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(19 Dicembre 2018)

ius soli in piazza

La legge Salvini è in vigore e noi immigrati ne stiamo già pagando le conseguenze.
Adesso dobbiamo pagare 250 euro per inoltrare la richiesta di cittadinanza e per ottenere un certificato storico di residenza potremmo aspettare anche 6 mesi.
Dovremmo poi aspettarne altri 4 di anni perché la pratica di cittadinanza venga espletata.
Queste sono alcune delle conseguenze che subiranno la maggior parte dei lavoratori immigrati dopo l’approvazione del decreto sicurezza.
Per non parlare poi delle condizioni di miseria in cui cadranno migliaia e migliaia di lavoratori immigrati, che sono in possesso di un permesso di soggiorno per motivi diversi da quelli di lavoro o familiari e che verranno letteralmente “cacciati” dai centri di accoglienza. Tutto questo favorirà, volutamente, che vadano a finire in mano alla criminalità organizzata oppure che le loro condizioni di lavoro peggiorino terribilmente.
Cancellare questa legge affidandosi a eventuali ricorsi alla Corte Costituzionale o qualunque altra opzione legale sarà praticamente impossibile.
Per questo mi chiedo cosa vogliamo fare?
Qualunque forma di protesta, giusta e necessaria, deve avere un seguito. Non possiamo fare manifestazioni e non avere una minima piattaforma di lotta comune. E già! Perché scusate se mi permetto, ma siamo veramente ridicoli a fare diverse manifestazioni a favore dei “poveri immigrati” in cui alcune sigle non sono disposte a manifestare con altre. Siamo talmente infantili che non riusciamo a capire la gravità del momento e continuiamo ad organizzare assemblee, dibattiti e manifestazioni ognuno con i “propri amici” in cui ce la cantiamo e ce la suoniamo sempre tra di noi.
Non c’è nessuno, e ripeto nessuno, che metta al centro del dibattito la contraddizione tra capitale e lavoro. Nessuno spiega che Salvini semplicemente fa ciò che serve ai padroni: mettere a disposizione migliaia e migliaia di lavoratori ricattabili costretti ad accettare qualunque condizione di lavoro e qualunque paga a discapito di tutti i lavoratori. Nessuno ha il coraggio di parlare di IUS SOLI ignorando completamente i più di 800000 figli di immigrati nati o cresciuti qui.
Il razzismo del III millennio si chiama sfruttamento dei lavoratori immigrati e quindi va affrontato all’interno delle rivendicazioni dell’intera classe lavoratrice, e se la sinistra italiana continua a trattare l’immigrazione alla stregua dei fenomeni migratori delle rondini o dei salmoni o delle oche, allora mi auguro che siano gli stessi lavoratori immigrati ad organizzare il proprio riscatto perché di sicuro abbiamo tutte le capacità per farlo.
Noi lavoratori immigrati abbiamo bisogno di compagni di lotta non di amici del WWF.

Zaria Galiano - Comitato Immigrati in Italia

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