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PIRELLI BIS. DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA I PER I MORTI D’AMIANTO

(29 Dicembre 2018)

uccisi in nome del profitto

Dopo la protesta delle associazioni, parti civili, Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto che il 6 dicembre hanno presentato al Presidente del Tribunale di Milano, Dr. Roberto Bichi, e al Presidente della V Sezione Penale del Tribunale di Milano, Dr. Ambrogio Moccia, una segnalazione per denunciare un grave danno per le Parti Civili rappresentati dall’avv. Laura Mara, a due anni di distanza sono state finalmente depositate le motivazioni della sentenza di 72 pagine con cui vengono assolti i manager Pirelli imputati di omicidio colposo plurimo.

Ora si può leggere perché per il giudice della V Sezione Penale, Annamaria Gatto, del Tribunale di Milano nessuno è colpevole della morte e delle lesioni gravissime per i 28 casi di operai morti o ammalatisi a causa dell'amianto, che hanno lavorato negli stabilimenti milanesi dell'azienda tra gli anni '70 e '80. Scrive la giudice a pag.69/70 che “ Si può ritenere ormai del tutto superata la discussione sulla dipendenza dalla asbestosi dalla esposizione ad’amianto mentre rimangono dubbi soprattutto in ambito clinico sulla derivazione del mesotelioma dallo stesso agente nocivo”. E ancora. “La durata dell’induzione o latenza minima è più difficilmente individuabile e l’unico elemento che incontra un significativo consenso è l’affermazione che per determinare l’inizio dell’induzione si deve far riferimento alla prima – e quindi più risalente – esposizione ad amianto. Incontra un significativo consenso anche l’affermazione che, una volta terminata l’induzione le esposizioni successive non hanno alcuna rilevanza nella storia del mesotelioma. Diversamente è ancora molto dibattuta la questione relativa all’effetto acceleratore che possono avere le cd “dosi cumulative”

In altre parole per la giudice sono rilevanti solo le prime esposizioni quindi se i lavoratori sono stati contaminati nei primi anni di lavoro possono tranquillamente continuare a lavorare con la fibra killer o i cancerogeni perché il continuo avvelenamento è irrilevante.

Per motivare l’assoluzione la giudice si basa su alcuni principi a cui si attiene il tribunale di Milano, che sono in contrasto con alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione. Ad esempio la Quarta Sezione della Corte di Cassazione sui morti d’amianto alla Centrale Enel di Chivasso (To) e Turbigo (Mi) che hanno condannato i dirigenti per la morte dei lavoratori affermando che: “Il superamento, alla stregua della letteratura scientifica ormai consolidata, della teoria della cd. dose killer non può che comportare, sul piano logico, l’adesione all’ipotesi scientifica, avente fondamento epidemiologico, secondo cui l’aumento della esposizione produce effetti nel periodo di induzione e di latenza”. - Sentenza 4560/2018, III Sezione Penale della Cassazione.

Dello stesso avviso anche La sentenza della IV Sezione Penale della Corte di Cassazione del 18 maggio 2018 che ha confermato le condanne per i numerosi casi di lavoratori deceduti per patologie derivanti dall’amianto presso la Fincantieri di Monfalcone. Il segnale politico che sta dando il tribunale di Milano è chiaro: questi processi non si devono più fare. Ma noi non ci fermeremo, lo dobbiamo alle vittime e ai loro famigliari. Noi continueremo a lottare finché non avremo giustizia e i responsabili di questo genocidio non saranno fermati e puniti. Questo non riporterà in vita i morti e non guarirà il dolore dei loro famigliari e dei malati ma senz’altro ne eviterà altri. Non si può concedere l’impunità a padroni e manager con teorie antiscientifiche. Così si afferma nella pratica che uccidere i lavoratori non è reato.

Milano, 28/12/2018

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, Associazione Italiana Esposti Amianto, Medicina Democratica

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