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Violenza sulle donne

Violenza sulle donne

(30 Aprile 2012) Enzo Apicella

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    Sicari e mandanti

    (12 Ottobre 2018)

    tetro bergoglio

    Il linguaggio usato da Bergoglio nell’udienza del mercoledì dedicata al comandamento “Non uccidere” è feroce, violentissimo: “Far fuori un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema, è come affittare un sicario”. E’ andato persino oltre le precedenti condanne: “ l’aborto è male assoluto”, “è nazismo in guanti bianchi”. E’ una chiamata non solo alla condanna morale, ma anche a quella penale, contro le donne ( i mandanti) e contro i medici (i sicari). Un’accelerazione di una strategia in atto da tempo.

    Non si dimentica infatti che Bergoglio si è direttamente impegnato nella campagna in Argentina e che ha appoggiato tutte le spinte dei governi che hanno cercato di imporre legislazioni sempre più restrittive, prevedendo pene severe per le donne che abortiscono. E lo ha fatto senza usare neppure parole di compassione per tutte le donne che stanno scontando queste condanne nelle carceri di molti paesi, lontane dai loro figli e dalle loro famiglie, subendo violenze nella detenzione. Evidentemente la sacralità della vita degli embrioni è sempre superiore alla vita di queste donne nella gerarchia confessionale dei valori etici di riferimento del Vaticano.

    Di questo si tratta: imporre nel discorso pubblico il tema della tutela dell’embrione (“uno di noi”, “un bambino mai nato”) per rimettere ordine nella titolarità dei diritti, tra i quali quelli della donna a scegliere quando e se diventare madre. Rimettere ordine negli ordinamenti internazionali, nella cornice giuridica internazionale, che nei decenni hanno declinato il tema dell’aborto come questione prioritariamente attinente al diritto e alla libertà di autodeterminazione su tutto quello che riguarda il corpo delle donne, ma anche come questione attinente al diritto alla salute, fisica, psicologica, sociale.

    Sebbene contrastate dai movimenti femminili e femministi, oggi nel mondo si fanno strada politiche e culture restauratrici in tema di diritti sessuali e riproduttivi delle donne, che puntano a sabotare, erodere l’accessibilità all’aborto, che cercano persino di imporre un divieto penale assoluto o di suscitare la condanna e lo stigma sociale attraverso campagne di denigrazione delle donne, ma anche di tutti gli operatori coinvolti negli aborti.

    E qui tornano le parole di Bergoglio: assassini e sicari… Si evocano scenari da thriller, anzi da horror. Di chi parla? Sarebbero assassine tutte le donne che decidono di interrompere una gravidanza non voluta, persino le donne che abortiscono dopo i 90 giorni, per un aborto cosiddetto terapeutico? Qui la ferocia è ancora più crudele. Chi giudica e condanna ha mai parlato con queste donne? Ha mai intercettato il loro dolore, angoscia, disperazione, i loro devastanti sensi di morte per non poter far nascere un bambino desiderato e voluto?

    Bergoglio non dimostra compassione, ma sentenzia: “Ogni bambino malato è un dono”. “L'accoglienza dell'altro è una sfida all'individualismo". “E’ un omicidio dei bambini. Per risolvere una vita tranquilla si fa fuori un innocente”. E allora si possono aprire scenari inquietanti: per tutelare la vita di questi “bambini” si deciderà di sorvegliare tutte le donne in gravidanza? Oppure di eseguire controlli a tappeto su tutti i casi di aborto spontaneo? O di offrire persino denaro alle donne per farle partorire anche se si sa che quei nati non sopravviveranno? L’umanità sprofonda dentro una restaurazione da santa inquisizione.

    E poi, dopo i “mandanti”, chi sarebbero i “sicari”? Tutti gli operatori dei servizi che rispettano il loro codice deontologico e una legge dello Stato? Qui l’attacco è diretto e preciso: una condanna morale ma anche una intimidazione contro chi si oppone all’obiezione di coscienza come strumento ipocrita, un grimaldello per affossare la legge 194; contro i medici che resistono; contro gli amministratori che insistono a tenere aperti i servizi; contro le associazioni femminili e femministe che a distanza di 40 anni chiedono l’applicazione reale e aggiornata della legge. L’attacco è diretto e preciso alla 194, chiama a raccolta tutto il mondo dei pro-life, anche quelli “nostrani”. Che si fanno sentire.

