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Genova, disastro di Stato

(17 Agosto 2018)

Un disastro lungamente annunciato, quello del viadotto Polcevera. Carenze di progettazione, degrado dei materiali di costruzione, flussi e carichi di traffico superiori a quelli previsti, manutenzione parziale, sottovalutazione dei rischi, allarmi ignorati…. “Prima o poi doveva succedere” ha esclamato un genovese testimone del collasso del ponte.

Dopo la morte di decine di operai, lavoratori, giovani, cittadini italiani e stranieri – esprimiamo ai familiari il nostro cordoglio e condividiamo la scelta di rifiutare gli ipocriti funerali di Stato - con centinaia di proletari sfollati e decine di migliaia di posti di lavoro a rischio, abbiamo sentito i ministri giallo-verdi annunciare la “eventuale revoca” della concessione della autostrade alla famiglia Benetton e parlare di piani di ammodernamento.

Ormai li conosciamo: sono solo “chiacchiere e twitter”. La loro natura e la loro politica piccolo borghese impediscono di toccare gli interessi dei monopoli che si ingrassano con gli accordi segreti di Stato e i pedaggi da rapina. Al massimo revocheranno qualche chilometro di concessione e sistemeranno una decina di ponti sui diecimila da revisionare, mentre elemosinano “qualche settimana senza pedaggio” (Salvini).

I capi di M5S e Lega Nord non possono realizzare alcun piano straordinario di manutenzione e sostituzione delle infrastrutture fatiscenti perché non hanno alcuna intenzione di toccare i profitti dei monopoli, i capitali, le ricchezze e le rendite parassitarie. Vogliono solo difendere i privilegi delle classi proprietarie e quelli delle loro consorterie, come coloro che li hanno preceduti. Spietati con i migranti, si inginocchiano davanti i monopolisti.

Genova e il paese continueranno a subiranno le conseguenze dell’economia e della politica imposta dal capitale finanziario e dai suoi governi che utilizzano le tasse pagate dai lavoratori non per i servizi e la sicurezza sociale, non per le pensioni e i trasporti pubblici, ma per pagare il debito salito alle stelle con i salvataggi statali delle banche e per finanziare le missioni di guerra.

Per uscire dal declino del capitalismo italiano – di cui il degrado delle infrastrutture è solo un aspetto - non servono le chiacchiere, gli annunci e le promesse a vuoto. Mentre esigiamo l’adozione immediata di tutte le misure necessarie ad alleviare le sofferenze dei lavoratori genovesi, da finanziare con gli enormi profitti di Atlantia, ribadiamo che la sola via di uscita dal disfacimento della società borghese sta nella collettivizzazione dei principali mezzi di produzione, delle banche, dei mezzi di trasporto e di comunicazione, delle strade e delle ferrovie, della terra e del sottosuolo, delle acque.

Nella società pianificata, non più basata sul maledetto profitto ma sul benessere dei lavoratori, sarà possibile riorganizzare tutti i settori della produzione e della distribuzione, quindi dei trasporti, sotto il controllo e la vigilanza diretti e permanenti della classe operaia.

Nel socialismo il trasporto pubblico sarà incrementato in modo da poter soddisfare le necessità connesse con lo spostamento dei lavoratori, degli studenti e con il tempo libero. L’intera rete dei trasporti verrà ridisegnata e ristrutturata, privilegiando i mezzi pubblici. Il trasporto delle merci su gomma (oggi pari al 90%) sarà significativamente ridotto, incrementando quello su rotaia e per nave. Le strade diverranno così più sicure e i centri cittadini saranno liberati dal soffocante ingorgo automobilistico.

Per conquistare la nuova società è indispensabile la rivoluzione sociale del proletariato. Operai organizziamoci in un Partito indipendente e rivoluzionario per dirigere le masse sfruttate e oppresse alla conquista del potere politico. Nuove grandi lotte ci aspettano!

16 agosto 2018

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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