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CONTRO OGNI SOVRANISMO,
DIFESA DI CLASSE INTERNAZIONALISTA

(2 Maggio 2019)

Editoriale del n. 76 di "Alternativa di Classe"

vistisen

A. Vistisen, Presidente della sezione giovanile del Partito del Popolo Danese

All'Hotel Gallia di Milano (dove fino a qualche anno fa si svolgeva il calciomercato...), Lunedì 8 è nata la “Alleanza europea dei popoli e delle nazioni (EAPN)”, capitanata dal Ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, che ne è il Coordinatore, al termine di un vertice intitolato “Verso l'Europa del buonsenso! I popoli alzano la testa”. La nuova coalizione è espressione di un rimescolamento di carte all'interno della destra in Europa, anche in chiave elettorale rispetto alle prossime elezioni del 26 Maggio.
Erano quattro i “moschettieri” presenti a Milano: accanto a Salvini, il promotore (insieme alla assente M. Le Pen, Segretaria del Rassemblement National francese), si sono trovati O. Kotro, in rappresentanza del Partito dei Veri Finlandesi, A. Vistisen, Presidente della sezione giovanile del Partito del Popolo Danese, e J. Meuthen, portavoce federale del partito “Alternativa per la Germania (AfD)”. Su quest'ultimo partito è interessante la curiosità che sia stato proprio L. Di Maio ad accusare la Lega di M. Salvini di allearsi con i “negazionisti” dell'Olocausto ebreo della II° Guerra Mondiale, quando AfD ha fatto finora parte dello stesso gruppo europeo di cui fa parte il Movimento 5 Stelle: quello dei conservatori “euroscettici” (in sigla ECR)!...
Tra i partiti nazionalisti e sovranisti presenti in Europa vi sono diverse differenze, e sono perlopiù legate, ovviamente, alle diverse specificità nazionali. Sono riusciti, comunque, a stendere un “manifesto” comune “a maglie larghe”, fatto di riaffermazione delle comuni radici cristiane e, quindi, lotta all'immigrazione, di supremazia delle leggi e identità nazionali sulle direttive europee, con autonomia delle politiche economiche nazionali. Un cocktail dal futuro incerto, come perfino A. Tajani, di Forza Italia, lo ha bollato...
E' la dimensione europea, ormai imprescindibile per la mondializzazione del capitale, ad obbligarli, in modo innaturale per loro, a ricercare improbabili coordinamenti, per poi essere più forti nel concludere alleanze più larghe dopo le elezioni. Semplicemente ridicola è stata, infatti, la polemica tra G. Meloni, Segretaria di “Fratelli d'Italia”, e lo stesso M. Salvini sulle “alleanze europee”, quando la prima rivendicava il “sovranismo”, facendolo inserire anche nel simbolo elettorale, e tacciava la Lega di “populismo”, ed il secondo rispondeva “...che gli altri devono andare all’estero per cercare alleanze”, mentre “la Lega invita in Italia altri movimenti europei...”.
La critica che, da “sinistra”, si sente fare più frequentemente a questa rinnovata destra è quella che sarebbe portatrice di un ritorno al passato, a quel buio passato che, in Italia, si è chiamato fascismo. In una parte delle formazioni di destra esistono effettivamente richiami, più o meno espliciti, a simboli ideologici e politici del fascismo storicamente dato. Ma non è certo questo ad avere avvicinato oggi grandi masse alle destre!...
Lo è stato, semmai, la siderale distanza tra esigenze proletarie che non ricevevano alcuna risposta, ma anzi si allargavano anche ad altri ceti impoveriti, e la politica proprio di chi veniva individuato, a torto o a ragione, come ”sinistra” agli occhi di queste masse... I governi a guida P.D. hanno sostenuto il capitale, attaccando a fondo le condizioni proletarie, sia in termini di salario che di occupazione. Prova ne sia il fatto che i “provvedimenti sociali” promessi dai due partiti oggi al governo in Italia, Movimento 5 stelle e Lega, erano proprio il “reddito di cittadinanza” e la “quota 100” sulle pensioni, che andavano a rispondere sia all'aumento della disoccupazione e della povertà, che al rinvio “sine die” dei pensionamenti, col meccanismo della Legge Fornero della “speranza di vita”.
Ancora oggi, in assenza di forze politiche con le carte in regola per evidenziare la distanza fra le “montagne” promesse ed i “topolini” partoriti sul piano sociale, la propaganda governativa, soprattutto quella leghista, si è rivolta contro l'immigrazione, un tema poco costoso e molto “remunerativo” in termini elettoralistici, dopo che per lunghi anni nessuno ha contrastato le falsità su di essa, peraltro diffuse a piene mani da destra, ma non solo, e gradite al capitale per gli effetti di divisione del proletariato, che hanno sortito.
