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Addio, porcellum

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(1 Ottobre 2011) Enzo Apicella
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Lega e fascismo
Un paragone impertinente... per il fascismo

(21 Settembre 2018)

Paolo Mieli

Paolo Mieli

I risultati elettorali della Lega sono stati enfatizzati sia dai sostenitori sia dagli avversari, col risultato di creare un’immagine di quel partito che è il frutto di una percezione alterata, non corrispondente assolutamente alla realtà. Ho già messo in luce che la Lega «rappresenta, a essere generosi, un’esigua percentuale di elettori (circa il 9%). Minoranza rumorosa, però mal tra insema, come diciamo a Milano, ovvero mal assortita. A ben vedere, è un elettorato che ha un differente, e contraddittorio, peso sociale e quindi politico. Nella Lega, il razzismo è balzato alla ribalta e ha emarginato il localismo/scissionismo delle origini (i bei tempi di Roma Ladrona!), scompaginando, di conseguenza, una base sociale, geograficamente e socialmente, allora ben definita». [Dino Erba, Tanto tuonò che piovve, merda. La misera storia di un pirla lombardo, 28 agosto 2018]

A distorcere la realtà politica, contribuiscono le vare anime dannate della fu sinistra.

In primis, quella sinistra cialtrona (radical chic) che non vede al di là del proprio beato orticello, senza curarsi delle altrui miserie, in Polonia come in Italia. L’ha ben descritta Paolo Mieli in un suo articolone: Opporsi (male) ai populisti («Corriere della Sera», 10 settembre 2018). Il Mieli si guarda bene dal proporre un’alternativa alla miopia politica della sinistra cialtrona, lascia la patata bollente al collega Antonio Polito (Bel mondo antico, «Corriere della Sera», 12 settembre 2018) che, con provocante ironia, esalta la ricetta Monti-Fornero-Renzi..., ovvero il turbo-capitalismo Made in Italy.

Tra l’incudine della sinistra miope (e beata!) e il martello della sinistra turbo-capitalista, si dibattono gli sparsi frammenti della sinistra buonista, in nome di una democrazia che ormai esiste solo nella loro fantasia.

Mistica democratica a parte, il filo conduttore di questa sinistra residuale si fonda su argomenti improntati a una razionalità apprezzabile (condivisibile, sacrosanta ...), ma assolutamente ridicola di fronte a una realtà sociale in cui prevale l’irrazionalità.

Disgraziatamente, questi estemporanei retaggi illuministici contaminano anche ambienti sovversivi radicali che rischiano di logorarsi in esercizi retorici del tutto controproducenti. E su questo rischio occorre fare la massima chiarezza.

Contro la forza, la ragion non vale

Non mi stancherò mai di ripeterlo che l’attuale marasma sociale è frutto della crisi sistemica del modo di produzione capitalistico. Crisi che si avvita su sé stessa, senza offrire alcuno sbocco, almeno per i proletari, per i senza risorse. Per loro, c’è solo un baratro senza fine.

Da oltre vent’anni, a livello mondiale, è in atto un processo di disgregazione economica e sociale (e anche materiale: i ponti che cadono!) che si sta vieppiù accelerando. Dove più dove meno.

I flussi migratori sono l’aspetto più clamoroso della disgregazione economica di interi continenti, a partire dall’Africa.

Non ne è immune neppure l’Occidente, dove le spinte sovraniste riaccendono remoti nazionalismi, tra loro conflittuali, e forieri di pulizie etniche.

Nel campo proletario, la disgregazione sociale provoca la logica: tutti contro tutti. Coinvolgendo gli stessi sindacati «conflittuali». Le eccezioni ci sono, e confermano la regola.

In Italia, questo disastrato scenario fornisce alla Lega argomenti assolutamente irrazionali e pregni di violenza. Un bel cocktail, ma indigesto per i delicati stomachi della sinistra, più o meno cialtrona, e sempre democratica.

Con la sua mistica, la democrazia ricorre ad argomenti altrettanto irrazionali come quelli del fascismo. Con una differenza: la democrazia rifiuta la violenza, la esorcizza, per disarmare gli sfruttati e gli oppressi.

Grazie a questa mistica irrazionale, cent’anni fa, la democrazia mandò i proletari allo sbaraglio nella lotta contro il fascismo. Risultato: lavoro coatto, guerre e stragi.

Oggi, la Lega ricorre alla medesima logica del fascismo: irrazionale e violenta. E i democratici cercano di riesumare la loro mistica altrettanto irrazionale ma NON violenta: la violenza è monopolio dello Stato. I democratici, con l’equazione violenza=fascismo, condannano quei proletari che, alla violenza fascista, rispondono con la violenza proletaria.

Ciò posto, qui finisce ogni riferimento tra fascismo e Lega. Lo scenario storico e sociale è completamente mutato. E il fascismo ha fatto il suo tempo ... resta lo spettro.

In un mare di merda, naviga la Lega

Ieri, contro gli operai, il fascismo fece leva sul livore della piccola borghesia frustrata (bottegai & mezzadri), che oggi è assolutamente marginale.

Oggi, la Lega fa leva sul livore di molti operai italiani rovinati dalle ristrutturazioni industriali, per spingerli contro i proletari «stranieri», fluttuanti e flessibili.

Ieri, il fascismo alternava il bastone alla carota.

Oggi, la Lega di carote non ne ha, e di bastoni ne ha pochi. Preferisce gli sbirri.

La Lega può solo giocare la carta deleteria del «meno peggio»! Un mare di merda, dove molti, troppi, sono contenti quando riescono a tenerne fuori la testa, magari a scapito di altri. I più deboli o i meno fetenti.

In questo mare di merda, la Lega può giocare la sua sporca partita politica, solo perché la crisi sistemica ha completamente sconvolto quella composizione sociale che si era definita nel corso del Novecento.

La Lega lo ha capito. E segue la corrente.

I sovversivi no!

Piaccia o non piaccia: siamo in guerra.

Una guerra senza fronti e senza eserciti. Una guerra dove le alleanze si stringono e si disgregano al minimo soffio di vento. È una guerra liquida e flessibile, come liquida e flessibile è oggi la condizione dei proletari.

Milano, 21 settembre 2018.

Dino Erba

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