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Ventiquattro ore senza di noi

Ventiquattro ore senza di noi

(1 Marzo 2010) Enzo Apicella
Sciopero generale dei lavoratori migranti

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Solo fumo e niente arrosto

(29 Aprile 2019)

immigrazione come processo libro 2

In merito ai candidati immigrati che vedo qua e là e per i quali nutro seri dubbi voglio esprimere le mie preoccupazioni. Non ho niente nei confronti di questi immigrati che hanno avuto il coraggio di candidarsi, e già per questo hanno tutto il mio rispetto e sostegno, ma ho seri dubbi sui partiti che gli stanno dietro. Sono decenni che la sinistra italiana non riesce, o non vuole, inquadrare il processo migratorio all'interno della contraddizione tra capitale e lavoro, e senza fare questo importante passo, penso che qualunque buona intenzione rimanga solo tanto fumo e niente arrosto.

In merito alla questione vi copio un pezzo del libro scritto da mio padre Edgar per capire meglio la questione:

In Italia ma anche negli altri paesi dell’Unione Europea i tre tipi di lavoratori che abbiamo richiamato prima, ovvero italiani, comunitari e non comunitari, se non vogliono continuare a essere selvaggiamente sfruttati, si devono unire.
Costruire questa unità sarà possibile solo eliminando il peso dei nazionalismi, portando i lavoratori a guardarsi fra loro solo come operai, tutti ugualmente senza diritti. L’esperienza di lotta delle persone immigrate in Italia - che hanno trovato l'unità nella mancanza dei diritti, al di là dei nazionalismi, delle lingue, delle religioni, dei costumi e delle culture va sviluppata. Va esperimentata e teorizzata nel futuro del mondo capitalistico globalizzato. Vanno riprese le parole d’ordine del 1° Maggio 1886, va elevata la coscienza al cambiamento del mondo politico come unica soluzione allo sfruttamento, mantenendo alta l’esigenza di riconquistare i diritti persi.
Purtroppo in Italia non c’è una base intellettuale che stia dalla loro parte. Addirittura all’Università s’insegna che non c’è più la classe lavoratrice, che la lotta di classe è un ricordo del “sogno marxista”, che il proletariato industriale non trasforma più la
materia e quindi non è il solo a produrre plusvalore. Che adesso la “rete”, il web, genera più profitto. Oggi il “dopo lavoro” si esercita davanti alla televisione o entrando nel mondo della “rete” insieme a coloro che pensano di cambiare la realtà socio economica con il magnifico funzionamento della “rete” stessa.

Gli “amici degli operai”, che sarebbero chiamati a far nascere l’unità, sono così rinchiusi dentro la loro teoria che non scendono in campo, e sia nella forma che nei contenuti non attraggono più gli operai.
Slogan, piattaforme e programmi possono anche essere meravigliosi, ma non hanno senso se rimangono nelle “rete” e non arrivano alla gente normale. Non servono se non scendendo nelle piazze, nei mercati rionali, nei posti di lavoro. I politici populisti della Lega o quelli emergenti del Movimento 5 stelle dimo-strano che stabilire un rapporto diretto, personale e umano con le persone paga sempre. Con i loro metodi senza bisogno di aver letto il Capitale, il Manifesto del Partito Comunista e senza conoscere Lenin, Stalin, Trotzki, Mao, Bordiga o Gramsci i“politici delle piazze” convincono e guadagnano consensi.
L’unità di classe per l’emancipazione dell’umanità, nell’epoca dell’Imperialismo, sarà strettamente legata alla lotta per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici immigrate, i quali saranno il punto di congiunzione dell’uomo contro il capitale.

Zaria Galiano - Comitato Immigrati in Italia

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