Sull'onda dell'opposizione internazionale al “terrorismo islamico”, a suo tempo sostenuto e foraggiato proprio dal capitalismo occidentale, i media mainstream hanno diffuso a livello popolare la psicosi della “infiltrazione terroristica” in occidente, quando invece la “multiculturalità” è ormai da tempo un dato di fatto nelle metropoli imperialiste. Da tutto ciò “l'assist” a xenofobia e razzismo era stato fatto, ed una percezione popolare incline alla svolta a destra era pronta. Se vi aggiungiamo la Brexit e l'ascesa di Trump in USA, come risposte politiche di stampo “protezionista” del capitale al crescere della concorrenza imperialista, soprattutto da parte dei BRICS, nel mondo, i termini generali dell'ascesa risultano chiari.
Proprio in Italia poi, a differenza dal resto d'Europa, la Lega di Salvini sta rischiando di riuscire a coagulare intorno a sé i consensi necessari ad una compiuta svolta. E, come giustamente afferma il “Capitano”, non sono certo i riferimenti mussoliniani, per quanto egli non li disdegni (in chiave di concorrenza alla destra storica...), a renderlo “vincente”. Nonostante le critiche, continua a mostrarsi il più possibile in pubblico, sfruttando spregiudicatamente la sua posizione istituzionale, in vesti populiste ed accattivanti, per far parlare di lui, badando a cavalcare tutte le occasioni che gli si presentano per mostrarsi in sintonia, adeguandosi, con il “comune sentire” rintracciabile sui “social” del web, senza alcuna concessione alla “etichetta”, consona ad un politico professionista, ma ormai, comunque, invisa a troppi...
A dare una mano all'affermazione delle tendenze di destra sul piano sociale non sono state poi solo le complicità sindacali confederali di tutti questi anni di crisi economica, né solo le politiche “progressiste” dei governi di centro-sinistra, volte a privilegiare a qualsiasi costo sociale i fatidici investimenti... L'impotenza di un certo ceto politico della “sinistra radicale”, spesso orfano di poltrone parlamentari, e che da tempo ha abbandonato la via maestra della lotta di classe per dedicarsi a cervellotiche analisi su aspetti sovrastrutturali, è sfociata in contrapposizioni e/o sintesi fra visioni comunque nazionaliste, forse buone per ripescare il vecchio schema della “conquista del potere statale”, ed altre di “alleanza fra popoli europei”, sia pure contro la “troika”. Da qui il “sovranismo” di sinistra. Oltretutto, a fare da contraltare all'europeismo “stile P.D.”.
Per i “compagni sovranisti”, il primo nemico non è in casa nostra, ma a Bruxelles (l'Unione Europea), e la principale iattura sarebbe stata l'introduzione della moneta unica, l'Euro, al posto della rimpianta Lira italiana... Ogni alleanza andrebbe loro bene, se si tratta di “colpire” la UE. Di qui anche alcune simpatie verso il Movimento 5 stelle, che, nonostante il Governo Conte, tardano ancora ad essere messe da parte (magari perché “C'è l'On. Fico di sinistra...” ). Spesso si tratta di forze di origine staliniana, da sempre inclini ad una visione da “socialismo nazionale”, oppure di forze minori, che magari ancora vaneggiano di una lontana “patria socialista”, oppure cui è rimasta cara la geopolitica “socialista” campista, per la quale, pur di essere sempre prima di tutto contro gli USA, oggi si può abbracciare perfino l'altro nascente blocco imperialista, rappresentato dai BRICS...
Se in passato l'antifascismo, inteso come alleanza anche con partiti borghesi pur di battere il fascismo, ha portato anche forze di origine proletaria alla subalternità nei confronti della borghesia nazionale, oggi, che non si può certo più parlare di fascismo tout court, indirizzare una lotta di contrapposizione sociale prima di tutto contro il “fascio-leghismo” in quanto tale, ha ancora meno senso. Certamente è ancora possibile da parte del capitale, in Italia o altrove, una scelta congiunturale ancora più “a destra” del Governo Conte, ma ciò che va difeso sono sempre le condizioni di vita e di lotta dei proletari. E' l'unico punto di partenza, e su tale base va costruita l'unità proletaria, che, più che mai, non può non tendere al piano internazionale.
Questo Governo sta attaccando le lotte dei proletari con repressione e criminalizzazione, sostenute dal Decreto Salvini, da nuovi teoremi giudiziari, da concreti provvedimenti governativi che continuano a trasferire risorse verso il capitale, da un clima di divisione e di paura. Il prossimo governo non si muoverà diversamente in base al suo colore politico o alle sue inclinazioni più o meno europeiste, ma in relazione alle risposte padronali a loro necessarie per contrastare la loro crisi, ed ai rapporti di forze che i proletari riusciranno a mettere in campo. Ed ai comunisti il compito di fare chiarezza sul fatto che, con questo sviluppo di forze produttive, l'obiettivo non potrà più essere l'unione di “patrie socialiste”...

Alternativa di Classe

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