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(7 Aprile 2011) Enzo Apicella
A due anni dal terremoto, nonostante le promesse di Berlusconi, L'Aquila è ancora un cumulo di macerie

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CONTRO LE STRAGI IMPUNITE
LE VITTIME DELL’AMIANTO E DEL PROFITTO SCENDONO IN PIAZZA

(28 Aprile 2019)

Sul corteo svoltosi il 27 aprile a Sesto San Giovanni

corteo a sesto san giovanni

Un corteo molto partecipato di lavoratori e vittime delle stragi del profitto si è snodato in lungo serpentone e ha percorso le vie della città per ricordare tutti i lavoratori e i cittadini assassinati per il profitto, rivendicando giustizia per tutte le vittime dell’amianto e del profitto.

Il corteo, accompagnato come sempre dalla Banda degli Ottoni a Scoppio, è partito dal Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” di via Magenta 88, Sesto San Giovanni ed è arrivato fino alla lapide di via Carducci posta dagli operai della Breda nel 1997 sul territorio dove una volta sorgeva la storica fabbrica, da anni chiusa, che ha lasciato una lunga scia di morti e malati fra gli ex lavoratori e la popolazione. Al corteo erano presenti, oltre ai famigliari degli operai morti, e ammalati, delegati RLS e cittadini organizzati nel Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Presenti con il loro striscione anche i famigliari della strage ferroviaria di Viareggio (32 morti bruciati vivi nelle loro case) a causa del deragliamento di un treno carico di sostanze infiammabili), l’Associazione Italiana Esposti Amianto, Medicina Democratica, rappresentanti dei sindacati Sicobas, SGB rappresentanti delle vittime e RLS del Veneto.

Davanti alla lapide con la scritta A PERENNE RICORDO DI TUTTI I LAVORATORI MORTI A CAUSA DELLO SFRUTTAMENTO CAPITALISTA ORA E SEMPRE RESISTENZA, posta dai COMPAGNI DI LAVORO DI SESTO SAN GIOVANNI nell’aprile 1997, ha preso la parola il presidente del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio Michele Michelino, che ha ricordato gli ultimi tre compagni morti nei mesi scorsi; Ettore Zilli ex operaio Pirelli deportato nei campi di sterminio nazisti, Mario Amiranda, operaio di una ditta di autobus morto a 53 anni e l’ex ‘bredino’ Nicola Turano.

Michelino ha denunciato che “in questa società dove l’unico diritto riconosciuto e quello del profitto a cui tutti gli altri diritti sono subordinati, gli operai sono trattati come carne da macello, usati spremuti. Sfruttati e gettati via quando si ammalano e non servono più a valorizzare il capitale”. E ancora ha ricordato “la rabbia che si prova quando si assiste impotenti alla devastante e dolorosa morte per mesotelioma o altri tumori derivanti dall’amianto e dalle sostanza cancerogene respirate in fabbrica e nei luoghi di vita”.

Ad oggi i morti sul lavoro del 2019 sono oltre 400: questo è il costo dello sfruttamento, un vero bollettino di guerra in un paese che si definisce “democratico”, dove c’è una guerra non dichiarata fra capitale e lavoro, con i morti solo da parte operaia. Le lotte operaie e proletarie popolari hanno contribuito a far istituire dal 28 aprile 2003 dall'Organizzazione Internazionale sul Lavoro la giornata mondiale contro l'amianto, i morti sul lavoro e per la sicurezza, per sensibilizzare datori di lavoro e istituzioni, ma nonostante le chiacchiere e le lacrime di coccodrillo dei governi e delle Istituzioni padronali e sindacali, gli operai continuano a morire nell'indifferenza aspettando una sicurezza e una "giustizia" che non arriva mai.

Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

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