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Insegnamenti da una lotta operaia in Venezuela

Da "Il Partito Comunista" N. 390 - Luglio-Agosto 2018

(8 Settembre 2018)

In Venezuela, a Moròn, nello stato di Carabobo, nella regione costiera centro-settentrionale, negli anni ‘60, sull’onda del boom petrolifero, si è sviluppato un grande polo industriale con grandi aziende nelle quali si è concentrata gran parte della manodopera proveniente anche dagli Stati di Yaracuy e di Falcòn. Attualmente in queste aziende lavorano circa 8.000 lavoratori.

A partire dal 2016 nell’impresa Ferralca si è sviluppata una lotta nelle forme di organizzazione e di battaglia tipiche della classe operaia. Il 2016 e nel 2017 sono stati così ricchi di esperienze, frutto della lotta, nonostante un ambiente politico ostile, dominato non soltanto dalle correnti politiche opportunistiche ma anche dal sindacalismo padronale, disfattista e traditore, che ha fatto di tutto affinché i lavoratori restassero disorganizzati, divisi e sottomessi alla legalità borghese.

Le circostanze e gli eventi di questo periodo hanno confermato la giustezza del nostro indirizzo classista e da questa esperienza è uscita rafforzata la fiducia della classe operaia nella propria lotta e la riscoperta del valore della sua unità espressa in suoi autentici sindacati di classe.

Dal 2015 al 2017 il sindacato aziendale a Ferralca ha partecipato al coordinamento sindacale denominato “Fuerza Laboral del Eje Costero” (FLEC, Forza lavoro dell’asse costiero), formatosi come strumento di solidarietà, appoggio ed unità dei sindacati aziendali della zona di Puerto Cabello, Moròn e Tucacas. In questo fronte i compagni della Ferralca hanno sostenuto una linea classista contrastando le posizioni legalitarie e la tendenza ad impegnare i sindacati nelle elezioni parlamentari, presidenziali ed altre, a favore di candidati “amici”. Ugualmente ci si opponeva alla costituzione di un organismo comprendente esclusivamente rappresentanti ufficiali dei sindacati e che escludesse i semplici lavoratori, e alla politica di mantenere le lotte isolate all’interno di ciascuna impresa e senza rivendicazioni generali che unissero e mobilitassero tutti i lavoratori della regione.

Per quanto ci si sia impegnati in attività notevoli per il loro contenuto classista, non è stato infine possibile dare corpo e stabilità a un organismo unitario di coordinamento della lotta dei lavoratori, organizzato nei luoghi di lavoro attorno a rivendicazioni generali della classe operaia. La FLEC ha subìto un rapido processo di indebolimento, sopravvivendo soltanto con la sua sigla, mentre i sindacati che ne facevano parte sono regrediti a concentrarsi sulle situazioni specifiche nelle rispettive aree “di competenza”, abbandonando ogni iniziativa di lotta, di integrazione sindacale e di agitazione rivendicativa.

Nel 2016 erano venuti a scadere i contratti di lavoro aziendali delle imprese Tripoliven (180 lavoratori), Produven (60) e Ferralca (143). A marzo il sindacato di Ferralca convocò una riunione per definire un’unica piattaforma rivendicativa, arrivando ad un accordo fra i sindacati per avanzare le stesse rivendicazioni: aumento del 100% del salario medio; buono alimentare di 90.000 bolivar; 65 giornate di ferie pagate, con un minimo di 30 giorni usufruiti, indipendentemente dall’anzianità del lavoratore, con giornate aggiunte in base all’anzianità; premio di un minimo di 120 giorni di paga; assicurazione per degenza ospedaliera, operazioni chirurgiche e maternità di 1,5 milioni di bolivar.

Inoltre i compagni della Ferralca hanno proposto di tenere assemblee generali fra i lavoratori delle tre aziende e di accordarsi per azioni congiunte di blocco della produzione e per il coordinamento di azioni al fine di ottenere gli obiettivi prefissati.

Alla Ferralca il sindacato impostò un programma di assemblee permanenti al fine di contrastare le azioni ricattatorie del padrone il quale, con crumiri e delatori, tentava di boicottare le azioni di lotta. Uno di questi tentativi padronali è stato concedere un premio di produzione se i lavoratori rinunciavano al blocco della produzione: attraverso il meccanismo delle assemblee permanenti è stato facile spiegare perché era da rifiutare l’inganno di questa “elargizione”.

