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Dopo varie richieste d'incontro con la Direzione Aziendale e vari tentativi di contatto tramite i nostri studi legali, questo storico Sindacato ritiene sia il caso di fare un po' di chiarezza in merito: Abbiamo sempre sostenuto che il nostro mandato è quello di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei Lavoratori e sicuramente non quello di portare un conflitto tra Organizzazioni Sindacali, una guerra che pagherebbero solo i Lavoratori...la nostra linea di comportamento continuerà quindi ad essere quella di ascoltare e proporre soluzioni nell'ottenimento della sicurezza, della dignità e del diritto di ogni singolo Lavoratore si rivolga alla nostra O.S. Ciò nonostante, non possiamo tacere sul fatto che un Direttore Aziendale che ergendosi a dittatore assoluto della situazione impone nuove regole, nuove leggi e censure nonostante le leggi vigenti e la storia stessa, garantiscano alla nostra O.S. AGIBILITÀ SINDACALE, DIRITTO D'INTERVENTO E (RICORDATEVENE TUTTI) DIRITTO Dl PROCLAMAZIONE Dl SCIOPERO. Capiamo bene che sia l'Azienda, Confindustria e gli stessi Sindacati Confederali, siano preoccupati per l'incremento dei nostri tesserati U.S.I. ea tutti risponderemo che hanno perfettamente ragione ad esserlo, I'U.S.I. non si vende e non si compera, porta avanti le istanze dei Lavoratori in tutte le misure necessarie, nonostante i vari attacchi e patti scellerati che ricordiamo sono tra privati (o.s. e Confindustria) La legge 300-70 e la Costituzione garantisce la nostra esistenza e i motivi delle revoche dei Lavoratori con i Sindacati concertativi vanno cercate in ciò che non viene fatto più che nel nostro operato, Abbiamo già dato mandato ai nostri Studi Legali di procedere contro la Direzione Aziendale per "comportamento antisindacale" per le sue minacce ai nostri iscritti e per aver tolto dalla bacheca sindacale i nostri comunicati. Comunichiamo sin da ora che diffidiamo dal siglare accordi che riguardino nostri iscritti, saranno le competenze della Magistratura a rispondere sul "tempo tuta" e su tutto il resto, la legge "fai da te" con noi non funziona. Dalla Costituzione: Art. 39 della Costituzione: la libertà sindacale Tale articolo rappresenta il punto chiave della disciplina del diritto sindacale, è la norma centrale per quanto attiene il fenomeno associativo. Tale disposizione, peraltro, è nata dalla convergenza di due diversi orientamenti politico-culturali. Da un lato, il cattolicesimo democratico, attento ai problemi sociali e favorevole allo sviluppo di un movimento sindacale cooperativo; dall'altro lato il movimento operaio di ispirazione socialista e comunista, sostenitore di un sindacato conflittuale classista. L'art. 39 della Costituzione, al comma 1, sancisce un principio fondamentale: la libertà, e quindi la pluralità, sindacale come fondamento delle relazioni industriali. Tale disposizione è immediatamente precettiva, vale a dire che opera nei rapporti inter soggettivi tra privati, senza che si renda necessaria una legge ordinaria di attuazione. Rispetto alla libertà di associazione (art. 18 Costituzione), la libertà di cui all'art. 39 della Carta Costituzionale assume una sua specificità, non tanto nel senso che l'organizzazione sindacale costituisca un'articolazione o un'integrazione della libertà di associazione, ma piuttosto nel senso che il "fine sindacale" è tipizzato come lecito, e che pertanto la libertà sindacale è, sotto questo aspetto, assoluta. È libertà di "organizzazione", e non di mera "associazione "sindacale: il termine "organizzazione" identifica una nozione di aggregazione sindacale più ampia. Nella storia sindacale italiana della Repubblica, vi sono, infatti, organismi di rappresentanza dei lavoratori che hanno certamente natura sindacale, ma non struttura associativa (si pensi, ad esempio, all'esperienza fondamentale dei Consigli di Fabbrica o Consigli dei Delegati). Secondo l'opinione largamente diffusa, oggetto della garanzia costituzionale è l'attività finalizzata all'organizzazione sindacale, essendo non solo libertà da eventuali interferenze, ma soprattutto libertà di agire. La libertà sindacale è un diritto individuale (chiunque ha diritto a coalizzarsi con altri per tutelare i propri interessi e partecipare all'attività dell'organizzazione alla quale aderisce), la cui modalità di esercizio è essenzialmente di tipo collettivo (l'organizzazione sindacale deve essere posta nella condizione di svolgere l'attività di autotutela dei lavoratori di cui intende assicurare la rappresentanza).

Renato Grego Segretaria Generale Nazionale Unione Sindacale Italiana
Gabriele Rigo Segreteria Regionale Unione Sindacale Italiana

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