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Sospesa l'iscrizione alla Cgil ad un membro del coordinamento nazionale del Nidil

(20 Agosto 2005)

Al Segretario Generale NIdiL-Cgil- Emilio Viafora

Al presidente del Coordinamento Nazionale NIdiL-Cgil - Michele Bonacci

e p.c. ai membri del Coordinamento Nazionale NIdiL-Cgil


Cari Compagni, vi scrivo per mettervi al corrente di un grave atto discriminatorio e ritorsivo al quale ritengo di essere stato sottoposto.

In data martedì 27 luglio, recatomi a ritirare la mia tessera 2005 presso la Camera del Lavoro di Udine, il Segretario Confederale Natalino Giacomini mi ha convocato per comunicarmi che non intendeva rinnovarmi l’iscrizione in quanto responsabile della diffusione di volantini presso gli stabilimenti locali della Sàfilo (industria dell’occhialeria in crisi con stabilimenti in Cadore e Friuli) che, a nome dell’”Alternativa operaia in Cgil” (area neocostituita all’interno del percorso di dibattito della “Rete 28 aprile”), in maniera “implicita” (e a suo dire illegittima) criticavano la Cgil per la gestione della vertenza in corso in quell’azienda.

Come mi è stato detto si è inteso in tal modo “sospendere il rinnovo in attesa di verifiche opportune”. Ad oggi non mi è stata comunicata nessuna contestazione dettagliata, in forma scritta, in grado d’integrare le generiche accuse verbali ricevute, relative tra l’altro ad una discutibile interpretazione del testo di volantini considerati inaccettabili, appunto, per alcuni dei loro contenuti “impliciti” (sic).

Alle obiezioni che ho mosso immediatamente sono state opposte solo lamentele generiche, relative pure alle critiche che già in passato ho avuto modo di esprimere nei confronti di determinati orientamenti della Confederazione e che evidentemente da alcuni sono state considerate alla stregua di un delitto di lesa maestà.

Le mie obiezioni si fondano, oltre che sul buon senso di chi ha sempre creduto che le critiche non vadano affrontate con atteggiamenti sanzionatorii, sulla considerazione che il provvedimento disciplinare nei miei confronti entra in aperta contraddizione con l’articolo 3 – Titolo I - e in particolare dell’articolo 26 - Titolo V - dello Statuto della Cgil, nel quale si specifica che solo “in casi di particolare gravità, derivanti da sottoposizione a procedimenti penali, con esclusione dei reati di opinione e, comunque, nei casi di provvedimenti restrittivi della libertà della persona, la Segreteria del Centro regolatore di riferimento (o di quello superiore se il caso si riferisce ad un Centro regolatore) può sospendere cautelativamente l’iscritto dalla carica ricoperta o dall’esercizio delle facoltà di iscritto, per il tempo strettamente necessario all’inchiesta e alla decisione di prima istanza e all’esame dell’eventuale ricorso”.

Mi si è risposto che il metodo per provvedere alla sospensione era stato giudicato corretto oltre che dal compagno anche da altri compagni della Cgil Regionale, in particolare dal Segretario Regionale e dal responsabile organizzativo, oltre che dal Segretario Generale Nazionale del NIdiL, tutti sentiti telefonicamente (da i miei “accusatori”, naturalmente, e non dal sottoscritto, tenuto all’oscuro di tale “indagine” fino al momento della comunicazione del provvedimento) e chiamati ad esprimersi sulla regolarità del procedimento..

La sospensione preventiva, in evidente assenza delle motivazioni statutarie adeguate, ha assunto a mio giudizio un carattere ritorsivo ingiustificato, anche perché il sottoscritto non ha mai inteso, ovviamente, sottrarsi al confronto con gli organismi interni che dovessero essere chiamati in causa per entrare nel merito della mia condotta politica (perché è questa che in sostanza mi è stata imputata), di cui mi sono sempre assunto ogni responsabilità..

Con questa mia lettera, che pure ha un carattere inevitabilmente sommario, intendo porre all’attenzione dei compagni del NIdiL e di tutta la Cgil un provvedimento che, oltre ad essere a mio parere scorretto ed arbitrario, è, come ho già scritto, ritorsivo, perché punta ad utilizzare metodi sbrigativamente burocratici per punire l’emersione di un dissenso relativo alla gestione di una vertenza che tanta attenzione ha creato presso il territorio.

Credo, infatti, che i motivi di dissenso, più che negli organismi di garanzia, andrebbero affrontati serenamente nelle riunioni, grazie allo sviluppo di un dibattito schietto ed argomentato, con lo scopo di praticare fino in fondo quel metodo plurale e democratico che dovrebbe contraddistinguere i rapporti tra i compagni della nostra organizzazione.

A tal fine confido, oltre che nella ragionevolezza dei dirigenti della Confederazione, nella solidarietà di compagne e compagni, affinché alla mia possano aggiungersi le voci di quanti non sopportano questi metodi e che, a prescindere dal merito, si ostinano a non ritenere che i dissensi vadano esclusivamente sanzionati: oggi il dissenso è il mio, ma domani di chi saranno i dubbi che verranno censurati o le critiche che verranno punite?

Udine, 16 agosto 2005

Cordiali saluti

Stefano Pol
Membro del Coordinamento provinciale NIdiL di Udine e del Coordinamento Nazionale NIdiL-Cgil

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