In occasione della fiera governativa “Expo Venezuela Potencia”, che si è svolta nel marzo del 2017, un evento in cui gli imprenditori espongono i loro prodotti e concludono affari fra loro e con il governo, il padronato privato ha ottenuto dal chavismo facilitazioni per potenziare l’apparato produttivo, a spese dei lavoratori. Il governo ha concesso crediti in dollari e in euro agli imprenditori, prezzi politici molto bassi per le materie prime di produzione nazionale, esenzione da alcune imposte e la concessione di una dilazione nei pagamenti dei contributi sociali. Ma senza alcun dubbio, la maggiore di queste concessioni è stata quella di semplificare le procedure per i licenziamenti, sia di quelli pendenti sia di quelli da avviare in futuro, e tanto per i lavoratori quanto per i rappresentanti sindacali.

Inoltre, non solo il Ministero del Lavoro ha così favorito economicamente gli imprenditori, ma è stata confermato che sono a loro disposizione i corpi della repressione dello Stato per soffocare ogni tentativo di sciopero e di manifestazione che tentassero di ottenere le autentiche rivendicazioni di classe.

Nonostante ciò i lavoratori di Tripoliven, Produven e Ferralca (denominate “imprese miste” per essere state avviate in origine con capitale azionario parte del settore privato parte del pubblico), hanno mantenuto ferme le richieste originarie e, con alla testa i compagni della Ferralca, a dicembre dello stesso anno, il 2016, hanno organizzato picchetti agli ingressi impedendo l’ingresso e l’uscita delle materie prime e della produzione.

A questo punto il padronato non ha esitato a dare attuazione agli accordi dell’Expo. La Ferralca, centro della mobilitazione operaia, è stata militarizzata. L’impresa è stata occupata nientemeno che dall’esercito, dalla Guardia Nazionale Bolivariana, dal Servizio Bolivariano di Informazione (SEBIN), dalla Direzione di Controspionaggio Militare (DIGECIM), dal Ministero del Lavoro, e altri organismi statali, con il banale pretesto che il solfato di alluminio, prodotto dalla Ferralca, che serve alla potabilizzazione delle acque, è strategico per il paese. La realtà è che l’unificazione delle rivendicazioni e delle azioni portate avanti dai lavoratori di queste tre imprese ha provocato allarme fra i padroni perché trascendevano il piano elettorale, sul quale si svolge la lotta fra il chavismo e l’opposizione, e del sindacalismo opportunista.

Il governo di Maduro, fedele alla classe borghese che rappresenta, fece arrivare dei pacchi alimentari da consegnare quando i lavoratori avessero desistito da quanto deciso nelle loro assemblee. Inoltre furono sollecitati ad organizzarsi in “consigli operai”, o in varie altre organizzazioni controllate dal sindacato di regime, e ad accettare la “ottima proposta” dei premi offerti da Ferralca. La risposta dei lavoratori è stata un netto rifiuto: “si firmi il contratto; noi restiamo con e nel nostro sindacato”.

Per costringere il padrone ad accettare le richieste si decise quindi di andare a uno sciopero senza preavviso e per un giorno senza garanzia dei servizi minimi.

Questo acuì la repressione da parte dei corpi dello Stato che cominciarono a convocare uno per uno i dirigenti del movimento. Il Corpo di Investigazioni Scientifiche, Penali e Criminali (CICPC), l’Ispettorato del Lavoro, il SEBIM e il DIGESIM, interrogavano i compagni e li importunavano nei luoghi di lavoro. Inoltre gli automezzi di questi corpi repressivi sostavano davanti alle abitazioni dei dirigenti sindacali e davanti alla sede del sindacato. Alcuni crumiri, infiltratisi nelle assemblee, facevano registrazioni degli interventi e le consegnavano ai poliziotti.

Intanto la borghesia al governo e la fazione, sempre borghese, che si oppone al chavismo si affrontavano con manifestazioni di piazza, che coinvolgevano anche dei lavoratori, per propagandare, con il favore dei bonzi sindacali, le parole d’ordine che si allontanano sempre più dagli interessi della classe lavoratrice, come la richiesta di elezioni presidenziali anticipate, la liberazione dei prigionieri politici (non si trattava ovviamente di dirigenti sindacali o che fanno riferimento alla classe proletaria), l’apertura di corridoi umanitari, la difesa della patria, ecc.

Queste grandi adunate nelle piazze costrinsero comunque il governo di Nicolas Maduro a portare davanti alle corti marziali i manifestanti: a partire dallo Stato del Carabobo si dette il via a processi sommari davanti alle corti militari, specialmente dopo l’assalto al forte militare di Paramacay. Così le manifestazioni incominciarono a declinare, quando alla fine di giugno 2017 già una trentina di imputati attendevano il processo.

