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Raffaele De Grada 1916 2010

Raffaele De Grada 1916 2010

(4 Ottobre 2010) Enzo Apicella
E' morto all’età di 94 anni Raffaele De Grada, comandante partigiano, medaglia d’oro della Resistenza, critico d'arte.

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INDIVIDUO, COSMOPOLITISMO, UTOPIA

(22 Febbraio 2019)

il popolo perduto

“Viviamo in un tempo senza epoca. C’è il nostro tempo, manca però l’epoca: quella contingenza capace di sollevarsi e rimanere per il futuro, fare futuro”.
Così scrive Mario Tronti nel suo libro – intervista con Andrea Bianchi “ Il popolo perduto – per una critica della sinistra “ uscito in questi giorni per “Nutrimenti”.
Più avanti aggiunge: “ Oggi tornano a far capolino qua e là, tra gli illuminati, ideologie cosmopolite. L’affascinante utopia del governo mondiale non è praticabile, come tutte le utopie. Ma come tutte le utopie serve a porre il problema della progettazione dell’avvenire. In questo senso Kant intendeva l’idea di una storia universale dal punto di vista cosmopolitico”.
A quel punto nel testo si affronta il tema della “globalizzazione” intesa come “forma – mondo”.
“Un tempo senza epoca”: ci sarebbe da replicare subito.
Stiamo vivendo, infatti, un’epoca ben definita, almeno per quello che riguarda noi in questo “scoglio di mondo” che si chiama Europa: ed è l’epoca dell’individuo, interno e contrapposto nella sua solitudine alla massa moltitudinaria dalla quale non scaturirà mai il senso dell’utopia ma piuttosto l’azione di una “rivolta senza direzione”.
Non basterà il Kant della “legge morale” a riportare l’individuo nell’alveo di un’idea di liberazione collettiva: mancano presupposti e soggetti.
Il cosmopolitismo così enunciato, anche nel testo di Tronti, appare quasi come una fantastica Via Lattea all’interno della cui striscia di luce i soggetti si muovono senza perseguire, almeno in apparenza, alcun fine.
Esisteva una forma – mondo ed era quella che definivano gli Stati: oggi un’entità vera di Stato – Nazione nel senso di riferimento d’identità, confini, luogo di scontro e di confronto finalizzato a conseguire il potere politico la si trova soltanto nei grandi Imperi – continente, il resto è periferia che ruota, marginalità da sfruttare o addirittura da comprare in una logica inedita di aggiornamento del colonialismo.
Ci troviamo ormai di fronte ad un giudizio generalizzato di stampo olistico che, cancellando ogni contrapposizione di classe e ogni conflitto interno alla società arriva a farci pensare alla progettazione del “governo mondiale” come unica frontiera possibile.
Da questo punto di vista assistiamo invece oggi a una sorta di abdicazione: da parte delle teorie politiche critiche della società, mentre si moltiplicano teorie (e movimenti sociali) che riducono il problema a una pura e semplice mistificazione.
Non basta riversare l’individuo in una “posizione collettiva di scopo”, da realizzarsi soltanto attraverso un’esortazione morale che inviti a guardare in alto “verso il cielo stellato” lasciando intatta la solitudine.
Neppure può essere considerato sufficiente il confronto individualismo/collettivo da eseguirsi secondo i canoni classici della concezione degli obiettivi politici della nostra tradizione, rivoluzionaria e riformista: socializzazione dei mezzi di produzione e della distribuzione, considerato come il mezzo attraverso il quale si realizza il passaggio dalla proprietà privata a un tipo di proprietà collettiva e di conseguenza si annulla l’individualismo istituzionale, poiché rappresenterebbe, di fatto, il passaggio dal particolare all’universale.
E’ necessario, invece, uno strumento di mediazione e di sintesi che altro non può essere che la “politica” nelle sue forme più alte.
Lo scopo della mediazione e della sintesi esercitate con l’azione politica può, infatti, restituire spirito critico e consentire all’individuo di scorgere, ben al di là della moltitudine, la visione generale dei grandi problemi della storia e quella particolare delle specifiche settorialità nelle quali è suddivisa la vita quotidiana, nei suoi scopi di produzione e di soddisfazione dei bisogni.
Per tornare però a questo punto è indispensabile ricostruire un’idea della forma - mondo: con tutte le incognite e le contraddizioni che reca con sé assegnarsi questo compito.
Lo fecero i filosofi tra il Secolo dei Lumi e della rivoluzione borghese e quelli delle grandi rivoluzioni industriali, degli “Stati – Nazione”, delle guerre civili europee poi allargatesi agli Oceani.
L’invito che, da questo punto di vista, può essere raccolto partendo dal testo di Tronti è forse quello del ritorno alla “libertà del pensare” e forse, rispetto a questo invito che pure nel libro viene formulato, c’è qualcosa di più da cercare oltre al contrasto verso l’individualismo dominante, la personalizzazione, l’epidemia dell’antipolitica, la politica come evento mediatico e il peso della finanza globale.
La “libertà del pensare” potrebbe forse associarsi all’antico grido di Claudio Napoleoni “cercate ancora” e questa ricerca del libero pensiero servire a ritrovarci sulla sponda mai antica dell’utopia recuperando così la politica.

Franco Astengo

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