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(15 Novembre 2010) Enzo Apicella
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Migranti: Lo schifo della politica borghese

(24 Agosto 2018)

Friedrich Engels

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Sui corpi sofferenti dei migranti in fuga da miseria, guerre, disperazione, dilaga sempre più la fetida melma della politica borghese, miserabile espressione delle primarie esigenze di sopravvivenza di un modo di produzione in crisi strutturale. E’ una partita, quella che si gioca su quei corpi, che una volta di più porta alla luce l’“essenza” di quella politica: intrallazzi con questo o quel governo straniero o banda di avventurieri per assicurarsi teste di ponte economiche e strategiche (un esempio? i rapporti fra Italia e Libia, o fra Italia e Francia), dinamiche neanche troppo sotterranee di contrasti inter-imperialistici, con i migranti come insanguinata moneta di scambio (un esempio? i rapporti fra Germania e Turchia, tra USA e Messico), squallide manovre di bassa cucina tra fazioni borghesi in fibrillazione (campo in cui l’Italia vanta una lunga tradizione), braccio di ferro di questo o quel paese con l’“Europa”. E soprattutto, operazioni mediatico-ideologiche (“Prima gli italiani”, per non esser da meno ad “America First”), volte a mobilitare in senso anti-proletario, con il supporto della manovalanza mafiosa e fascista e un progressivo irrobustimento dello Stato-sbirro, ampi strati di piccola borghesia e aristocrazia operaia disilluse e incarognite: operazioni mirate ad arginare e controllare i sussulti di classe che potrebbero sprigionarsi sotto la pressione di una crisi che nessun governo borghese, di qualunque colore esso sia, è in grado di risolvere.
Non s’illudano i proletari indigeni attratti o confusi dai grugniti sub-umani di chi è al governo o è in fregola di andarci o di tornarci, o di coloro che da sempre sono abilitati a cucinare sui giornali e nei salotti televisivi il pastone indigesto e velenoso che si chiama “razzismo”. Non s’illudano: con fatti e parole, si colpiscono i settori più deboli e ricattabili per colpire tutta la classe – quella classe di cui essi, i proletari indigeni, volenti o nolenti fanno parte, indipendentemente dalle futili aspirazioni piccolo-borghesi e dalle ostinate illusioni d’esser “garantiti”. La divisione entro le file della classe proletaria è l’arma preventiva che serve perfettamente alla repressione presente e futura da parte del Capitale e del suo Stato: tutti verranno messi alla catena di uno sfruttamento intensificato e saranno bastonati se oseranno alzar la testa.
Quanto alle “anime belle”, quelle che si nutrono di “nostalgiche fantasticherie di fratellanza universale dei popoli, di repubblica federale europea e di pace mondiale perpetua” (Engels sulla “Nuova Gazzetta Renana” del 15/2/1849), non abbiamo che da ripetere quanto più volte scritto e detto: i loro lamenti e pii desideri, sempre più impregnati d’incenso e benedetti da papi, vescovi e preti più o meno di strada, non fanno altro che render ancora più liquida e pervasiva quella melma puzzolente. Solo se sapranno abbandonare l’inerzia in cui vegetano da decenni per schierarsi su un fronte di lotta di classe, contro le istituzioni che rappresentano e difendono la classe al potere, potranno riscattare l’oggettiva complicità con tutto questo schifo di politica borghese, complicità oggettiva che li ha contraddistinti finora: “Gli antagonismi che si sprigionano dagli stessi rapporti della società borghese devono essere affrontati combattendo; non possono essere eliminati con la fantasia” (Marx sulla “Nuova Gazzetta Renana” del 29/61848). Ma dubitiamo fortemente che le “anime belle” riescano a comprendere tutto ciò e ad agire di conseguenza!
La nostra posizione è chiara da sempre e sfidiamo chiunque a contestarla, avendo sotto gli occhi la realtà oscena di oggi che anticipa quella che si prepara domani. I flussi migratori sono il prodotto dello sviluppo ineguale del capitalismo, della penetrazione coloniale prima e imperialista poi in vaste aree del globo, della crisi economica strutturale che si trascina da decenni, delle guerre per il predominio economico e strategico dei ladroni imperialisti di est e di ovest, di sud e di nord, e dunque della miseria crescente e dell’accelerata proletarizzazione di masse enormi. Per queste masse noi rivendichiamo la totale libertà di movimento, senza obblighi di papiers, di permessi ecc.; lavoriamo perché rinascano organismi proletari territoriali di lotta e di difesa, aperti a tutti i proletari, occupati e disoccupati, uomini e donne, indipendentemente dall’origine, dalla lingua, dalla religione; proclamiamo a parole e nei fatti la lotta aperta tanto allo Stato che è il randello del capitale nazionale quanto all’imbelle antirazzismo e antifascismo democratico, cui opponiamo la teoria e la prassi dell’internazionalismo e la necessità urgente del rafforzamento e radicamento del partito rivoluzionario.
23/8/2018

Partito comunista internazionale
(il programma comunista – kommunistisches programm – the
internationalist)

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