Ma il governo non aveva risolto il problema del fronte di lotta nelle imprese dove erano in discussione i contratti aziendali, come nel caso delle tre imprese miste. Occorreva chiuderli al più presto: si trattava, nelle parole del direttore del SEBIN, di “una situazione diversa” che bisognava trattare “in maniera differente”. Alla Ferralca si è concentrata l’azione repressiva e sono state aperte procedure amministrative e giudiziarie contro tre dirigenti del sindacato con accuse di terrorismo, per avere paralizzato un’impresa strategica, associazione a delinquere, per avere convocato assemblee con i lavoratori di diverse imprese, sabotaggio, tradimento della patria e cospirazione. Il governo intendeva così minacciare i lavoratori che rompevano con l’ordine borghese. Questo risultato a tutta prima l’ha ottenuto: i dirigenti sono stati sospesi dall’impiego e tolti loro tutti i benefici legati alla loro condizione lavorativa; nel frattempo ogni giorno arrivavano nuove citazioni giudiziarie e amministrative. I dirigenti sono stati isolati dal resto dei lavoratori affinché i padroni potessero riprendere il controllo della situazione, rinnovando le stesse minacce a chi si faceva portatore degli stessi metodi dei dirigenti allontanati.

Ciò ha prodotto nell’immediato il ripiego delle forze proletarie, che hanno constatato come i sindacati delle restanti imprese miste dell’Asse Costiero non hanno fatto nulla per difendere i dirigenti sindacali di Ferralca, licenziati, nel migliore dei casi, con metà delle liquidazioni loro spettanti.

Tuttavia alla Ferralca infine è stato firmato il contratto rispettando tutti i punti già concordati insieme ai sindacati di Tripoliven e Produven, mentre i lavoratori di queste ultime due aziende ne hanno avuti soddisfatti soltanto una parte.

Riassumendo il bilancio di questa vertenza è il seguente: dopo un conflitto protratto per 10 mesi con azioni continue; riscoperti i metodi tradizionali di lotta come lo sciopero senza preavviso e le assemblee permanenti; tornati alle assemblee generali senza distinzione di settore o di categoria; dopo aver avanzato rivendicazioni nettamente proletarie come la riduzione della giornata lavorativa, l’aumento generalizzato dei salari, una sola categoria, piano di pensionamento unico per i lavoratori delle tre imprese; dopo aver ottenuto l’unità d’azione fra i sindacati di imprese diverse, si è riusciti a costringere i padroni a discutere e a firmare i contratti collettivi.

Purtroppo è stato disperso il sindacato alla Ferralca, il quale dovrà rinascere domani per tornare a farsi promotore dell’unità e della mobilitazione dei lavoratori.


Per le lotte future

L’abitudine di organizzare assemblee con regolarità, non soltanto per informare ma anche per discutere temi riguardanti tanto l’interno dell’impresa quanto la situazione di altre imprese e di altri paesi è una pratica di grande importanza al fine di elevare il livello di coscienza, la volontà di lotta e di unità dei lavoratori. È molto importante discutere nelle assemblee altre esperienze vicine di lotta affinché i lavoratori possano identificare le posizioni sbagliate, conciliatrici e traditrici. Occorre discutere molto con i lavoratori delle manovre del padrone e delle contromisure per affrontarle. Alla Ferralca si è continuato a discutere e a sostenere i giusti atteggiamenti sindacali anche dopo i licenziamenti, nonostante l’azione di intimidazione di militari e polizia. I lavoratori hanno continuato a reagire affrontando come potevano i militari presenti in fabbrica e hanno continuato ad avanzare le richieste definite dal loro sindacato.

L’unificazione dei lavoratori di più imprese per esigere una piattaforma rivendicativa unica, anche se tali richieste vengono presentate a padroni diversi, è la strada maestra nella lotta rivendicativa e di classe.

Un altro passo da fare è che i sindacati di classe organizzino i lavoratori non per ogni singola impresa, ma su una dimensione territoriale, unendo le lotte dei salariati delle diverse categorie e dei diversi settori dell’industria. L’obiettivo è un sindacato di classe che inizi mettendo insieme i lavoratori di ogni distretto industriale, e anche di categorie non operaie, del commercio, del pubblico impiego, degli alberghi, dell’educazione, del trasporti, ecc.; un sindacato siffatto raggiungerebbe una notevole forza numerica che lo metterebbe in condizioni di affrontare il nemico di classe e il suo governo, presentando piattaforme rivendicative unificate, agevolando le riunioni dei coordinamenti sindacali sulla base dell’appartenenza territoriale.

