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Addio, porcellum

Addio, porcellum

(1 Ottobre 2011) Enzo Apicella
Oltre 1.200.000 firme per il referendum abrogativo della legge elettorale Calderoli del 2005, il cosidetto "porcellum"

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Dove va la borghesia italiana?

(22 Febbraio 2019)

scintilla

Il periodo della “ripresina” (che in Italia è stata poco più di una lunga stagnazione), seguita alla devastante crisi del 2008, è alle nostre spalle. Il mondo capitalista-imperialista si avvia verso una degradazione economica accelerata, verso un nuovo periodo di conflitti e di urti di classe.

Questa caratteristica generale del periodo che stiamo vivendo, infonde ad ogni avvenimento la sua impronta, ne determina gli sviluppi e le prospettive.

La borghesia italiana (specie le sue grandi famiglie) è uscita dalla crisi indebolita e scossa, ha perso molte posizioni a livello economico, ha svenduto imprese, ha visto logorarsi il sistema di controllo “piramidale” delle società quotate in borsa, ha banche piene di titoli tossici ed è alle prese con una feroce concorrenza internazionale.

In dieci anni non è riuscita a risalire la china, nonostante l’enorme pressione esercitata sulla classe operaia, autoctona e immigrata.

La crisi economica mondiale ha aggravato tutte le contraddizioni tra il grande capitale e la piccola e media impresa, ha aumentato i conflitto al loro interno e quello fra i loro rappresentanti politici e istituzionali, ad ogni livello.

Il problema politico che oggi si pone alla borghesia italiana, immersa dentro una crisi di egemonia, è quello del raggruppamento reazionario delle sue forze, reso più acuto dal nuovo sfacelo economico che si profila.

La classe dominante non dispone più di solidi partiti riformisti o liberali su cui appoggiarsi per avanzare velocemente nelle sue politiche antioperaie. Le elezioni del 4 marzo 2018 hanno accelerato il processo di decadimento dei partiti tradizionali e dei loro principali rappresentanti, da cui le masse si vanno staccando sempre più. Oggi PD e FI sono nomenclature di strati borghesi in piena decomposizione, distaccati dalle masse.

In questa situazione i due partiti su cui può appoggiarsi per mandare avanti i suoi programmi sono quelli attualmente al governo, il M5S e la Lega.

Questi due partiti si avvantaggiano di una situazione di sostanziale assenza di opposizione parlamentare, dando vita a una continua campagna demagogica ed elettoralistica (oggi tutte le loro manovre vanno lette alla luce delle elezioni europee di maggio), in attesa di far saltare il loro patto privato, il “contratto di governo”, alla prima occasione utile.

Il M5S è l’espressione più autentica dell’incoerenza, dell’inconsistenza e dell’impotenza della piccola borghesia “progressista” e meridionale.

I rappresentanti di questa mezza classe anche quando giocano a fare l’”anti-casta” non possono e non vogliono intaccare i rapporti di produzione vigenti, ma con i loro giochi di prestigio e il vergognoso appiattimento sulla linea di estrema destra, sostengono sordidi interessi capitalistici che cozzano con le esigenze e le aspirazioni dei settori popolari che intravvedevano in questo movimento l’artefice del “cambiamento”.

Questa contraddizione si traduce nella crisi nei rapporti con il movimento No Tap, No Tav, sulle questioni delle trivelle nello Ionio, dell’acquisto degli F 35, dell’elemosina del reddito di cittadinanza che beneficerà più i padroni che i disoccupati.

Di qui il calo dei consensi del M5S e le sue spaccature interne. La tendenza è all’implosione di un movimento la cui funzione è quella di cavallo di Troia della reazione, alla faccia dei tanti illusi di “sinistra”. Non sarà certo con le sparate di DI Maio contro il neocolonialismo francese (per giustificare le migliaia di migranti che il governo gialloverde lascia affogare in mare e deviare l’attenzione dai drammatici problemi economici), che il M5S potrà mantenersi come primo partito.

La Lega, pur sorgendo dallo stesso letamaio imperialista – ma avendo altra storia, solidità e insediamento organizzativo – è il partito politico che oggi esprime in maniera più coerente con il suo livore antiproletario, con il razzismo, il nazional-populismo, il trumpismo, il filo sionismo - gli interessi di un ampio blocco sociale, diretto dai settori più reazionari del grande capitale, che la crisi spinge a una maggiore aggressività politica.

Il partito di Salvini, che sorge quale movimento reazionario della media e piccola borghesia dell’Italia settentrionale, rinvigoritasi grazie alla spinta ricevuta dalla destra USA, si pone come centro di aggregazione della borghesia e dei ceti medi che si distaccano dal M5S, dei settori più oscurantisti della chiesa cattolica.

