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Violenza sulle donne

Violenza sulle donne

(30 Luglio 2013) Enzo Apicella

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28 settembre
La lotta per l’aborto legale, sicuro e gratuito
non deve fermarsi!

(27 Settembre 2018)

lotta per l'aborto in argentina

La battuta d’arresto della lotta per la legalizzazione dell’aborto in Argentina, ha già dato il via, in particolare da parte di esponenti della Lega e del Movimento per la vita, a dichiarazioni circa la revisione della L. 194/78 con la quale dopo una lunga battaglia condotta dal movimento di lotta delle donne e appoggiata da una grossa parte del movimento operaio di quegli anni, in Italia l’interruzione volontaria di gravidanza è riconosciuta come una pratica legale, libera, gratuita ed assistita. La reale applicazione della 194 è stata nel tempo ostacolata da una serie di attacchi trasversali tra i quali in particolare i definanziamenti ai consultori causati dai continui tagli alla spesa pubblica, e la possibilità per il personale medico, infermieristico e ausiliario di avvalersi dell’obiezione di coscienza, ossia di astenersi dalla pratica abortiva in virtù di convinzioni ideologiche o religiose. In Italia la scelta dell’obiezione è in continuo aumento e più del 70% dei ginecologi non pratica interruzioni di gravidanza, con punte anche dell’85% in alcune regioni del centro sud. Questa situazione, oltre a limitare la reale possibilità per le donne di autodeterminarsi sessualmente, contribuisce ad alimentare il mercato degli interventi illegali: si parla di circa 15.000 aborti clandestini, cifra evidentemente sottostimata che non tiene conto ad esempio delle donne immigrate che spesso non si avvicinano alla sanità pubblica, soprattutto se clandestine.

Una lotta internazionale

Le donne sanno di cosa hanno bisogno e da tempo lo stesso dicendo a gran voce. Stiamo assistendo ad una reazione straordinaria delle donne che da alcuni anni si sono poste in prima fila nella lotta contro l’oppressione e lo sfruttamento. Di fronte all’aggravarsi della crisi capitalistica che intensifica le disuguaglianze e colpisce maggiormente le donne lavoratrici sia dentro che fuori le mura domestiche, le donne non hanno chinato la testa né si sono sottomesse. Hanno cominciato a combattere, continuando ad avanzare nella lotta e sviluppando la solidarietà internazionale. Le lotte iniziate qualche anno fa, isolate in alcuni Paesi, come in India contro lo stupro collettivo nel 2012, in Argentina con "Ni Una Menos" nel 2015, in Polonia dove le donne hanno sconfitto il tentativo di inasprire la legge nazionale sull'aborto con uno sciopero generale nel 2016, e anche nel 2017 le marce contro Trump negli Stati Uniti, si sono estese anche in altri Paesi e si sono trasformate in mobilitazioni unificate nell'8 marzo 2017 e 2018 e ora nella lotta delle donne argentine. L'8 agosto, il giorno in cui il diritto elementare a decidere sul proprio corpo, è stato negato alle donne argentine, un milione e mezzo di persone sono scese in strada per chiedere l'aborto legale, sicuro e gratuito. Nello stesso giorno, le donne di più di 70 Paesi hanno dimostrato solidarietà mobilitandosi in difesa della legalizzazione dell'aborto in Argentina: in Medio Oriente con un video dell’Ipj, un'organizzazione militare curda formata da donne; in Corea del sud dove pure l’aborto è illegale; in Paesi europei dove l’aborto è già legale come Inghilterra, Danimarca, Olanda, Germania, Austria, Francia, Spagna; in Irlanda dove un recente referendum ha visto prevalere il “si” per l’abrogazione della norma costituzionale che vieta l’aborto; nei Paesi dell’America latina, in buona parte dei quali l’aborto è negato.

Lottare per una società socialista
Come donne lavoratrici e sfruttate, insieme ai lavoratori e compagni maschi con cui lottiamo quotidianamente, saremo in piazza il 28 settembre a difendere il nostro diritto e quello delle donne di tutto il mondo. La lotta per la legalizzazione dell'aborto è molto importante nella lotta contro l'oppressione delle donne, principalmente per le donne lavoratrici che la subiscono in un modo molto più profondo. Ma la nostra lotta non può fermarsi o limitarsi a questa rivendicazione, perché come detto sopra, la crisi capitalista aggrava sempre più l'oppressione delle donne, portando più femminicidi, più disoccupazione, più disuguaglianza salariale, ecc. La fine dell'oppressione delle donne può essere conquistata solo con la fine di questo sistema basato sullo sfruttamento e sull’oppressione.
Solo un sistema economico e sociale che metta fine allo sfruttamento può aprire la strada perché tutti i settori oppressi, comprese le donne, possano conquistare la loro vera emancipazione. E quella società non può che essere una società socialista.

Laura Sguazzabia - PdAC

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