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L'angoscia dell'anguria

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(24 Luglio 2013) Enzo Apicella

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Una nuova gelata

(17 Novembre 2018)

Dopo aver sperimentato una ripresa inconsistente e irregolare, l’imperialismo italiano è di nuovo in stagnazione, con la prospettiva dell’ennesima recessione.

La contrazione economica, che si manifesta nel calo della produzione industriale e dei consumi, è un aspetto di una spirale rovinosa formata da spread al rialzo, declassamento del rating, stretta creditizia delle banche zeppe di titoli tossici, debito pubblico crescente, fuga dei capitali....

Ciò avviene in un quadro internazionale caratterizzato dal protezionismo USA, dal rallentamento cinese, dalla crisi dei paesi esportatori, così come dal diffondersi dello sciovinismo e dall’aumento della tensione militare.

Se l’UE dei monopoli ha il raffreddore, l’Italia borghese va in polmonite e aggrava tutte le sue croniche patologie: disoccupazione, miseria, precariato, divario nord-sud, etc.

Questa è la realtà, non le cifre sparate da governo e Istat.

Di chi la colpa? Del vecchio o del nuovo governo?

La responsabilità è della classe dominante nel suo complesso, che trascina il paese alla catastrofe per proteggere profitti, rendite e privilegi di un’infima minoranza che possiede la maggioranza della ricchezza sociale prodotta.

Il governo di coalizione M5S - Lega non può invertire il ciclo discendente economico e non vuole toccare gli interessi dei padroni e dei ricchi, ma si sforza di proteggerli. Le sue ciarlatanesche ricette di “cambiamento” sono solo demagogia sociale.

Quando scoppierà la “tempesta perfetta” il conto verrà girato ai lavoratori e alla povera gente: licenziamenti di massa, rapine su salari e risparmi, sottoscrizione forzosa dei titoli di Stato, tagli ai residui servizi sociali, liquidazione dei diritti democratici.

I mali del capitalismo in putrefazione sono incurabili. La borghesia e la piccola borghesia trascinano il paese alla catastrofe.

L’unica via di uscita per la classe lavoratrice è costituito dalla rivoluzione socialista e dalla dittatura del proletariato, la più alta forma di democrazia.

Con questa prospettiva, è fondamentale avvicinare e unire i gruppi comunisti e operai nel lavoro per il Partito, condurre la lotta per l’unione di tutte le forze del proletariato e per la costruzione del fronte unico nella lotta contro i nemici di classe, ponendo con insistenza la questione del potere.

Chi semina bene oggi, raccoglierà buoni frutti domani.

Editoriale di Scintilla n. 93 – novembre 2018

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