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Nessuna concessione all’ideologia e alla politica socialdemocratica

(18 Marzo 2019)

scintilla

Di fronte allo sfruttamento intensivo dei braccianti immigrati e alla cancellazione dei diritti dei lavoratori, alla canea razzista e alle posizioni antiaborto, sentiamo spesso parlare di “ritorno al Medioevo” o di “Medioevo prossimo venturo”.

Sono soprattutto le “anime belle” della sinistra borghese, gli intellettuali riformisti, ad evocare il “nuovo Medioevo” per cercare di dare un significato alla trasformazione reazionaria dello Stato e della società che procede sotto la spinta dei settori più aggressivi e antioperai della borghesia.

I rivoluzionari proletari criticano queste frasi fatte e altre espressioni come “cittadini schiavi”, “finanza monarca assoluto” ecc., che sono storicamente e politicamente false e aprono la porta a gravi errori politici.

Il concetto di “ritorno al Medioevo” impedisce un’esatta comprensione del periodo storico e dei fenomeni politici che il stiamo vivendo, distorce completamente la natura e il carattere di classe delle forze che sono le fautrici della reazione più nera.

Il dilemma che abbiamo davanti a noi non è tra un capitalismo che regredisce verso il Medioevo e un capitalismo progressivo e illuminato.

Il capitale monopolistico finanziario non torna al periodo precedente la rivoluzione borghese, non va verso un modo di produzione feudale, ma compie un’evoluzione inesorabile verso moderne forme antidemocratiche e autoritarie che servono a prolungarne la sua sopravvivenza.

Guardiamo alla grande fabbrica: il “nuovo medioevo” è supportato dai più moderni mezzi di produzione, dall’informatica, dalla robotica, che sono nelle mani del grande capitale, non delle forze medioevali; gli amministratori delegati non sono feudatari che sfruttano le masse contadine, ma “ufficiali superiori” del capitale che spremono come limoni gli operai.

Non vi è dunque una retrocessione ad un regime pre-capitalistico, ma un dispiegarsi dei fenomeni tipici dell’imperialismo, che è capitalismo agonizzante e in quanto tale genera reazione e barbarie su tutta la linea.

Chi parla di “ritorno al Medioevo” vuol far dimenticare agli operai che la lotta per la rivoluzione sociale, la lotta per abbattere il regime capitalistico e costruire la società socialista è il compito che la storia assegna al proletariato.

Questo è il solo contenuto possibile della lotta contro la reazione dilagante.

Chi cerca di impressionare i lavoratori con la formula del “ritorno al Medioevo” vuole assegnare alla borghesia “illuminata” una funzione salvifica che essa ha irrimediabilmente perso. Vuole negare la funzione dirigente del proletariato nella lotta di tutti gli sfruttati e tutti gli oppressi contro l’intera classe borghese, per una nuova società.

I socialdemocratici sono specialisti in questo tipo di inganni, che servono a cancellare tesi politiche fondamentali e a rifarsi un’immagine “progressista” (un esempio è Zingaretti, il malgovernatore filosionista, ora segretario PD, che spesso si riempie la bocca con il “salto all’indietro nel Medioevo”).

Non è possibile fare alcuna concessione all’ideologia, alle tesi, alle formule della socialdemocrazia e dei riformisti, pena cadere nell’opportunismo e in deviazioni di destra.

Ad essere all’ordine del giorno in Italia non è una rivoluzione democratico-borghese, ma la rivoluzione socialista.

Dalla profonda crisi italiana non si esce con il nazionalismo neoliberista, ma con il proletariato che si eleva a classe dominante per dirigere l’intera società.

Il dilemma oggi si presenta in questi termini: dittatura aperta del grande capitale o dittatura rivoluzionaria del proletariato.

Da Scintilla n. 97, marzo 2019

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