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(28 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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Cub: verso la manifestazione NOTAV dell'8 dicembre a Torino

Contro le grandi opere inutili. Per il welfare, il reddito, la libertà

(7 Dicembre 2018)

cubcai

La mobilitazione di tutte le forze padronali riunitesi non a caso a Torino questo lunedì ha avuto il merito di mostrare in modo evidente come, al di là dello spettacolo mediatico, sulla vicenda TAV siano in campo non due generiche opinioni ma due interessi radicalmente opposti sulla base di due visioni del mondo fra di loro incompatibili.

Da una parte un modello economico in cui lo sviluppo non corrisponde in alcun modo al soddisfacimento delle necessità umane, un modello per il quale:
• l'aumento esponenziale della produttività del lavoro si accompagna all'allungamento del tempo necessario a garantirsi un reddito accettabile;
• la produzione è sempre più produzione di merci inutili e nocive mentre non vengono soddisfatte le necessità elementari della popolazione, dalla casa alla salute, dalla formazione ai trasporti;
• all'accrescersi della ricchezza di pochi e della povertà di molti si accompagna il controllo militare di una vita quotidiana che lo stesso sistema produttivo e sociale condanna a una radicale insicurezza.
Dall’altra i movimenti che, a partire dalla difesa dell’ambiente e dal diritto a una qualità della vita degna di questo nome, pongono in discussione lo stesso modello di produzione e di società, le scelte che vengono fatte per quel che riguarda gli investimenti pubblici, la distribuzione della ricchezza sociale, i vincoli che vengono posti alla libertà di movimento, di organizzazione, di lotta.
In questo quadro assume particolare importanza l'opposizione contro il decreto IN - Sicurezza varata dal governo giallo-verde in questi giorni
Un decreto pensato come uno strumento di criminalizzazione di tutti i lavoratori con una particolare attenzione ai lavoratori immigrati. Non solo le espulsioni immediate degli stranieri e la cancellazione dei diritti dei rifugiati, ma anche il carcere per chi "osa" bloccare una strada od occupare uno stabile. E' chiaro l'intento di disarmare chi lotta e di limitare e colpire manifestazioni, cortei e presidi a fronte di conflitto sociale crescente, reso manifesto anche dallo sciopero indetto dalla CUB e da altri sindacati di base il 26 ottobre.

Contro la devastazione dei territori e contro il Decreto Sicurezza sono in piedi in tutto il paese mobilitazioni che devono intrecciarsi tra di loro per avere l'efficacia e la forza necessarie ad opporsi all'esproprio continuo del nostro ambiente vitale e delle risorse necessarie a condurre una vita soddisfacente.
Allo stesso modo la ripresa del movimento delle donne, mettendo in discussione il ritorno forte del patriarcato, della sua retorica e della sua violenza pone dentro lo scontro politico istanze di liberazione da un modello di relazione umana basata sulla sottomissione delle donne stesse.
È necessario intrecciare questi movimenti tra di loro e con le mobilitazioni che, sia pure in modo parziale e discontinuo, hanno ricominciato a prodursi all'interno dei luoghi di lavoro. I riflettori dei media si sono accesi in questi anni solo sui casi più emblematici e più capaci di bucare la cortina di silenzio come la vertenza Alitalia e quella del comparto logistica ma l'intera penisola è attraversata da mobilitazioni aziendali o settoriali che restano spesso isolate e che vengono colpite da governo e padroni con maggiore facilità.
Separati saremo sconfitti.
La situazione ci impone di accumulare forze in grado di battere chi pretende di negarci; libertà e benessere.

Confederazione Unitaria di Base

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