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elezioni europee
LA LOGICA INTERNA DEI FATTI

(29 Maggio 2019)

cresce l'astensionismo

“ I fatti hanno una loro logica interna,
anche se il pensiero si ostina a non riconoscerli fino all'ultimo minuto.
Esso scambia la propria limitatezza presuntuosa per una lucidità superiore.
Povero pensiero!
Finisce sempre per sfracellarsi contro il muro dei fatti.
I grandi avvenimenti si creano all'intersezione di grandi cause.
E queste ultime, indipendentemente dalla nostra volontà,
si formano nel corso della nostra esistenza sociale.
E qui sta la loro forza insormontabile.
Noi non facciamo gli avvenimenti.
E' già tanto se li prevediamo.”


LEV TROCKIJ - “Sul tempo psicologico” - 1908

elezioni europee
LA LOGICA INTERNA DEI FATTI

Se ce n'era bisogno, anche l'ultima tornata elettorale europea conferma che la forma propria di movimento del blocco continentale è contraddittoria, sottoposta allo stop and gò di spinte centrifughe sovraniste ed euroscettiche che crescono ma non hanno maggioranze capaci di ribaltare la “logica interna dei fatti”.
Una logica non scelta nemmeno dai padroni europei, ma costretta, obbligata dall'aumento e dalla stazza dei competitori sul mercato mondiale, moltiplicatosi dopo il crollo dei regimi dell'est ed entrati in rotta di collisione con la crisi del 2008.
E' una logica “insormontabile” che si tinge del caleidoscopio delle ideologie politiche del momento, da quella delle'”radici cristiane dell'Europa” a quelle dell'”Europa che protegge” a quelle altre dell'”Europa sovrana” arbitro nella lotta tra il protezionismo Trumpiano e la “globalizzazione accelerata” Cinese.
Una logica “insormontabile” che produce anche i suoi “nemici” pericolosi ma non mortali, come il sovranismo della paura xenofoba ed il populismo della difesa proprietaria.
Una logica “interna”, intima, un moto proprio risultante di forze diverse ed a volte contrarie, che però può muovere soltanto in una direzione, quella della ristrutturazione Europea e del suo adeguamento alle sfide di un mondo ormai pieno di giganti dove le piccole patrie non trovano piu' spazi né profitti.

NON VOTARE SERVE, MA NON BASTA.

L'astensionismo si conferma essere, seppure in leggera flessione in Europa ma non in Italia, dato di massa e di classe tanto diffuso ed endemico quanto strutturale, perfettamente riassorbibile nei processi di sveltimento e funzionalizzazione della formazione economico sociale della democrazia borghese.
L'astensionismo, incosciente e disorganizzato com'è, pur essendo spesso il “1° partito”, e pur esprimendo comunque un elemento di rifiuto della delega e di critica della truffa parlamentare, viene compatibilizzato con le nuove forme di dominio di classe, capaci di fare a meno anche delle proprie vecchie regole ed architetture costituzionali e giuridico-legali.
Di converso, nel piccolo cielo elettorale spesso “di minoranza” assistiamo alla velocizzazione della fibrillazione politica, figlia della mobilità di gruppi sociali piccolo e medio borghesi orfani di privilegi e welfare.
Un'altro fatto concreto alla base di rapide ascese e di altrettanto rapidi crolli di gruppi e coalizioni politiche e governative improvvisate, frutto dell'insipienza personale come della “democrazia urlatrice” di social e mass media.

VENTI EUROPEISTI & SPIFFERI SOVRANISTI.

I primi risultati elettorali non hanno impennato lo spread Italico aumentato a 270 dai 267 di venerdi', mentre le borse Europee ripartono positive a fronte dell'affermazione senza exploit dei partiti euroscettici contenuti dalle forze moderate ed europeiste.
Nel resto della Ue i sovranisti sono cresciuti al di sotto delle attese, con l'eccezione del raggruppamento nazionale di Marine Le Pen in Francia, dell'”eccezione” tutta autoctona di Orban in Ungheria, e di Salvini che in Italia riesce a conquistare quasi un terzo dell'elettorato.

ITALIA :STELLE CADENTI & LEGHE VOLANTI.
Tra i 2 litiganti Zingaretti gode!

Stando ai dati ancora provvisori, la Lega si è affermata come primo partito con il 34% delle preferenze, il Movimento 5 Stelle è crollato attorno al 17% ed è stato superato dal Pd, risalito al 22,7%.

Un rimescolamento di carte che ridimensiona il peso parlamentare del governo aumentandone la probabile litigiosità, e che apre a nuove ipotesi di coalizione segnate da un possibile nuovo bipolarismo.
Un risultato figlio probabilmente della delusione dell'elettoralto grillino che ha scelto l'astensione in massa aumentandola del 3%, e dello scatto di reni di un nord tanto integrato in Europa quanto prigioniero del Salvini pensiero.

L'astensionismo ancora in crescita, e caratterizzato da una forte composizione di classe, ci consegna una situazione ricca di stimoli all'azione rivoluzionaria, fatta di chiarezza ma anche di intervento profondo e quotidiano.
Una possibilità concreta ed attuale difficile da affrontare con forze ridotte e spesso scoordinate.
Una chance che, però, non prevede sconti, né rinvii.

Pino

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