Il sindacato di Ferralca ha tentato di promuovere questa visione in seno al FLEC (Fronte Lavorativo dell’Asse Costiero), senza tuttavia trovare ancora un’accoglienza positiva, né tanto meno la disponibilità a farla propria da parte degli altri sindacati che ne facevano parte. Nonostante ciò le posizione corrette di lotta sindacale si dovranno imporre per la loro giustezza e la loro evidente necessità pratica.

Nonostante quanto delle lotte fra le fazioni borghesi viene riferito dai mezzi di comunicazione, i fronti politici che lottano per il controllo del governo e del parlamento e che regolarmente chiamano a votare nelle elezioni della democrazia borghese, si uniscono sempre quando si tratta di fermare e di reprimere le lotte dei lavoratori. Nessuno dei partiti dell’opposizione si è pronunciato contro la repressione e i licenziamenti dei dirigenti di Ferralca. Nemmeno i partiti del Polo Patriottico che si è autodenominato “di sinistra”, come il Partito Comunista di Venezuela (PCV) si sono espressi in merito. Con il loro silenzio, tutti questi movimenti, compresa la direzione dei sindacati che in un determinato momento hanno fatto parte della FLEC, hanno avallato l’azione repressiva dello Stato.

Si è dimostrato per l’ennesima volta che il governo, il ministero del lavoro, l’esercito, la polizia e i padroni agiscono in maniera coordinata per frenare e schiacciare le lotte dei lavoratori. A questa azione antioperaia si uniscono tutti i partiti opportunisti e i sindacati traditori e padronali.

Quando i lavoratori sono decisi nella lotta e organizzati, accade di frequente che il padrone utilizzi i crumiri e i lavoratori arretrati che si vendono al padrone per costringere gli altri ad abbandonare la lotta, per fare accettare loro la conciliazione, per ribassare le loro richieste rivendicative e per andare contro le azioni di protesta decise dalle assemblee.

Il movimento operaio deve perseverare nella lotta rivendicativa unitaria, organizzandosi fin dal livello di base, recuperando la pratica delle assemblee, comunicando al di fuori della fabbrica con lavoratori di altre imprese. Si deve riprendere l’arma dello sciopero come principale forma di lotta, senza preavviso e senza servizi minimi.

È da segnalare la necessità di disporre, nella misura del possibile, di quadri sindacali di riserva che colmino l’assenza dei dirigenti allontanati dalla lotta a causa dell’azione repressiva del padrone e del governo. Per questo è importante che ogni lotta possa contare sulla massima partecipazione della base nelle assemblee e nelle varie commissioni in cui si articola e si struttura l’organizzazione sindacale durante le vertenze, perché questo permetterà al movimento di formare nuovi dirigenti che diano continuità all’azione dei lavoratori.

Si deve creare e tenere in funzione un organo informativo, così come meccanismi di diffusione dei conflitti sindacali a livello territoriale, per dare maggiore organizzazione alla risposta operaia di fronte agli attacchi dei padroni e del loro Stato. L’agitazione e la propaganda è attualmente quasi inesistente nei sindacati di regime e in futuro non dovrà dipendere dalla stampa borghese, che non informa o che distorce le informazioni. I lavoratori devono sviluppare la propria propaganda e agitazione.

Il movimento dei lavoratori in Venezuela deve superare la richiesta di incrementi dei Pacchi Alimentari o della Tessera Elettronica di Alimentazione (TEA). Queste due forme di pagamento si sono convertite in rivendicazioni di cui beneficiano più i padroni che i lavoratori. Il movimento operaio deve concentrarsi nell’esigenza di un salario che permetta di pagare i prodotti e i servizi di prima necessità, senza richiedere ore di lavoro straordinario. Il Pacco Alimentare e la TEA permettono al padrone di mantenere salari bassi e ridurre significativamente le prestazioni sociali e le altre provvidenze.

Ogni sindacato deve porre fra le proprie esigenze rivendicative aumenti delle pensioni per vecchiaia e anzianità e dei sussidi ai disoccupati. Riprendendo la lotta rivendicativa e di classe con nuove organizzazioni di lotta economica, veramente classiste e combattive, il proletariato è chiamato a occupare il suo posto nella storia, non soltanto nel reagire di fronte al supersfruttamento capitalista quotidiano, ma, sotto la direzione del suo vero partito comunista, dovrà intraprendere la strada che porta al rovesciamento della borghesia, all’instaurazione della dittatura del proletariato e all’adozione del programma di trasformazione comunista della società.

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

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