La Lega adotta una linea politica che combina la difesa aggressiva della proprietà privata e del massimo profitto (“decreto sicurezza”, “legittima difesa”, salvataggio Carige, TAV, etc.), la trasformazione reazionaria dell’apparato statale e della società (esautorazione del parlamento, autoritarismo, politica securitaria, militarizzazione, il culto del capo, etc.), il protezionismo delle industrie italiane, la rinegoziazione dei rapporti con la Germania (la capofila delle filiere in cui sono incardinate le industrie del nord), la subalternità alla politica guerrafondaia nordamericana, il controllo militare delle aree di influenza in Africa e la ricerca affannosa di sbocchi commerciali e di mercato alternativi (i cosiddetti paesi Brics).

Non deve quindi sorprendere che nuovi settori dell’indebolita borghesia italiana e della piccola borghesia impaurita, frustrata e rancorosa, si gettano a capofitto nelle braccia di Salvini. Vedono nel truce ministro dell’Interno il nuovo “uomo della provvidenza” che si sfoga con i più deboli (mentre cala le braghe davanti la commissione UE) e spinge alla mobilitazione reazionaria delle masse, specialmente quelle piccolo borghesi e i settori arretrati della classe operaia, con lo sciovinismo, la xenofobia, l’anticomunismo, lo squadrismo istituzionale e non, tipici ingredienti del risorgente fascismo.

La Lega può attrarre settori di industriali che hanno scaricato il PD renziano, quadri e spezzoni di FI, del M5S, parte del mondo cattolico e dei sindacati collaborazionisti, ma per diventare un vero “partito regime” della borghesia (non solo su base locale come nel Veneto), deve identificarsi pienamente con gli interessi del capitale finanziario e realizzare un compromesso organico con gli agrari e i notabili del meridione, l’alta burocrazia di Stato, l’esercito la burocrazia sindacale, etc. Un’operazione che non può certamente limitarsi al fregolismo salviniano.

Noi pensiamo che l’avventura leghista dell’italica oligarchia capitalistica, oggi più che mai “immignottita” in quanto sottoproletariato al vertice della società, non può stabilizzare il capitalismo italiano, ma solo renderlo più instabile.

I conflitti fra settori di borghesia del nord e del centro-sud si accentueranno sul tema della “autonomia regionale” (nel campo della sanità e dei trasporti il “regionalismo differenziato” sta vedendo un’accelerazione impressionante, attaccando i contratti nazionali di lavoro, affossando i valori democratico-borghesi e rendendo il divario territoriale sempre più marcato nel quadro del capitalismo).

La stessa base piccolo borghese e operaia della Lega sarà un elemento di una crisi interna destinata ad aprirsi nel momento in cui la direzione del partito sarà più chiaramente in mano al capitalismo e la demagogia sociale si scontrerà con il peggioramento della condizione di vita e di lavoro delle larghe masse.

Con l’ascesa della Lega l’involuzione economica e politica della borghesia italiana è destinata ad approfondirsi e con essa tutti i problemi sociali. Il logorio della classe dominante e dei suoi apparati, così come il diffuso malcontento, sono fattori di maturazione di una situazione rivoluzionaria.

Ma attenzione: la nottata italiana non passerà da sola ed è illusorio sperare nell’azione del riformismo e della socialdemocrazia. Queste correnti, organicamente legate all’imperialismo, non possono battersi per la causa della classe operaia, della democrazia, della pace e della libertà, ma sono condannate ad aprire la strada e fiancheggiare la reazione, mentre ritardano con tutti i mezzi lo sviluppo della lotta di classe degli sfruttati.

La stessa latitanza dei settori borghesi liberal-democratici e “progressisti”, i loro silenzi e le loro reticenze sulla criminale politica leghista (quando non sono oggettivo fiancheggiamento), l’indifferenza e il continuo sottrarsi alle proprie responsabilità, devono far capire che questi pezzi di classe dirigente hanno esaurito il ruolo e la funzione che svolgevano in passato.

Da qualunque parte si veda la situazione, è alla classe operaia che spetta il compito di guidare al rovesciamento della borghesia e della sua politica reazionaria.

Non può esistere una tattica di lotta contro il leghismo e il fascismo che non sia la tattica dell’avanguardia del proletariato per mobilitare, unificare e organizzare attorno a sé la maggioranza della classe operaia e attorno alla classe operaia la grande massa della popolazione lavoratrice. Il varo di una piattaforma di lotta anticapitalista, su cui far avanzare il fronte unico di lotta operaia e ricomprendere quelle rivendicazioni parziali e immediate delle classi lavoratrici che non siano in contrasto con gli interessi fondamentali del proletariato, avrà una funzione positiva in tal senso.

La lotta contro la svolta reazionaria della borghesia italiana è la lotta rivoluzionaria condotta dal proletariato per l’abbattimento dell’ordine capitalistico e l’edificazione del socialismo, una lotta che per essere vinta necessita di un Partito comunista che sappia essere nella teoria, nel programma, nell’intervento politico e nell’azione quotidiana il partito della rivoluzione proletaria.

Da Scintilla n. 96 – febbraio 2019

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