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ELEZIONI EUROPEE: LA CONSULTAZIONE DI POTERE AL POPOLO

(14 Gennaio 2019)

simbolo potere al popolo

Riprendo testualmente da “Contropiano” il resoconto sull’esito della consultazione online nel merito della possibilità di Potere al Popolo di presentarsi alle elezioni.
“Ieri si è chiusa la consultazione delle aderenti e degli aderenti di Potere al Popolo! in merito alla prossima tornata delle Europee. La grande maggioranza dei votanti (73%) si è espressa per partecipare alla competizione. Dunque Potere al Popolo sarà presente alle elezioni.
In merito al come partecipare, due sono state le opzioni maggiormente votate. La prima è risultata essere “Andare alle elezioni con il proprio simbolo e programma” (55%), la seconda invece “Verificare se sui contenuti sono possibili convergenze con altre forze sociali e politiche (collettivi, associazioni, movimenti, partiti)” (48%).
Nessuna delle due opzioni ha raggiunto la maggioranza necessaria del 66% per essere approvata in prima battuta. È quindi prevista una nuova consultazione sulla piattaforma online entro due settimane. Nel frattempo, per verificare la fattibilità della seconda opzione, proponiamo un confronto pubblico a tutte le forze che possono essere interessate a questi punti di merito e di metodo.”
Aggiungendo i punti irrinunciabili al riguardo della dichiarazione d’intenti :
“ Per ridistribuire la ricchezza, per fare politiche di piena occupazione, per nazionalizzare i settori strategici e le aziende che chiudono o delocalizzano, serve disobbedire da subito ai vincoli che ci sono imposti dall’UE. Gli stessi vincoli che non consentono di procedere con un piano d’investimenti alternativo alle Grandi Opere che possa mettere fine alla devastazione ambientale e realizzare una vera transizione ecologica. Così com’è impossibile, stretti in questa morsa, garantire effettivamente il diritto alla casa, all’istruzione, alla salute, e servizi sociali efficienti per la maggioranza delle persone.
2. Per realizzare un programma del genere non si possono inoltre non rivedere radicalmente le spese e le servitù militari, la nostra adesione alla NATO, la collocazione internazionale del nostro paese. Servono processi di cooperazione reale e non di rapina con i paesi africani e del Medioriente, non possiamo essere indifferenti ai disastri umani e ambientali che le multinazionali compiono sull’altra sponda del Mediterraneo. Chi scappa da guerre e miseria è un oppresso come noi. Anche per questo bisogna praticare politiche di accoglienza e integrazione sul modello di Riace.
3. Bisogna dire basta alla falsa alternativa tra l’europeismo liberista della “sinistra” e il nazionalismo liberista della destra, cui oggi sembra ridursi ogni opzione. Per farlo, bisogna essere coerenti: non si possono cavalcare sentimenti umanitari in difesa dei migranti e poi essere in piazza con i SI TAV o al governo con chi mette in pratica politiche che impoveriscono la maggioranza. È una questione di credibilità: non si può stare con chi si allea con il PD. L’unità è certo un valore, ma non si fa cucendo un vestito da Arlecchino, dove sta insieme tutto e il contrario di tutto. L’unità si deve fare innanzitutto con il nostro blocco sociale, su questioni concrete, su contenuti chiari: deve servire alle persone per essere più forti, non a residuali gruppi dirigenti per sopravvivere.
4. Infine pensiamo che un movimento di trasformazione della società non possa prescindere da una forte caratterizzazione rispetto alle questioni di genere, nel programma, nell’organizzazione interna, nella comunicazione. Come ci insegnano movimenti come Non Una di Meno, non a caso protagonisti delle lotte di questi anni, il femminismo non è un orpello o una questione settoriale, ma un elemento costitutivo del nostro pensiero e della nostra azione.”
Non sono iscritto alla piattaforma e non ho intenzione di farlo ma mi permetto il lusso di intervenire per esprimere per esprimere, invece, un forte sostegno all’opzione che, nel merito della presentazione, prevede una proposta aperta ad altre forze proponendo –insieme – una riaggregazione non meramente elettoralistica basata sui punti che sono stati appena riassunti al riguardo dei quali va svolta – a mio giudizio - un’integrazione nei termini che ho cercato di riassumere di seguito.
La proposta di un programma alternativo deve però contenere una chiara critica al nazionalismo riprendendo i temi di un internazionalismo dai tratti aggiornati al modificarsi in atto della situazione geo – politica in Europa e nel mondo e dell’allargarsi, nel concreto, del peso della contraddizione di classe ben oltre i termini “classici” delle disuguaglianze sociali, ma arrivando a schiacciare nel dominio la stessa relazione determinata tra struttura e sovrastruttura.
Nello stesso tempo l’occasione deve essere colta per porre all’ordine del giorno il tema della qualità della democrazia in tempi di pericolosa involuzione autoritaria ponendo anche questo tema in prima linea nel confronto necessario con forze e soggetti diversi e quello della costruzione di un’adeguata soggettività politica, pur sapendo che non è l’occasione elettorale quella più consona a porre il problema della strutturazione della soggettività
Una grande campagna deve essere lanciata, a livello internazionale e nazionale, per raccogliere un significativo allargamento di forze proprio nell’idea di fornire sintesi politica ai ceti che soffrono direttamente il già citato allargamento delle contraddizioni sociali evitando arroccamenti identitari e proponendo anche nuovi livelli di aggregazione politica con la riapertura di un dibattito sul terreno di un’effettiva riarticolazione a sinistra.
E’ necessario non aver paura della “politica” ma tornare a esprimere una capacità egemonica.
Riduco a sintesi: autonomia di pensiero e di azione politica, capacità d funzione egemonica nello sviluppo di un processo unitario che pure si presenta con modalità, tempi, contraddizioni da affrontare.






”.

Franco Astengo

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