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Romano Salvatori, "Vasanello nel XIX Secolo, Amministrazione, economia e società"

Vetralla, Ghaleb, 2018, pp. 255, € 18.00.

(30 Luglio 2018)

vasanello nel XIX secolo

“If you know your history, then you would know where you coming from. Then you wouldn't have to ask me who the heck do I think I am”. Vengono in mente i versi di Buffalo soldier di Bob Marley immergendosi nella lettura di questo, voluminoso, saggio a cura di Romano Salvatori, classe 1968, laureato in Scienze politiche, funzionario commerciale di professione, senza tralasciare la passione storiografica contemporaneista. A tal proposito, lo scorso anno Salvatori ha curato il Primo numero de “I Quaderni de La Poderosa”, intitolato I Falsi miti del Fascismo, puntuale ed esaustiva confutazione dei luoghi comuni e delle vulgate revisioniste - strumentali sul Ventennio. La pubblicazione è disponibile on line sulla Pagina Facebook de La Poderosa, l’associazione con sede presso la Casa del popolo di Vasanello, già Bassanello, di cui l’autore fa parte.

Qui si va a ritroso, parlando del Secolo lungo, come ha ricordato Adolfo Benedetti alla prima presentazione del volume, quello cioè che, in termini storiografici, va dal 14 luglio 1789 al 28 giugno 1914, attraverso la vita di un comune di qualche centinaio di abitanti nel Circondario di Viterbo, passaggio per Orte, poi importante scalo ferroviario, sebbene qui la ricostruzione, come da titolo, termini con il tramonto del XIX Secolo. Una popolazione dedita perlopiù all’agricoltura e, in questo caso, alla produzione del vasellame, per cui il centro ha goduto nei tempi di una certa fama. E se conosci la tua storia sai da dove vieni: da secoli di sottomissione alla nobiltà, nello specifico ai Barberini Colonna di Sciarra, e al clero. Proprio l’Ottocento rappresenta per queste terre, con i moti risorgimentali, la meteora della Repubblica Romana e, infine, l’Unità nazionale, l’inizio di quel lento processo di emancipazione da questa soggezione che potrà dirsi fattivo, o almeno palpabile, solo nel Secolo successivo, con l’irrompere dei movimenti dei lavoratori, qui contadini.

L’autore esprime già nelle prime righe dell’introduzione i suoi orientamenti, citando l’Apologia della storia di Marc Bloch, massimo esponente della cultura degli Annales, quella che ha grandemente condizionato gli studi storici del Novecento. Una storiografia che fa largo uso di tutte le scienze possibili (antropologia, psicologia, sociologia etc.) nello studio del passato, così come di tutta la documentazione, per ricostruire non solo le cronologie dei fatti ma anche le vicende e i vissuti dei ceti subalterni esclusi dalle memorie ufficiali, che oggi ci potrebbe apparire come un’ovvietà. Una scuola che vede le sue origini proprio nell’Ottocento, con Jules Michelet, colui che immaginava lo storico come un orco assetato di sangue umano da fiutare e scovare soprattutto negli archivi. Una visione positivistica magari concettualmente superata dalle generazioni successive ma che ha indubbiamente segnato un punto di non ritorno: proprio la centralità dei complessi documentali nello studio del passato.

Gli archivi, appunto: questa monografia, se si toglie un apparato bibliografico di riferimento, si avvale essenzialmente dell’Archivio storico del Comune di Vasanello e di quello della Delegazione apostolica. Questa documentazione, pressoché tutta sin qui inedita, è stata, va da sé, prodotta dai funzionari del potere pontificio, nel Comune come nella Delegazione. È perciò essa sostanzialmente espressione di quei ceti possidenti che si sono succeduti e avvicendati alle leve di comando: il ricorrere degli stessi cognomi lungo i secoli è assai significativo. Per cogliere la condizione, il punto di vista degli sfruttati, dei più, delle masse, fin quando non avranno la capacità di parlare con voce propria, bisogna analizzare le pieghe, intuire il complementare, il non scritto, la dissimulazione, come l’autore fa in più passaggi. Un esempio esplicito a tal proposito è, come solitamente accade negli archivi comunali, nelle multe (prima dell’avvento dell’automobile un vero e proprio copione per la commedia della storia), i cui verbali spesso riportano le dichiarazioni di contestazione dei cittadini, con espressioni talvolta volgari o comunque colorite. Non mancano altri particolari gustosi che l’autore ha qui inteso riportare.

Venendo alla struttura: il testo, destinato ad andare ben oltre l’erudizione locale, si divide in cinque capitoli. I primi due, propedeutici, toccano gli aspetti di vita politica, amministrativa, economica e sociale di Vasanello. Il Capitolo terzo, Un Paese che cambia, affronta le trasformazioni della Seconda metà del secolo, legate particolarmente all’unità d’Italia e all’incremento demografico. Un capitolo specifico è dedicato a bilanci, imposte e fisco. L’ultimo è, invece, composto dalle trascrizioni di documenti originali, con qualche passaggio esplicativo. Qui sono i vari capitolati che regolavano la vita della comunità sotto tutti gli aspetti: dall’urbanistica, alla sanità, sino al regolamento delle festività. Parte consistente è dedicata agli appalti, alle privative, ai dazi del commercio e della somministrazione alimentare (pane, derivati farinacei, carne, pesce, vino, liquori), la cui lettura può stimolare quella sorta di appetito ancestrale, di fame atavica, che ci riporta a ciò che siamo stati e a ciò che abbiamo desiderato sino, sempre in termini storiografici, a qualche istante fa.

Silvio Antonini

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