    Ed ecco la mozione della Lega votata qualche giorno fa dal consiglio comunale di Verona, intitolata “Iniziative per la prevenzione dell’aborto e il sostegno alla maternità nel 40° anniversario della legge 194/1978”. Bell’anniversario! La mozione, sottoscritta anche dal sindaco Federico Sboarina, era già stata presentata lo scorso luglio: anche allora se ne era parlato, non solo per i suoi contenuti ma anche perché il consigliere Andrea Bacciga, eletto con la lista “Battiti per Verona” di Sboarina, appena entrato nell’aula del consiglio aveva rivolto il saluto romano alle attiviste femministe che assistevano alla seduta. Da “Città medaglia d’oro della liberazione dal nazifascismo”, Verona è stata proclamata “Città a favore della vita” con il voto dei fascisti!

    La mozione è piena di errori pacchiani sui dati, alcuni persino corretti a mano nel testo presentato in Aula; soprattutto le valutazioni e le conclusioni sono quanto di più lontano si possa immaginare da tutte le Relazioni che il Ministero della Salute presenta annualmente al Parlamento sullo stato di attuazione della legge; si inveisce contro la “diagnosi prenatale” e contro l’aborto farmacologico che promuoverebbe la “cultura dello scarto”; si usano fake news (ormai la forma preferita della moderna propaganda). Serve tutto pur di negare l’evidenza dei risultati ottenuti dalla 194 e per diffondere invece la falsità che vorebbe aumentato il ricorso all’aborto come mezzo contraccettivo e negare la diminuzione dell’aborto clandestino.

    Ma soprattutto la mozione pretende di non apparire come una mozione contro la legge 194, bensì tutt’altro, di essere davvero per la piena applicazione della legge, “in tutte le sue parti”. Ci si riferisce ovviamente agli articoli che riconoscono il valore sociale della maternità e che promuovono le azioni dei consultori per affiancare le donne nelle loro autonome scelte. Da qui l’obiettivo di finanziare le associazioni pro-life che possono (e debbono) quindi entrare nei servizi per “aiutare” le donne a decidere di non abortire.

    Confusione, ipocrisia, deliberata strategia: si sovverte qui il senso stesso della legge. Invece di prevenire gli aborti si diffonde lo stigma per chi abortisce; invece di promuovere il valore sociale della maternità si promuove il controllo sociale sulle scelte riproduttive delle donne.

    Che c’entrano le “politiche per la natalità” con le “politiche di prevenzione degli aborti”? E’ stato ripetutamente ed autorevolmente dimostrato che prevenire gli aborti presuppone serie e coerenti politiche sanitarie per la diffusione degli anticoncezionale (gratuiti) e per la promozione della salute sessuale e riproduttiva. Promuovere invece la natalità è obiettivo integrato di politiche pubbliche sociali, del lavoro, insomma di welfare. E d’altra parte, a dimostrazione che questo nesso non ha alcun senso, si ricorda che proprio nei paesi dove è alto l’indice di natalità (come per esempio nel Nord Europa), resta altresì alto il tasso di abortività.

    Le proteste sono state numerose, anche contro la capogruppo del PD in consiglio comunale di Verona, che ha votato la mozione. Si è appellata al “voto di coscienza” (un deja vu, per chi si ricorda la discussione sulla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita), quasi che la laicità possa essere un optional individuale e non invece un obbligo istituzionale in quanto principio ordinatore della carta costituzionale.

    E non è assolutamente scusabile chi accetta che sul corpo delle donne si cimentino alleanze politiche, chi rimuove le lotte e le conquiste della nostra storia, chi banalizza la spinta restauratrice che attraversa anche il nostro paese, contro i diritti e le libertà delle donne e quindi contro i diritti e le libertà di tutti.

    L’attacco alla 194 è oggi davvero obiettivo palese, strategico. Anche le parole del Papa saranno usate, useranno la mozione di Verona come passe-partout per arrivare in tanti altri consigli comunali e persino per mettere in discussione la modifica della legge in Parlamento, oppure per stanziare fondi per le nuove armate “per la vita”. Ma aumenteranno gli aborti clandestini e le morti vere: quelle delle donne.

    Maura Cossutta - Altrenotizie

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