora un’Internazionale comunista che possa fissare le condizioni della sua formazione, agevolando il compito.

Certamente noi invitiamo i compagni comunisti a rompere con questi partiti, ma come abbiamo avuto modo di osservare, è più facile i compagni escano dal revisionismo, piuttosto che il revisionismo esca da loro. Questo significa che spesso devono passare attraverso un duro lavoro di autocritica e riappropriazione del marxismo-leninismo, che hanno appreso in forme deformate ed avulse da una pratica sociale conseguente.

Il passaggio dal frazionamento esistente alla formazione del reparto di avanguardia organizzato e cosciente del proletariato, il Partito comunista, non passa attraverso questi falsi partiti comunisti, che minano la formazione di un partito indipendente di operai e contribuiscono a mantenere la situazione di frammentazione e confusione ideologica esistente.

Non solo: fino a che la massa degli operai avanzati non si libererà dalle concezioni e dalle influenze di questi partiti sarà impossibile formare un forte partito rivoluzionario del proletariato attraverso il quale la classe operaia parteciperà alla lotta politica con i propri obiettivi immediati e storici.

Questo passaggio può avvenire in questa fase storica solo costruendo un’organizzazione intermedia che ne prepari le condizioni politiche, organizzative, programmatiche, stringendo legami sempre più stretti con la classe operaia attraverso la propaganda e l’agitazione politica, per attrarre dalla parte del comunismo l’avanguardia del proletariato, specialmente le nuove generazioni operaie.

Il sistema dei circoli e dei gruppi è adeguato per svolgere questa funzione? Noi pensiamo che le debolezze tipiche di questo genere di organizzazione, il loro localismo, l’intermittenza del loro lavoro, la scarsa presenza di fabbrica, possono produrre solo risultati molto parziali e insufficienti.

Per avanzare è necessaria un’organizzazione centralizzata, guidata dalla teoria e dalla pratica del movimento di emancipazione del proletariato, ispirata ai principi dell’internazionalismo proletario, che riunisca la parte migliore del proletariato e sviluppi una pratica sociale conseguente, che si impegni direttamente fra gli sfruttati, partecipando e sostenendo le loro lotte per elevare la coscienza di classe degli operai, sviluppando la solidarietà di strati operai sempre più vasti, ponendo sistematicamente la questione dell’unità della massa degli operai avanzati in partito.

E’ ora di finirla con l’altalena fra inazione e proclamazione di partiti campati per aria. E’ ora di dirigere i nostri sforzi verso la creazione di questa forma di unione rivoluzionaria del proletariato, che sia embrione del Partito comunista del proletariato del nostro paese, strettamente legata al Movimento comunista internazionale.

La formazione di un’organizzazione intermedia, di un embrione di partito che faccia intervento politico nella classe, si dia i suoi strumenti di dibattito, di propaganda etc. è la via migliore, la più percorribile nella attuali condizioni per i comunisti e gli operai avanzati che sentono come improrogabile la necessità del Partito.

Nella fase attuale vanno stabiliti contatti regolari bilaterali e multilaterali, degli incontri comunisti periodici a cui partecipino i rappresentanti dei diversi gruppi di comunisti e proletari d’avanguardia, per dare vita a un ambito stabile di confronto e scambio di esperienze, approfondimento di questioni teoriche e politiche, strategiche e tattiche, anche per verificare come le organizzazioni comuniste intervengono nelle lotte, con quali parole d'ordine, etc. Anche a livello locale pensiamo sia di grande importanza rafforzare ed espandere i rapporti, specie per sostenere le lotte e prendere contatti con le realtà operaie.

Altrettanto importante sarà sviluppare iniziative pubbliche, convegni, volti a trasferire conoscenze ed esperienze ai settori avanzati della classe.

Ciò significa uscire dalla sterile ’logica dei coordinamenti, così come dalla lotta ideologica condotta al margine della lotta di classe, per fare un passo avanti.

Dobbiamo passare alla collaborazione attiva e al lavoro comune dei gruppi comunisti non divisi da profonde differenziazioni ideologiche, che hanno rotto col revisionismo, i quali possono sviluppare un ruolo vitale per l’unità degli operai avanzati in partito, assumendo responsabilità e sviluppando l’iniziativa comunista all’interno delle lotte, nel lavoro quotidiano.

Da Scintilla n. 90 – giugno 2018

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