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(7 Aprile 2010) Enzo Apicella
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    Taliban e governo assediano gli afghani

    (12 Novembre 2018)

    protest in afghanistan

    Sfidano le bombe che comunque scoppiano contro di loro, e stamane a Kabul hanno fatto sei vittime. Alcune centinaia di abitanti della zona ovest della capitale hanno marciato nel buio della notte per raggiungere l’area del Palazzo presidenziale e riversare il disprezzo sull’ambiguità di Ghani e del governo verso i talebani. I vari tavoli dei “colloqui di pace”, aperti negli ultimi tempi anche a Mosca con talune componenti del fondamentalismo politico, trova nei vertici di Kabul tanto sensibili alla pseudo democratizzazione del Paese dei giocatori subdoli che difendono certa geopolitica, i propri interessi, non il popolo afghano. Alla protesta partecipano i familiari di quegli abitanti di Ghazni e del distretto di Uruzgan lasciati in balìa della nuova occupazione del territorio lanciata dagli studenti coranici in armi. Da mercoledì scorso centri come Jaghori sono invasi dai miliziani che non trovano ostacoli di fronte a un esercito letteralmente liquefatto. Gli abitanti che hanno potuto sono fuggiti, chi non ce l’ha fatta è barricato in casa, ma non è detto che non subirà coercizioni. Gli elicotteri promessi da Kabul contro i turbanti per un’offensiva dal cielo, non sono mai decollati.

    Anche le linee telefoniche – pur trattandosi di telefonia mobile – devono aver ricevuto un’azione offensiva dei taliban perché alcuni partecipanti alla marcia, nella quale si esponevano cartelli come “Ghani e Abdullah svegliatevi”, sostenevano di non poter raggiungere i parenti per voce. Fra costoro ci saranno, magari, impiegati dell’amministrazione statale che nella posizione ricoperta, riservano ancora speranze in una diarchia capace di agire esclusivamente alla conservazione del proprio rango. Alla disillusione la popolazione afghana, e non solo quella che versa nella povertà assoluta, è giunta da tempo. E’ la mancanza di alternative valide alla comparsata quasi ventennale della costruzione della democrazia a rendere possibile la sopravvivenza d’un tale ceto politico. La propensione a servilismo e corruzione li trasformano nelle pedine di chi tesse la regìa di tale sfacelo: governi americani e Nato. La travagliata nazione è sospesa nel vuoto di futuro creato dai suoi avvoltoi anche quando parlano di presente. La divulgazione dei risultati elettorali, tanto per tornare su un tema trattato nelle ultime settimane, è tuttora bloccata. Quel che funziona sono solo intimazione e morte, e le bombe di stanotte possono essere solo talebano-governative.
    12 novembre 2018

    articolo pubblicato su enricocampofreda.blogspot.com

    Enrico Campofreda

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