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Dignità operaia

Dignità operaia

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Una lettera di sfogo e di denuncia

Un'operaia sindacalizzata Cgil

(19 Agosto 2005)

Io Cintoni Leonilde dipendente della Piemonte srl presso l’appalto Telecom di Albano laziale , dopo migliaia di lotte sempre in testa alla Filcams-CGIL e sempre distintami con onore e serietà ora sono arrivata alla frutta , grazie alla vostra scarsa sensibilità e all’impotenza di contrastare le aziende appena esse dimostrino menefreghismo nei vostri confronti.

Certo sto morendo , ma anche un pezzo della Filcams- CGIL muore con me non dimenticatelo! Come sono stata una bandiera ,e un esempio quando vincevo in nome della Filcams-CIGIL sarò anche un esempio della mia sconfitta e di tutti quelli che credono ancora nel sindacato.

Sento già i commenti delle colleghe che spingevo a firmare la tessera : “te lo dicevo che alla fine il sindacato non conta nulla e i sindacalisti non hanno o sono incapaci di trattare per gli operai” “oppure, “potevi metterti d’accodo pure tu” a discapito dei tanti traguardi sociali conquistati con lotte e privazioni.

Ma io Cintoni Leonilde mi piego ma non mi spezzo e muoio davanti a tutti forse decretando anche la vostra morte .

Comunque fino ad oggi non siete riusciti ,dall’alto delle vostre poltrone , a contrastare il comportamento unilaterale dell’azienda che impone un trasferimento alla sottoscritta oltre i 40 Km con un ordine di servizio che alla fine della giornata lavorativa impone spostamenti per oltre 150 Km. L’unica cosa che mi viene detto da tutti ,sindacalista compreso , che se non ci vado vengo meno a questo ordine di servizio con le conseguenze del caso.

Ma come faccio ad andarci se abito a Castel Gandolfo e non ho nessun mezzo di trasporto sia pubblico che privato per arrivarci? Ma io ero stata assunta ad Albano dove peraltro il posto di lavoro e attualmente operativo e la mia permanenza era stata decisa da un magistrato del lavoro.

Inoltre perché questo trattamento discriminatorio solo nei miei confronti ,da cui scaturisce un perverso stato vessatorio affinché la sottoscritta ,dopo 17 anni , lasci il posto di lavoro?

Perché ogni volta, le non documentate riduzioni , le ditte le usano solo per gli operai scomodi?

Perché i rappresentanti sindacali si fanno infinocchiare dalle paventate riduzioni, senza verificare i capitolati d’appalto in compagnia di persone capaci di valutare il tutto.

Inoltre perché le false riduzioni da cui si trincerano le aziende non vengono presentate sui monti ore ed in percentuale equo distribuita ?

Se non l’hanno fatto allora questo è trattamento discriminatorio!

Contestualmente l’azienda Piemonte scippa ogni incontro , perdendo tempo e rendendolo a suo dire impotente di concludere ogni qualsivoglia soluzione.

Ma se l’azienda continua con questo atteggiamento la sottoscritta che fa ,una volta finita la malattia ,peraltro dovuta a stati di ansia per le pressioni sul lavoro , si licenzia !

Faccio notare che che anche per quest’ultima il periodo ammesso dalla legge sta per finire!

Voglio, prima di morire, informare tutti che la storia è cominciata quando la precedente ditta Lux srl voleva ridurre il mio orario di lavoro peraltro ben contestato dall’attuale rappresentante sindacale Brigante Anselmo.

L’accettazione di questo stato di fatto non ha impedito alla Lux di creare falsi presupposti per un mio trasferimento da Albano a Pescara immediatamente ricusato dal Giudice del Lavoro di Velletri con la riammissione della sottoscritta sul suo posto di lavoro.

Questo non ha però impedito il protrarsi di tre anni di pressioni psicologiche sfociate un uno stato di mobbing, con gravi danni biologici alla sottoscritta ,peraltro ben assistita dall’avv. Nardi dello sportello donna di Pomezia.

Ora con il cambio appalto ,ed il subentro della Piemonte srl , la ditta Lux ha pensato bene di lasciare il bastone a quest’ultima , forse informandola quasi con sottile vendetta, di un operaia non facile da piegare ma sicuramente da “castigare”.

Guarda caso l’unico provvedimento tra decine e decine di operai e quello ,non di risolvere una vicenda piena di asti, ma di inasprire ancora di più la vicenda ,forte della sua arroganza e della vostra impotenza (peraltro sbandierando che il sindacato è perfettamente al corrente e consapevole del suo modo di agire) la impresa Piemonte mi trasferisce senza pensarci due volte a Palestrina . S.Cesareo, Valmontone, Colleferro, Artena e dulcis in fondo il pomeriggio a Pomezia.

Solo io in questo appalto subisco trattamenti discriminatori , perché solo io sono sempre trasferita !

Non riesco a capire che se tale atteggiamento delle ditte nei miei confronti nasce dal fatto che la sottoscritta tratta solo in presenza di rappresentanti Filcams-CGIL , allora una mia sconfitta è pure vostra.

Certo la Cintoni che sta esalando gli ultimi respiri prima della costrizione al licenziamento farà prevalere quelle tesi per cui ha sempre combattuto “che te ne fai del sindacato …prima che si mettano d’accordo loro fallo tu!” La mia repulsione per tali tesi e ferrea e statuaria ma trovo difficoltoso contrastarla e nel momento dei tesseramenti la defezione sarà di rito.

Purtroppo anch’io scrivo questo “testamento” a voi che dalle poltrone “ che avete il potere necessario ad intervenire in modo tecnico legale e politico (e si perché la mia sconfitta credo che poi sia pure un fatto politico) e per sensibilizzarvi e rendervi partecipi ricordandovi che non è colpevole di omicidio solo quello che materialmente sferra il colpo ma anche chi guarda e non “favella”.

Fiduciosa nella vostra benemerenza saluto tutta la Filcams-Cgil che pazientemente informo nella disperazione dell’ultima settimana di vita .

Castel Gandolfo 17/08/05

Cintoni Leonilde

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